lunedì 18 Gennaio 2021

La magia del teatro tornerà. Dal vivo, come la sua essenza
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In questa fase critica per il teatro non nego una personale sofferenza. Il teatro ad oggi, sin da quando ero bambina, è stata tutta la mia vita: identità familiare (quasi tutta la famiglia, a cominciare da un prozio di mia madre alla fine dell’800 che era dedito a questa arte). Quindi per me il teatro significa identità personale, identità lavorativa e possibilità di potermi esprimere in verità (in teatro sotto mentite spoglie si dicono le verità proprie e dei vari contesti sociali di un autore di un testo teatrale ha scritto).

Una vera fortuna.

È scontato dire che in questi giorni mi sento come se mancasse la terra sotto i piedi. Per tutti gli artisti dello spettacolo dal vivo è così, o almeno in larga parte lo è: progetti di lavoro saltati, insicurezza economica e “chissà che succederà”; streaming o non streaming? E vari dubbi ed incertezze non di poco conto. Ognuno di noi ha, come tutti, famiglia, responsabilità economiche, un futuro da salvaguardare. Ma una volta fatte queste, credo più o meno, scontate premesse, direi di uscire dal caso personale o dai casi difficili degli artisti e tecnici del comparto in generale in questi giorni.

Preferisco lasciare una piccola traccia di ottimismo. Da quando è nato il teatro, pur vivendo spesso in crisi, non si è mai fermato. È sopravvissuto a guerre, pestilenze e persecuzioni. Non sarà di certo questo virus a decretarne la fine. Sicuramente darà occasione di “ fermo” nel quale farà da padrona la riflessione, certamente sofferta, per un futuro migliore di questa alta arte.

Si pensa allo streaming, ma lo streaming può e potrà essere un’alternativa valida per creare del lavoro, o in futuro per alimentare la pubblicità al comparto, o per chi per altri vari motivi non può o non potrà uscire da casa ed andare a sedersi in una normale platea.

Ma rimane che lo streaming non è e non sarà vero teatro.

Il vero teatro si crea momento per momento, in uno scambio diretto e continuo di energie, emozioni e pulsioni tra gli attori ed il pubblico dal vivo. Sono istanti irripetibili. Attori e spettatori lo sanno dai tempi del teatro greco. Il teatro è quel luogo magico nel quale ci si ritrova, ci si identifica, ci si verifica, si spera e quasi si prega assieme.

È un rito collettivo ancestrale del quale l’ umanità ha bisogno. Non ne è riuscita a farne a meno, come già detto, in tempi passati, in situazioni di guerra e pestilenza e fame; e non vedo ragioni per le quali dovrebbe farne a meno dopo questo difficile periodo. Sarà un’occasione di meditazione generale per rielaborare i fatti umani di questi tempi e restituirceli in varie visioni ampliate per comprendere meglio “chi siamo” (questo fa il teatro da sempre) in nuova freschezza. Il teatro dal vivo è simbolo di vita vera e tutti siamo aggrappati alla vita.

Il teatro dal vivo è escluso che non possa esistere. Il contrario significherebbe la morte di tutto. La cosa non è possibile in quanto la natura in genere e la natura umana sono state create con all’ interno del ciclo biologico, il germe della rigenerazione. Come le rose.

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