giovedì 13 Agosto 2020

Basta odio in rete, mettiamo in pratica il manifesto della comunicazione non ostile
B

Mi sembra di navigare tra gli ultras delle varie tifoserie. Si sparge veleno come se piovesse. L’argomento del momento è il rientro di Silvia Romano. Argomento che dovrebbe generare gioia, ma manca la speranza, la bontà, la propensione al pensiero positivo. Manca quel ‘I have a dream” espresso in cause più nobili per cogliere l’essenza e la bellezza di tale evento.

E allora vi dico che anch’io ho un sogno. Sogno di poter vivere in un mondo migliore, sia esso virtuale o reale. Sogno che ognuno di noi si adoperi per fare la sua parte. E che si impegni per farlo nel modo più giusto e responsabile che gli è concesso. Sogno di leggere post gioiosi, che ci contagino con pensieri e parole positive e commoventi.
Sogno che rabbia e odio si sfoghino in palestra o in una corsa. Il tempo dell’odio sui media è scaduto ieri. Sogno che ognuno di noi agisca sui social e nella vita privata con responsabilità e cognizione di causa.

Sogno di non leggere più spot, proclami o peggio insulti al fine di contrastare chi ha espresso un’opinione contraria alla nostra. Spesso ci lasciamo andare con parole in libertà come in una sorta di manifesto all’insegna della volgarità e dell’avversione. Innescando polemiche inutili e futili che non giovano a nessuno. Di sicuro non giovano al Paese in questo momento molto particolare che stiamo vivendo.
Ci è mancato il coraggio di raccogliere, raccontare e divulgare la parte migliore del rientro di Silvia. Abbiamo saputo vedere e raccontare solo i nostri sospetti, le insinuazioni, i pregiudizi.

E lo abbiamo fatto come fossimo in una sorta di gara a chi riesce a dare il peggio di sé anziché cercare nel profondo il meglio. Probabilmente il meglio di sé fa molto meno rumore e meno like ma pensate quanta bellezza genererebbe.

Sogno persone coscienziose in attesa di approfondire con nozioni e notizie vere anziché farlo attraverso false news pilotate e deviate. Sogno di leggervi felici di quell’abbraccio tra Silvia e i suoi cari, un abbraccio che molti di noi, dopo mesi di quarantena, ancora non sono riusciti a dare a famigliari e ad amici. E molti di noi non potranno più farlo.

Sogno post empatici e pieni di affetto per un altro essere umano che ha vissuto ben 18 mesi in un mondo a noi totalmente sconosciuto. Sogno persone che si mettono nei panni di questa ragazza che a 24 anni ha vissuto una delle più brutte esperienze che si possano vivere. Un mio amico questa mattina si è messo nei panni di Silvia e mi ha scritto: “Io non sono musulmano, ma nei suoi panni, pur di essere liberato avrei promesso anche di diventare astemio. Tanto poi mi passava”. Sogno pensieri e parole leggere, e profonde come quelle di Marco. Perché la leggerezza può generare ponti e creare più armonia.

Vorrei che capissimo che nessuno di noi ha l’obbligo di schierarsi pro o contro come qualsiasi ultras da stadio, o come se fosse il detentore di una verità assoluta pronto a dar titoli gratuiti e insultare nel modo più osceno e meschino chi la pensa diversamente. “Gli insulti non sono argomenti” e le parole possono ferire. E mai come in questo momento, in cui i social sono il nostro unico collegamento con gli altri esseri umani, occorre prestare maggiore attenzione a ciò che scriviamo. Tutti abbiamo diritto alla nostra opinione. E per una volta vorrei fosse il più possibile pulita. Impariamo a parlare potabile così tutti potranno leggerci e ascoltarci.

I miei sogni non sono utopie, possono diventare concreti, a piccoli passi. Iniziamo col leggere e mettere in pratica il manifesto della comunicazione non ostile, ideato e realizzato quattro anni fa da Parole O_stili (grazie alla mamma di questa comunità Rosy Russo). Mi auguro che riusciate sempre a trovare le parole giuste. A me riesce sempre difficile, ma è un esercizio a cui mi dedico con impegno e passione.

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2 COMMENTI

  1. I social network sono diventati un territorio senza leggi, un Far West, dove gli haters offendono verbalmente in maniera feroce. Mi chiedo se non sia il caso di adattare il reato di diffamazione al contesto moderno, quello del web. E di aumentare la multa per diffamazione e ingiuria, che attualmente é di 516 euro, troppo pochi. Il denaro delle multe potrebbe essere utilizzato per finanziare la Polizia Postale che probabilmente diverrá sempre piú importante all’ aumentare della digitalizzazione della societá.

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