giovedì 17 Giugno 2021

Solo insieme si riparte, intervista all’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi

“Le cose sono molto cambiate, non possono essere ricostruire come erano prima. Noi siamo cambiati dentro e siamo cambiati fuori: un anno e più di pandemia ci ha posto tante domande, dobbiamo affrontarle”. Sono le parole del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, intervistato dal direttore di Radio Immagina, Andrea Bianchi.

“Dobbiamo volere molta vita, molto futuro – spiega Monsignor Zuppi – banalmente dobbiamo pensare a chi viene dopo di noi. Bisogna ricostruire una rete di solidarietà e per farlo ci vuole serietà. Molte volte difendiamo solo l’esistente: bisogna avere la robustezza di pensare al di là del presente e del contingente. Anche perché – aggiunge – quando il disagio sociale non trova chi lo interpreta, allora è molto più strumentalizzabile e quindi molto più pericoloso. In questa situazione di emergenza, c’è bisogno di uno scatto”.

A partire da un utilizzo avveduto delle risorse che saranno a disposizione del nostro Paese: “I giovani, la battaglia contro il precariato, contro tutti i caporalati sono la priorità. Poi c’è il tema della difesa dell’ambiente, non più rinviabile. E ancora, gli investimenti nel mondo della cultura e un deciso cambio di passo dal punto di vista della ricerca e dello sviluppo, affinché i nostri giovani non siano più costretti ad andare all’estero in cerca di fortuna”.

A proposito di fragilità, non si può non pensare a chi ogni giorno è costretto a lasciare la propria casa e il proprio Paese per avere un futuro migliore: “Le immagini che abbiamo visto nei giorni scorsi, i corpi di quei bambini soli e abbandonati – afferma l’arcivescovo di Bologna nel corso della conversazione con il direttore di Radio Immagina, Andrea Bianchi – devono essere un monito per tutti noi. Vedere quei corpi così soli e abbandonati è davvero inaccettabile. Non è un problema né politico, né religioso: è una cosa che va ben al di là di tutte quelle che sono le nostre categorie. Anche in questo caso ci vuole serietà: non si tratta di dire ‘tutti dentro o tutti fuori’, si tratta di affrontare la questione con serietà”.

In questo senso, conclude Zuppi, “il vero prezzo che pagheremo per i ritardi sulla cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri è la perdita di futuro. Sicuramente ci arriveremo, perché la storia fa sempre il suo corso, ma dobbiamo imparare a gestire i fenomeni, non a subirli”.