giovedì 9 Luglio 2020

Meno burocrazia e regole più semplici per accorciare le distanze
M

Il tempo sospeso dettato dall’emergenza epidemiologica ha comportato un grave
contraccolpo nella vita delle famiglie e delle aziende. Una drammatica coesistenza cui
occorre ponderare opportuni contrappesi in vista del graduale allentamento delle misure restrittive cui il Governo ha messo mano.

Occorre, tuttavia, porre molta attenzione su un aspetto fondamentale nel processo di accompagnamento del Sistema Paese fuori dai vincoli del lockdown. Il sistema produttivo fa i conti con un drastico rallentamento che rischia di disaggregare la complessità dei settori dell’economia creando discontinuità nei processi di connessione e di tenuta del tessuto sociale.

Il Governo, a partire dal DL Cura Italia del 17 marzo scorso, ha offerto una risposta tempestiva all’emergenza determinata dagli effetti di una crisi non preventivata. Quella risposta ora bisogna rinsaldare, consolidare, strutturare anche in virtù delle dinamiche che l’arresto del cammino del Paese inevitabilmente ha messo in atto, restituendo all’interno delle comunità un senso di smarrimento e confusione.

L’Italia, come gli altri Paesi europei, anzi ancor prima degli altri Paesi europei, si è
ritrovata a fronteggiare un nemico insidioso e invisibile, che è riuscito a rivoltare
equilibri frutto di un percorso democratico faticoso e moderno, fino a minare le basi
della coesione sociale. Per questo, riteniamo importante avviare un doppio processo di riqualificazione del nostro sistema connettivo, sia esso sociale sia strettamente economico, che non si limiti alla funzione sussidiaria dello Stato ma che sia soprattutto in grado di allentare le strettoie soffocanti della burocrazia che rischiano di vanificare il protocollo di “cura” del nostro Paese. Quindi non solo una salvifica iniezione di liquidità, ma un percorso in grado di raggiungere più rapidamente i soggetti beneficiari, di accorciare i tempi, di efficientare i meccanismi di ripresa.

Il termine del 4 maggio ci mette davanti a un rischio, ce lo ha ricordato il presidente Conte, quello di ridare fiato alla trasmissione del contagio, un rischio che tuttavia si specchia nella necessità di rimettere in moto il Sistema Italia, con le dovute misure di sblocco graduale.

Occorre avviare tutti quei provvedimenti di semplificazione amministrativa intesi ad accorciare drasticamente la distanza dagli aiuti, diretti a famiglie, partite Iva e imprese, come può essere l’introduzione delle autocertificazioni con spostamento dei controlli di legittimità a una fase successiva alle erogazioni. Occorre lavorare alla certezza dei tempi.

Riteniamo altresì importante tendere una mano alle attività commerciali e
artigianali liberalizzando l’adeguamento agli standard di sicurezza (in primis le
distanze), come anche alleggerendo l’iniziativa economica di tutti quegli adempimenti e procedimenti che di fatto non consentono all’impresa di entrare subito a pieni regimi (pensiamo agli iter di occupazione di suolo pubblico per le attività commerciali e di ristorazione).

Un’attenzione regolata anche nei confronti dei controlli: ciò non deve implicare una repentina deregolamentazione delle dinamiche d’uscita. Immaginiamo in questa ottica un potenziamento dei controlli da remoto attraverso la lettura integrata delle banche dati pubbliche e l’attivazione di ispezioni sui luoghi di lavoro con applicazione del regime sanzionatorio per i casi di grave violazione delle norme di sicurezza, consentendo alle imprese di disporre di un congruo periodo di adeguamento.

L’attenuazione dei vincoli restrittivi non deve significarne l’assoluta interdizione: il Governo ha più volte richiamato l’appello al senso di responsabilità sociale. Significa che, segnato un tracciato di condotta obbligatoria, considerato anche il potere di controllo degli organi a ciò deputati, sta ad ogni cittadino, ad ogni comunità, mettere in atto quei comportamenti che si riflettono direttamente sull’andamento della curva
epidemiologica.

Il decisore pubblico dispone e vigila, ma il Paese, i suoi cittadini, restano gli interpreti
principali di questa drammatica resistenza attiva. Riteniamo auspicabile l’uso pur
semplificato dell’autocertificazione, per la necessità di infondere quel senso di mobilità condizionata che non può e non deve arretrare. La digitalizzazione deve contribuire alla scelta di rimanere a casa, offrendo soluzioni facili per effettuare pagamenti e procedimenti in remoto, accesso a servizi amministrativi, scambio di informazioni. Un panel di servizi, attivabile attraverso app e di facile fruizione, che miri a limitare lo spostamento fisico della persona.

E ancora il capitolo delle grandi opere: in questo caso ci poniamo sulle scelte più
strategiche dirette al rilancio dell’economia in grande scala. L’economia riparte con la
riattivazione di quella galassia di piccole e medie imprese che sappiamo rappresentare la spina dorsale del sistema produttivo italiano ed europeo: al fianco di questa ampia e diversificata costellazione esistono le colonne d’Ercole delle grandi opere infrastrutturali, che potremmo immaginare come gli anelli di flusso e di connessione di tutte le dinamiche economiche. Pensiamo ai grandi impianti produttivi, ai centri logistici, agli ospedali, ai data center, giusto per fare qualche esempio. Si potrebbe dar luogo a una conferenza dei servizi con il compito di dare massimi giri, massima efficienza al motore delle autorizzazioni, spingendo l’istituto del rappresentante unico (che significa meno voci e valutazioni più coordinate sui progetti) e producendo pareri sugli inter avviati e in molti casi sospesi. Dunque, meno conflitti di competenza e più certezza amministrativa.

Sburocratizzare deve rappresentare una prerogativa imprescindibile sulla strada della
“Fase due”: non solo aiuti, non solo assistenza, non solo sostegno ai consumi e agli
investimenti. L’ossatura amministrativa del Paese deve consentire una più rapida dinamica dei processi decisionali. Il nostro Paese non può aspettare. Tutti noi non possiamo aspettare.

La funzionalità della semplificazione non può essere lasciata alla libera interpretazione dei suoi facitori ma deve seguire regole dettate dall’accesso ai
servizi, dalla cultura della rete civica, da una mappa di servizi che liberi il cittadino
della farragine di vincoli e adempimenti. L’Italia è nelle condizioni di fronteggiare a testa alta il secondo atto della guerra al contagio contemperando l’esigenza inderogabile di risvegliare il gigante. In questa fase, la politica deve proporre modalità, direttrici, strumenti e linee di navigazione con l’unico obiettivo di rendere la salita meno ripida.

In questi giorni ho letto una bellissima frase: le salite richiedono fatica e sofferenza ma hanno lo scopo di portarti più in alto. È quello che noi auguriamo al nostro Paese, mai dimenticando di dedicare un plauso senza fine a chi in queste ore è in prima linea e non lesina energie, donando competenza e umanità ai tanti che lottano contro il virus. Alla politica il compito nobile di guidare il cambiamento, anche quando una pandemia globale azzera qualsiasi certezza.

Antonella Vincenti è Responsabile PA nella segreteria Pd

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1 COMMENTO

  1. L’inefficienza della pubblica amministrazione italiana rappresenta il freno a mano tirato nel cammino del sistema Italia.
    Basti solo pensare ai fondi europei che non riusciamo a spendere.
    Detto quanto sopra, però, occorre una seria analisi politica.
    Pensare di efficientare la pubblica amministrazione prendendo le impronte digitali dei dipendenti lo può pensare solo un ministro di destra come la Bongiorno.
    A mio avviso occorre ricordare che la PA è stata, ed è, il bancomat del clientelismo partitico.
    Per la sua efficienza, pertanto, occorre rompere questa cinghia di trasmissione devastante.
    Da un punto di vista tecnico non esistono ostacoli insormontabili.
    Come insegnava il mio docente di costruzioni: “Un problema tecnico trova sempre una soluzione”.
    Il problema è politico perché, come sopra citato, il mondo PA ed ancor più il mondo delle aziende pubbliche, rappresentano il terreno del clientelismo partitico.
    Per noi di sinistra, inoltre, occorre evidenziare che un cittadino si sente parte di una comunità quando funziona la PA.

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