giovedì 9 Dicembre 2021

“Squid Game è un pericolo per i bambini”. Giuliano Giubilei intervista Adelia Lucattini

La psicanalista Adelia Lucattini, esperta in problema dei bambini e degli adolescenti, analizza la serie tv coreana campione di ascolti “Squid Game”.

“I bambini – dice esplicitamente la dottoressa – non dovrebbero vederla perché il programma si basa su immagini, contenuti, messaggi che i piccoli non hanno la capacità di interpretare. La presenza di giochi adatti all’infanzia trasformati in modo cruento costituisce un ulteriore motivo di pericolo perché i bambini sono tentati di riprodurli anche con modalità violente, come è già stato segnalato anche in Italia.

Non va sottovalutato nemmeno il fatto che i bambini non possono leggere i sottotitoli, quindi vedono e capiscono solo quello che trasmettono loro le immagini. Anche la recitazione è fuorviante: gli attori adottano una recitazione molto teatrale, quasi caricaturale, fanno espressioni e mimiche facciali che siamo abituati ad associare a momenti divertenti e invece qui siamo di fronte a episodi di sangue particolarmente cruenti.

Al fondo di questa serie c’è una cultura, e anche frammenti di una religione, che è molto lontana dalla nostra sensibilità e dalla capacità soprattutto dei piccoli di trovare degli elementi positivi nel racconto. A differenza di praticamente tutti i film o le serie pensate e prodotte in occidente che aderiscono alla nostra cultura, non c’è un solo personaggio positivo nella storia; anche le vittime sono dipinte in negativo (hanno rubato soldi agli amici, hanno perso tutto al gioco, ecc.). Per nessuno, nè per le vittime nè per i carnefici, c’è possibilità di riscatto.

Quindi sarebbe meglio che i bambini non la vedano – conclude la dottoressa -. Se proprio questo risulta impossibile è necessario che i genitori stiano con loro e spieghino che è tutto finto, che davanti a loro ci sono solo degli attori, che il sangue è finto. Insomma che è tutto una finzione. Sembra banale a noi, ma per i bambini non lo è”.