martedì 29 Settembre 2020

“Il patto di maggioranza tiene, ma ora la coalizione deve darsi un’identità più forte”, parla Graziano Delrio
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Graziano Delrio è ottimista sulla tenuta dell’attuale governo, ritiene che “il patto di maggioranza reggerà” e che le modifiche costituzionali andranno avanti insieme alla legge elettorale, per coniugare “rappresentanza democratica ed efficienza dell’azione di governo”. Il tutto ovviamente sarà legato alla riduzione del numero dei parlamentari, su cui ha dichiarato di “votare convintamente a favore”. Lo abbiamo intervistato durante la Festa nazionale dell’Unità, per parlare dei temi più caldi dell’attualità politica: dall’allarme di Zingaretti sulla tenuta della maggioranza, alle riforme istituzionali, passando per la riapertura delle scuole, fino alla modalità con cui devono essere spese le risorse del Recovery Fund. Con una battuta finale su Salvini, il quale ancora una volta è tornato a parlare di migranti in maniera spudoratamente demagogica.

Onorevole Delrio, il segretario Zingaretti ha lanciato un allarme con una lettera pubblicata su Repubblica, un’azione per ricompattare il partito e la maggioranza di governo. È bastato a calmare le acque?

Il concetto è semplice. Senza uno sforzo e un obiettivo per avere un’anima condivisa diventa tutto troppo complicato. Zingaretti con la sua lettera ha voluto lanciare un messaggio molto chiaro e diretto a tutti: se davvero vi interessa rappresentare un argine alla deriva pericolosa della destra, nessuno pensi di fare giochini. Anche perché il Pd è entrato in questo governo proprio con l’intento di dare stabilità al nostro Paese, non certo per fare calcoli politici sul Partito democratico. E nella confusione ricordiamoci che rischia il Paese, non il Pd. Sulla riduzione dei parlamentari noi non eravamo certo contrari, ma volevamo che quella riduzione fosse accompagnata e legata ad altre riforme, per questo avevamo fatto un patto di maggioranza. Quando è sembrato che stesse andando tutto per aria Zingaretti ha lanciato un allarme. E si è ristabilita un po’ di chiarezza.

Quindi possiamo dire che il patto di maggioranza reggerà e che le modifiche costituzionali andranno avanti insieme alla legge elettorale?

Il patto di maggioranza tiene e si lavora di comune accordo al rinnovamento delle istituzioni. Proprio in questi giorni abbiamo assunto decisioni rilevanti in entrambe le Camere per far procedere rapidamente le modifiche costituzionali e la legge elettorale, che insieme alla riduzione del numero dei parlamentari faranno parte di un contesto organico di riforma. Il Pd ha lavorato molto su questa accelerazione e ci riteniamo soddisfatti di come stiano andando le cose. Ora dobbiamo andare avanti con un disegno più ampio, penso ad esempio alla sfiducia costruttiva, piuttosto che al potere di nomina e di revoca dei ministri da parte del Presidente del Consiglio. Dobbiamo darci però un’identità forte come coalizione, trovare progetti che facciano anche entusiasmare i cittadini. Ad esempio, come ha detto lo stesso Zingaretti, un progetto ambizioso è quello di usare i soldi che ci sono per provare a rendere la nostra sanità la migliore del mondo. Proviamoci.

Un tema caldo di queste ore riguarda la riapertura delle scuole. Qual è l’aspetto più delicato su cui bisognerà porre maggiore attenzione? E soprattutto, riapriranno secondo lei?

Partiamo da una premessa: la grande questione identitaria della sinistra è l’educazione e la scuola rappresenta la più grande infrastruttura su cui si deve costruire un Paese. Non dobbiamo quindi pensare che lasciare chiuse la scuole sia irrilevante, perché in realtà farlo genera conseguenze sociali molto pesanti, con ricadute molto negative sulle famiglie. La verità è che spesso discutiamo poco del fatto che attraverso l’educazione e la conoscenza si possono costruire società più giuste, anche capaci di crescere più rapidamente. Ed è per questo che dobbiamo dare l’idea che la scuola è il motore del Paese.

Quindi la priorità è agire senza farci dominare dalla paura. L’importante è avere tutti gli strumenti per controllare, fare tanti tamponi e contenerne la diffusione. Oggi forse abbiamo la colpa di non aver stimolato abbastanza il dibattito sulla riapertura, ma è un problema che riguarda tutta la classe dirigente e la società, non solo il governo. Ultimamente si è data una buona accelerazione e sono arrivate le assunzioni, così come sono arrivati i banchi. Ma ora dobbiamo essere tenaci e provare a tenere aperte più classi possibili, senza drammatizzare se ogni tanto qualche classe chiuderà. Quindi riaprire in sicurezza e senza cedere al panico.

Parliamo di economia. Entro il 15 ottobre il governo dovrà inviare a Bruxelles la manovra per il 2021. E se vorrà provare ad anticipare di qualche mese l’arrivo delle risorse del Recovey fund dovrà presentare un piano su come spendere quei miliardi. Qual è secondo lei la priorità su cui bisogna puntare per rilanciare il Paese?

Quelle risorse ce le dovremmo meritare con progetti di sviluppo che vanno in direzioni molto precise: spendere non per abbassare le tasse, ma per aumentare ad esempio la conversione ecologica delle nostre imprese. Bisogna investire sulla transizione economica del nostro sistema produttivo economico e sociale. Quindi la maggior parte delle risorse vanno investite in sostenibilità. Se ad esempio presenti un grande progetto come quello di spostare le merci dalla strada al ferro come ha fatto la svizzera, allora puoi dimostrare all’Europa di avere un grande progetto di futuro. Se invece dai aiuti fiscali a un’industria che utilizza combustibili fossili invece sarà più difficile accedere a quelle risorse. Bisognerà utilizzare progetti che vanno in una certa direzione e non basterà tirare fuori dai cassetti progetti faraonici come quelli di Berlusconi.

E il governo li ha pronti quei progetti?

Nei mesi scorsi si è applicato, ha fatto gli Stati generali, c’è stato il gruppo di esperti guidato da Colao. La cosa che spero – e su cui noi daremo un indirizzo come Parlamento – è che da tutto questo venga fuori un Paese diverso, che si ponga grandi obiettivi e che abbia grandi progetti di cambiamento radicale. Dovremmo ambire a diventare il Paese più verde d’Europa, solo per fare un esempio.

Tema migranti. Salvini continua (lo ha fatto anche ieri) col refrain di un’invasione voluta e organizzata per togliere di mezzo gli italiani e i loro valori. Cosa gli risponde?

Va ricordato a Salvini che purtroppo stiamo lavorando ancora con le sue leggi. È sua l’impostazione che ha determinato una situazione ingestibile sui territori. E va ricordato che solo grazie al governo attuale si è cominciato ad avere ricollocamenti un po’ più concordati, nonostante la solidarietà dell’Europa sia ancora totalmente insufficiente. Ma va ricordato ancora una volta che lui è responsabile di avere portato in clandestinità decine di migliaia di immigrati che erano dentro percorsi di legalità nelle città, ed è sempre lui e il suo partito responsabile del fatto che non è stato modificato il regolamento di Dublino quando i democratici volevano modificarlo e avevano anche votato nel Parlamento europeo per farlo. Sono quindi i partiti sovranisti a creare il problema, esasperandolo. Noi vogliamo cambiare i suoi decreti e andremo avanti su questo. Detto ciò è anche vero che vanno trovati in Europa meccanismi di ricollocazione molto più efficaci di quelli che ci sono oggi. E questo è decisamente un punto chiave: l’Italia non può essere considerato un Paese di ingresso di tutto il Mediterraneo meridionale e su questo l’Europa deve fare un salto di qualità. Come è stato fatto in campo economico attraverso il Recovery fund, lo Sure e il Mes, ora dovranno essere finalmente fatti passi in avanti anche sulle politiche migratorie.

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1 COMMENTO

  1. Il tema strategico e’ quello delle alleanze: vogliono i 5s fare una scelta di campo chiara o prevale l’obiettivo di avere mani libere e considerare “gli altri” tutti uguali? I segnali sono contraddittori, ma con l’eccezione ligure, ovunque hanno scelto di andare da soli.
    Con queste premesse, non ci sono molti margini per passare da un’alleanza numerica necessitata dalla crisi ad una coalizione politica.
    Se non c’e’ un chiarimento in tempi rapidi, il rischio e’ quello di un calvario fatto di immobilismo e rinvii continui, sia sul piano politico che nell’azione di governo.
    Se non si riesce a mettersi d’accordo su candidati sindaci o presidenti di regione, come si pensa di riuscire ad eleggere insieme il Presidente della Repubblica tra 2 anni?
    Dalla soluzione del tema delle alleanze dipende la stabilita’, la possibilita’ di poter programmare efficaci scelte su scuola, lavoro, welfare, recovery fund, riforma elettorale, immigrazione etc, altrimenti e’ solo agonia.
    Noi, a prescindere da quello che fanno gli altri, dobbiamo “investire” sul pd se ci crediamo ancora, strutturandolo sul territorio e portando sul tavolo le nostre idee e le nostre proposte, preparandoci anche allo scenario peggiore.

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