lunedì 26 Settembre 2022

Non vogliamo la Luna. I Patti Educativi di comunità come politica ordinaria di contrasto alla povertà educativa

La povertà assoluta minorile e la conseguente povertà educativa sono diventate nel nostro paese un’emergenza sempre più grave. La percentuale di minori in povertà assoluta è triplicata in 10 anni, passando dal 3,7% del 2008 al 12,5% del 2018, arrivando al 13,5% nel periodo pandemico. Con la povertà assoluta è aumentata la povertà educativa. Per contrastarla in molti contesti si sono sviluppati dei “patti educativi” che attivano processi condivisi tra tutti gli attori della comunità educante tesi a rafforzare e valorizzare la scuola pubblica, in un’idea di scuola che si lascia attraversare dal territorio e che per questo sa progettare l’offerta educativa proponendola come responsabilità pubblica e collettiva.

Il Forum Disuguaglianze Diversità e la rete EducAzioni propongono dunque che i Patti Educativi di Comunità diventino uno strumento ordinario di policy per il contrasto alla povertà educativa, attraverso una sistematizzazione dei provvedimenti e delle procedure amministrative già esistenti, prevedendo specificatamente :

1. un sistema di governance integrata che favorisca e metta a sistema la collaborazione tra i soggetti della comunità educante, primi fra tutti scuole, comuni e terzo settore, e che includa i ragazzi e le ragazze come protagonisti attivi nella definizione delle politiche che li riguardano. Il sistema di governance potrebbe articolarsi in una cabina di regia con funzioni di indirizzo e orientamento, composta da dirigenti ministeriali, rappresentanti degli organi consultivi e degli attori dei Patti, esperti tematici ed enti di ricerca; tavoli di coordinamento e/o agenzie educative regionali presso gli ambiti territoriali previsti dalla Legge 328 o presso gli Uffici Scolastici Regionali, tavoli di coordinamento a livello comunale, con il compito di promuovere e accompagnare la costruzione dei Patti Educativi e di declinare, attraverso gli strumenti della co-programmazione e della co-progettazione, l’uso delle risorse a livello locale.

2. un cambio di paradigma nelle procedure e negli strumenti di erogazione delle risorse finanziarie: dal bando competitivo ai percorsi di co-programmazione e co-progettazione, per accompagnare percorsi che consentano di trasformare in ordinario quello che oggi è straordinario, anche in direzione della valorizzazione delle esperienze già realizzate e anche con interventi individualizzati per accompagnare ragazze e ragazzi e le loro famiglie nel tempo extra-scolastico.

3. un rafforzamento delle risorse a disposizione dei Patti Educativi attraverso la costituzione di un fondo nazionale ordinario per i Patti educativi di comunità che agisca in sinergia con il Fondo Nazionale di Contrasto della povertà educativa.

4. il superamento della logica di finanziamenti disomogenei e legati a progetti declinati su un arco temporale annuale a favore di finanziamenti pluriennali.

5. la realizzazione e il sostegno ad esperienze collettive e cooperative di cura diffusa, investendo e responsabilizzando i servizi sociali territoriali, che devono essere parte integrante dei Patti Educativi. Non si tratta di “volere la luna” ma di partire da quello che si sta già facendo in molti territori, rafforzandolo e portandolo a sistema, tenendo in considerazione il “5°Piano di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva” (Osservatorio Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza) che include tra gli obiettivi delle politiche per l’empowerment “contribuire alla costruzione e al rafforzamento della comunità educante partendo dallo strumento del patto educativo di comunità”, richiamando esplicitamente gli Obiettivi di sviluppo sostenibile 4, 16 e 17 dell’Agenda 2030 dell’Onu. La proposta, frutto di un lungo percorso di confronto tra il ForumDD e i soggetti appartenenti alle Rete EducAzioni, può arricchirsi in questa sede e fare un passo ulteriore.

Le Agorà Democratiche ambiscono a essere uno dei più grandi esperimenti di democrazia partecipativa del Paese. Il modello delle Agorà Democratiche integra la dimensione fisica con quella digitale: dagli incontri tra persone emergeranno proposte concrete da discutere poi online sulla piattaforma.