giovedì 22 Ottobre 2020

E se fosse la settimana lavorativa di 4 giorni a farci uscire dalla crisi?
E

Proprio in queste ore nel governo si sta discutendo sulle norme utili a un rilancio dei consumi e quindi della domanda. Tuttavia, i bonus temporanei non affrontano i nodi di una crisi che, ricordiamolo, era strutturale e precedente all’emergenza Covid-19. Per costruire un’economia più forte, sana e giusta non saranno sufficienti neppure i miliardi del Recovery Fund. Agli indispensabili investimenti è necessario affiancare una politica per un rilancio dei salari e della domanda interna.

Pochi giorni fa, proprio in questo spazio, il prof. Franzini ha messo in luce il legame tra alti livelli di diseguaglianza e bassa produttività, e questo è il nodo centrale da cui partire. Una misura necessaria per affrontarlo è la riduzione dell’orario di lavoro che deve avvenire a parità di salario, con l’obiettivo di arrivare alla settimana di 4 giorni. Si ridurrebbe la diseguaglianza, perché si trasferirebbero verso il lavoro importanti quote di reddito che oggi vanno a remunerare sproporzionatamente il capitale e i patrimoni. Verrebbe stimolata la produttività perché le imprese sarebbero spinte a investire in tecnologia1 infatti, come sosteneva Paolo Sylos Labini, quando non ti è possibile sfruttare oltre il lavoro, allora i neuroni cominciano a funzionare.

L’elenco dei benefici non si esaurisce certo qui. Il numero degli occupati aumenterebbe, come suggerisce l’evidenza empirica2. L’ambiente ne avrebbe un beneficio perché più tempo libero comporterebbe la possibilità di soddisfare i nostri bisogni in maniera più dolce, diminuendo l’impatto ambientale dei nostri consumi3. Si aprirebbe la possibilità di raggiungere una vera parità di genere: orari ridotti permetterebbero un ribilanciamento del tradizionale squilibrio che lascia sulle donne la gran parte del peso della cura della casa e dei figli, penalizzandole ingiustamente sul lavoro4. Infine la nostra salute, oggi più che mai sopra ogni cosa, ne gioverebbe perché orari prolungati ci rendono fisicamente e psicologicamente più fragili5.

Tutto ciò rende evidente che la settimana di 4 giorni a parità di salario contiene in sé la capacità di trasformare l’intera società, non solamente la nostra economia. Liberare tempo dal lavoro significa guadagnare tempo di libertà, dischiude la possibilità di sottrarci alla logica che ci vuole sempre impegnati a produrre o consumare.

Proprio questa trasversalità dei benefici implica un potenziale inespresso nel campo della costruzione del consenso. Attorno al discorso sul tempo è possibile aggregare una maggioranza molto ampia. È una misura che risponde a chi chiede più tempo per le relazioni umane e la famiglia, a chi si batte per una società che sfrutti meno intensamente l’ambiente, a chi è prostrato da un lavoro che odia, a chi trova assurdo dover scegliere tra lavoro e figli.

Naturalmente non è un tema nuovo. Il dibattito sulla riduzione dell’orario di lavoro è come un torrente carsico che scorre sotto di noi: periodicamente riemerge, viene messo in luce questo o quel beneficio, ma poi si inabissa nuovamente. Eppure già oggi esiste un’ampia maggioranza potenzialmente favorevole, come per esempio in Gran Bretagna, dove il 63% della popolazione è a favore della settimana di 4 giorni6.

Ma come sempre, per dirla con Nenni, le idee camminano con le gambe degli uomini e oggi ciò che manca è proprio qualcuno che abbia il coraggio e la lungimiranza di spendere il proprio capitale politico a sostegno di un’idea che forse può apparire utopica ma che è in realtà molto più solida e concreta di quanto potremmo esser portati a credere.

1 https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/riduzione-dellorario-di-lavoro-come-politica-industriale/

2 https://academic.oup.com/cje/article-abstract/25/2/209/1729807

3 https://www.peri.umass.edu/publication/item/503-reducing-growth-to-achieve-environmental-sustainability-the-role-of-work-hours-thomas-weisskopf-festschrift-conference-paper

4 https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S027795361730031X

5 https://www.jstage.jst.go.jp/article/jhe1972/30/1-2/30_1-2_197/_pdf/-char/en

6 https://autonomy.work/portfolio/4dayweekpolling/

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1 COMMENTO

  1. Non vorrei sbagliare, ma credo fosse Andreotti a parlare dell’OTTIMANA: settimana di 8 giorni lavorativi in cui ciascuna persona, in modo alternato, lavora 4 giorni e 4 giorni riposa. Questo consentirebbe:
    – alle persone che hanno già un impiego: di avere più tempo libero a fronte di una minima riduzione di stipendio (riduzione equivalente a 1 giorno a settimana in meno di lavoro)
    – ai disoccupati: di coprire gli altri 4 giorni e trovare quindi un lavoro
    – alle imprese, di avere una produzione senza interruzione, per rispondere alla maggiore domanda originata dal maggiore tempo libero delle persone da una parte e dalla nuova domanda di consumo dei nuovi occupati.
    Insomma, un circolo virtuoso in cui ci guadagnano tutti. Ada

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