lunedì 26 Settembre 2022

Retribuzioni giuste. La dignità del lavoro e del salario tra crisi e transizioni

In Italia c’è una grande questione salariale. C’era prima delle spinte inflazionistiche innescate dal rimbalzo post-Covid e dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russa di Putin. C’è a maggior ragione oggi, perché l’inflazione è una tassa su lavoratori e pensionati, soprattutto quelli con redditi bassi che vedono erodere il proprio potere d’acquisto (tanto più ora che colpisce soprattutto beni alimentari e prodotti energetici). L’inflazione rischia di allargare la forbice tra tutelati e non tutelati all’interno dello stesso mondo del lavoro, che già abbiamo visto acuirsi nella pandemia.

In Italia, siamo lontanissimi da uno scenario di spirale inflazionistica, di rincorsa prezzi-salari. Anche perché la corsa, negli ultimi trent’anni, è andata in direzione opposta. Rispetto al 1990 i salari reali in Italia sono diminuiti di quasi il 3%, contro un aumento dei grandi paesi del 20-30%. Questi numeri vanno ben oltre la questione della produttività, a cui peraltro gli investimenti del PNRR dovrebbero far compiere un salto significativo.

Dobbiamo intervenire per far crescere i salari più bassi, per superare il lavoro povero e precario, recuperare il potere d’acquisto eroso per rilanciare la domanda interna e migliorare la qualità della nostra economia. In questa agorà, e nelle successive che approfondiranno i diversi temi, discuteremo con le parti sociali un primo pacchetto di proposte:

I. Utilizzare la leva fiscale.

Estendere il taglio dei contributi per i redditi più bassi, con un forte impegno una tantum, per recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione dall’inflazione nel 2022. Detassare gli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali che coinvolgono oltre 6 milioni di lavoratori dipendenti.

II. Garantire “giuste retribuzioni”.

Una legge per riconoscere il valore erga omnes dei CCNL e introdurre norme sulla rappresentanza delle organizzazioni datoriali e sindacali per debellare i “contratti pirata”. Introdurre un salario minimo, seguendo il modello tedesco, nei settori a più alta incidenza di povertà lavorativa, con una soglia minima affidata alla proposta delle parti sociali ma che comunque rispetti i parametri della direttiva europea. Attuare l’estensione dell’equo compenso per i lavoratori autonomi, secondo i principi di inclusività tra professionisti iscritti agli ordini e professionisti associativi; universalità tra prestazioni convenzionali e non convenzionali, equità, responsabilità e partecipazione.

III. Combattere precarietà e mala occupazione, rendendo strutturale un vantaggio fiscale per le assunzioni a tempo indeterminato rispetto a quelle a tempo determinato.

Porre fine agli abusi di stage e tirocini nei confronti dei giovani che portano solo precarietà e sfruttamento e favorire l’apprendistato come avvio di un percorso verso il lavoro buono, come previsto dalla nostra riforma presentata in Parlamento. Anticipare l’applicazione sul piano nazionale della direttiva europea sui lavoratori delle piattaforme, riconoscendo i nuovi diritti nell’economia digitale.

IV. Ulteriori misure contro la povertà lavorativa e per il lavoro buono.

Favorire la cumulabilità tra sussidi e lavoro, introducendo degli in-work benefits nella riforma del Reddito di Cittadinanza. Estendere i meccanismi di condizionalità e di premialiatà lungo tutte le filiere degli appalti per favorire la buona occupazione (es. clausola assunzioni giovani e donne nel PNRR) e l’applicazione dei migliori contratti di settore (ed. edilizia).

Le Agorà Democratiche ambiscono a essere uno dei più grandi esperimenti di democrazia partecipativa del Paese. Il modello delle Agorà Democratiche integra la dimensione fisica con quella digitale: dagli incontri tra persone emergeranno proposte concrete da discutere poi online sulla piattaforma.