Il caso Djokovic, tra ideologia e ipocrisia

Con il responsabile Sport del Pd Mauro Berruto e, in collegamento dall’Australia, il collaboratore di tennisfever.it Stefano Maffei.

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“Buon anno! Auguro salute, amore e rispetto a tutti gli esseri che abitano questo meraviglioso pianeta. Io sto partendo per l’Australia con un’esenzione medica. Fatti avanti, 2022!”. Con questo messaggio affidato al suo account Instagram, Novak Djokovic, il numero uno del circuito tennistico professionista, ha posto fine ad una telenovela che si protraeva ormai da mesi.

Al centro della scena c’era ovviamente lui, il serbo, e la sua conclamata ostilità alla vaccinazione anti-Covid. Una posizione che, sulla carta, gli avrebbe impedito di prendere parte al primo torneo stagionale del Grande Slam, gli Australian Open, che si disputano in un Paese dove vige l’obbligo vaccinale per chi arriva da fuori – obbligo che è stato fatto rispettare a quasi tutti i tennisti che prenderanno parte al torneo – e in una città che viene da 262 giorni di lockdown.

Ebbene, a porre fine a questa assurda vicenda non è arrivata la decisione di Djokovic di vaccinarsi, ma bensì un’esenzione medica. Un fatto che sembra quanto meno anomalo visto che parliamo di un’atleta che corre per diventare il tennista più vincente di tutti i tempi e che da anni domina il circuito insieme a Roger Federer e Rafael Nadal.

A cura di Stefano Cagelli

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