domenica 27 Settembre 2020

Il villaggio globale e quella “crosta” senza ricambi
I

“E le stelle stanno a guardare…”. Nella capsula del tempo apriamo una finestra sul passato e scrutiamo, riflettendo, l’orizzonte del dopo Coronavirus. Al netto delle fake news, dei complottisti e dei virologi dilettanti esperti della fuga in avanti spacciata per normalità, viviamo immersi in un tempo altro e lento di quarantena che ci obbliga a coniugare dolore, pietà, prudenza, fede, solidarietà e la speranza razionale di uscirne in sicurezza.

A distanza di un secolo il mondo intero è flagellato da una nuova, micidiale pandemia con l’aggravante dei cambiamenti climatici, i quali non sono più ipotesi ma realtà che incombono. Una situazione che pone l’interrogativo sul futuro prossimo dell’umanità e dell’intero Pianeta. Forse la stessa domanda se la posero quanti scamparono alla “spagnola” impropriamente denominata poiché è assodato che la pandemia ebbe origine nelle trincee e negli ospedali da campo della Prima Guerra Mondiale.

Le cronache narrano che tra il 1918 e il 1920, in due riprese, contagiò 500milioni di persone, ne uccise 50milioni, su una popolazione globale di due miliardi, e che raggiunse gli angoli più remoti della Terra. Avranno pensato dopo una sciagura di proporzioni bibliche ad un dopo, ad un nuovo corso in termini di umanesimo, benessere e distensione? Qualcuno sicuramente sì, qualcuno sicuramente pose l’indice sulla lezione morale della “spagnola” in ordine alla fragilità umana e su “la sottile differenza tra vivere ed esistere”.

Ma la storia ci consegna un Novecento punteggiato da dittature feroci, colonialismo, Seconda Guerra Mondiale, ancora guerre, “pulizie etniche” terrorismo e la cifra di un cinismo abnorme praticato sul terreno dello sfruttamento e dell’egoismo, ingredienti funzionali alla rendita di posizione basata a sua volta sul privilegio e sul sopruso dello strapotere, anche economico, in perenne competizione, anche armata. Ovviamente la storia annovera per fortuna anche conquiste sul fronte dei diritti civili, della dignità, della consapevolezza ecologica, della scienza e della tecnologia.

Sta di fatto che il grande fiume del Novecento si è riversato come un delta nel Terzo Millennio e forse è giunto il momento di prosciugare i bracci malati del delta e di preservare quelli sani. L’opera di bonifica spetterà alla volontà dei figli, nipoti e pronipoti di una generazione di anziani che il Coronavirus ha falcidiato. In Italia “se ne va una generazione di bambini e bambine usciti dalla guerra, che ha costruito il nostro Paese, che gli ha dato storia, ricchezza, spessore ideali”.

Per cambiare occorre riscoprire quello spirito pionieristico, stoico e ottimista. “Gli scienziati ci avvisano: la terra si sta ribellando, le epidemie sono generate anche dai cambiamenti climatici” di cui l’umanità non è estranea. Per il dopo Covid-19 si parla già di economia circolare, di lotta agli sprechi e del riuso intelligente. Tutti gli inquilini del condominio terrestre vivono su una crosta, “uno spessore variabile tra 4 (crosta oceanica) e 70 kilometri (crosta continentale)”. Magari la crosta si è stufata di subire tutte le angherie da ingratitudine di cui siamo capaci e manda segnali precisi. Non abbiamo una crosta di ricambio quindi ci conviene assecondare e rispettare quella che ci ospita.

Questo 2020 di pandemia, di lutti e di costi sociali altissimi, segna anche una sconfitta del “villaggio globale” e “la sconfitta è disprezzabile solo quando trascina con sé la sottomissione”. (cit. A.J.Cronin) “E le stelle stanno a guardare…”


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