mercoledì 8 Luglio 2020

La Spagna approva “Ingreso Mínimo Vital”: appunti per l’Italia
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Lo scorso venerdì 29 maggio il governo spagnolo di Pedro Sánchez ha approvato un nuovo ammortizzatore sociale chiamato Ingreso Mínimo Vital (IMV). Non si tratta di una misura temporanea, come il Reddito di Emergenza italiano (REM), ma di un intervento strutturale volto a eliminare le sacche di povertà assoluta presenti in Spagna. Una proposta già avanzata dal PSOE per le elezioni del 2015 e che mira a riformare il sistema di prestazioni pubbliche a contrasto della povertà: oltre alle già esistenti misure regionali, che rimarranno comunque in essere, si introduce uno strumento più ampio, efficiente e valido su tutto il territorio nazionale.

L’IMV entrerà in vigore il 15 giugno e prevede un reddito fra un minimo di 5.500 e un massimo di 12.000 euro annui, a seconda della dimensione del nucleo familiare, erogato in 12 mensualità e cumulabile con altri tipi di prestazioni sociali, a favore di oltre 2 milioni di persone. Si prevede che oltre il 30% dei beneficiari siano minorenni.

In Italia, il Partito Democratico ha proposto una riflessione costruttiva sugli aspetti più controversi del Reddito di Cittadinanza (RDC) approvato dalla precedente maggioranza “giallo-verde”, proponendo ad esempio di rafforzare ed estendere il Reddito di Inclusione (REI) introdotto dal governo Gentiloni nell’agosto 2017. In questa direzione si è espresso di recente, proprio in questa sede, anche Alberto Ferrara a proposito dell’istituzione di un reddito universale.

Può essere utile, quindi, sottolineare alcuni punti della nuova normativa spagnola al fine di riavviare, e ravvivare, il dibattitto italiano sugli ammortizzatori sociali. E, in questo, ristabilire il ruolo del PD quale principale forza riformista e trasformatrice della società italiana.

Tre aspetti risultano particolarmente interessanti.

1. Il requisito della residenza: nell’IMV viene richiesto solo 1 anno, mentre nel RDC questo viene esasperato fino a 10 anni, dei quali 2 immediatamente anteriori alla presentazione della domanda. Il sussidio spagnolo risulta dunque molto più inclusivo rispetto a quello italiano, sia nei confronti degli “stranieri” residenti (come noi italiani iscritti AIRE) che dei cittadini spagnoli di ritorno dall’estero in condizioni di indigenza.

A questo proposito apprezziamo molto che nel REM, introdotto in maniera temporanea da questo Governo, tale requisito ingiusto ed arbitrario sia venuto meno. La questione, tuttavia, tornerà a porsi una volta cessato il REM.

2. La più marcata natura sociale dell’IMV rispetto al RDC. Innanzi tutto nei confronti delle vittime di particolari stati di oppressione quali, ad esempio, tortura, traffico di esseri umani, sfruttamento sessuale e violenza di genere. A queste persone si offre un canale d’accesso facilitato e una maggiore flessibilità dei requisiti (compreso quello già citato della residenza). È auspicabile che anche il governo italiano preveda l’introduzione di misure che rendano il RDC più adatto a contrastare queste forme di esclusione, che necessitano di un’attenzione speciale.

In secondo luogo, l’IMV agisce in modo particolarmente forte contro la povertà infantile assegnando la maggior parte del sostegno ai figli a carico. Una misura che pare andare in direzione opposta a una delle principali critiche mosse al RDC, ad esempio dall’Alleanza contro la Povertà, ossia quella di presentare una scala di equivalenza eccessivamente sbilanciata verso i single, a scapito delle famiglie numerose. 

Inoltre, l’IMV prevede incentivi all’assunzione differenti rispetto al RDC. Nel caso italiano all’azienda datrice di lavoro è data la possibilità di incassare tutta la quantità di sussidio non ancora consumata dalla persona beneficiaria una volta assunta. Un sistema che, anche in questo caso, rischia di creare effetti perversi: normalmente i disoccupati di lunga durata sono quelli che presentano le situazioni più problematiche, di maggior disagio, e con speciale bisogno di politiche di integrazione e formazione. Nel caso spagnolo questa “appropriazione” non è prevista: il sussidio rimane interamente nelle tasche del beneficiario. Si parla invece di un meccanismo (ancora da definire) chiamato sello social (un “timbro sociale”) a favore delle imprese virtuose, cioè di quelle che vorranno assumere beneficiari del sussidio e/o finanziare corsi di formazione.

3. L’inserimento nel mercato del lavoro. Uno degli aspetti più controversi del RDC, e apertamente criticato dal PD, è l’ingarbugliato sistema di navigators e piattaforma digitale che avrebbe dovuto incrociare domanda e offerta di lavoro in territori sempre più vasti man a mano che il beneficiario rifiuti eventuali offerte di impiego. I risultati di tutto questo, per ora, non sono confortanti. Non solo per via del ritardo con cui è partita questa fase di accompagnamento al lavoro, ma anche perché (dati Anpal al 31 gennaio 2020), circa 40mila beneficiari su oltre 900mila avrebbero trovato un’occupazione, quasi tutti senza l’assistenza dei navigators.

In Spagna tutto questo non è previsto: l’ammortizzatore sociale (l’IMV) è separato dalla questione delle politiche attive per l’accesso al mercato del lavoro. Anzi, esiste un’ulteriore novità sotto l’aspetto lavorativo: se un beneficiario di questa nuova prestazione sarà assunto da un’impresa, una parte del suo nuovo salario non sarà compresa nel calcolo del reddito familiare con cui si stabilisce l’accesso al sussidio e la quota a cui si ha diritto. Nelle intenzioni del governo spagnolo ciò dovrebbe garantire che alle persone che ricevono l’IMV convenga sempre continuare ad accettare e ricercare un posto di lavoro, perché ciò supporrà sempre un aumento delle proprie entrate.

Quali riflessioni possiamo trarre? Benchè non abbia ancora cominciato a funzionare, ci pare che nel complesso l’IMV sia più inclusivo ed equitativo rispetto alla legislazione italiana. Come ricordato, non solo si prefigge di fornire un sussidio costante, ma offre anche una maggiore attenzione alle fasce più vulnerabili della società, svincolando l’erogazione della prestazione sociale dalle politiche attive di ricerca del lavoro, ad esempio la formazione. E, al meno sulla carta, sembre un meccanismo meno farragginoso, più immediato e semplice. I prossimi mesi ci diranno se, effettivamente, si tratta anche di uno strumento efficiente e sostenibile.

Nel frattempo, visti anche i nuovi assetti europei, in cui Italia e Spagna sembrano finalmente tenere una linea d’azione comune, il PD e il governo italiano farebbero bene a tenere d’occhio quanto promosso dai nostri cugini spagnoli e del PSOE.


Francesco Cuccuini – assistente sociale, Presidente circolo PD “Sandro Pertini”, Madrid

Michele Testoni – professore IE University, Segretario circolo PD “Sandro Pertini”, Madrid

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