mercoledì 3 Giugno 2020

Sburocratizzare partendo dalla trasformazione tecnologica: ora un atto di fiducia biunivoco
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Che il “Rilancio” sia occasione più unica che rara per firmare un nuovo patto nel rapporto tra imprese, cittadini e Istituzioni è evidente agli occhi dei più. D’altro canto, la giustificata complessità dall’azione governativa delle ultime settimane sta assumendo il rischio di aggravare la frattura con cittadini e imprese, apparentemente insanabile quando si parla di aiuti e non di certo agevolata alla decretazione unica, e al contempo frammentata, su più materie e competenze. Occorre ora e subito rendere snello, flessibile e agile ogni processo di interazione tra le Istituzioni e coloro i quali le Istituzioni hanno l’obbligo di tutelare. E nel concreto vuol dire sburocratizzare. Rendere moduli, “carte” e procedure alla portata di chiunque, senza giustificare i ritardi con l’onorabilità di un fine alto, quale la tenuta sociale “ordinata”.

Cittadini e imprese sono stati chiamati a un atto di fiducia unico verso le Istituzioni, obbedendo con coscienza e adeguando il loro senso esistenziale alle disposizioni emanate durante il lock-down. Alle imprese, soprattutto alle meno grandi, il contesto ha richiesto di rincorrere la sopravvivenza accelerando la trasformazione tecnologica dei processi interni ed esterni. Le più virtuose hanno garantito la continuità del loro ecosistema con sacrificio, o quantomeno con sofferenza, in tempi record. Ora tocca alla Macchina Pubblica.

La Pubblica Amministrazione è già in possesso di tutte le informazioni riguardanti i suoi contribuenti persone fisiche e giuridiche. Li organizzi. In tempi record. Investa come mai prima su Agid e strutture simili, arricchendole di giovani creativi che hanno la ricetta della semplificazione digitale nel sangue. Ad esempio, si converga verso un sistema dove al richiedente sia necessario dichiarare solo il codice fiscale. Tutto il resto sia disponibile e derivabile. L’atto di fiducia si concretizzi nel rinunciare a richiedere certificazioni, dichiarazioni di adesione a particolari regimi fiscali, dimostrazioni di questo e di quello e, in generale, a perseguire la disperata ricerca del vizio procedurale. Ci sia un “click” e non sia necessario interpellare un commercialista per “clickare”. È tempo di passare da risposte collettive d’urgenza a proposte collettive di opportunità.

Tutto questo è evidentemente un’utopia baconiana, un obiettivo difficilmente perseguibile nel brevissimo termine. Ma c’è un punto su cui si deve sperimentare un coraggioso atto immediato. Se una crisi pandemica è tutt’ora maggioritariamente ritenuta un Cigno Nero, stessa cosa non può dirsi per una situazione di lockdown o, in generale, per le sue conseguenze sociali ed economiche. Non solo pensando a una possibile seconda ondata, ma banalmente ricordando che il lockdown ha scientificamente dimostrato di essere un mezzo efficace per combattere il climate change. Insomma, il lock down è un Rinoceronte Grigio. Il Sistema Paese non può però permettersi nuovi lockdown senza che le imprese non siano state armate di strumenti per produrre sistematicamente scenari strategici e relativi piani di contingenza. Dimenticare la resilienza e puntare invece su una capacità di predizione e pianificazione che garantisca robustezza e, in alcuni casi, antifragilità.

Questo è da un lato compito delle Università, che insieme ai loro Dipartimenti di Scienze Aziendali ed Economiche hanno il dovere di portare la conoscenza fuori dagli Uffici e distribuirla sul sistema territoriale, per mezzo di Spin-Off, Osservatori o interventi diretti di Ricercatori e Professori. Devono porsi l’obiettivo ambizioso di contribuire alla ridefinizione dei modelli di business delle imprese “oltre” la crisi pandemica ed armarle di tutta la conoscenza necessaria per affrontare radicali trasformazioni e garantire la continuità (e la crescita) dei livelli produttivi e occupazionali.

Dall’altro lato, è dovere della Politica e della Macchina Pubblica rendere possibili queste trasformazioni, oggi e non domani. Gli investimenti tecnologici devono essere agevolati senza se e senza ma. Ogni possibile criticità legata al sostegno dello Stato alla trasformazione tecnologica deve essere eliminata. Meglio un avere un “flag” in meno che un fallimento in più. Meglio avere un occupato in più e una certificazione in meno. Togliere vincoli, togliere limiti. Abolire i rinvii e gli azzeccagarbugli. Costerà meno. Non c’è in ballo il merito di uno o dell’altro, né il fannullone o il furbetto da controllare. Ci sarà tempo per premiare i virtuosi e punire gli avventati. Ora c’è in ballo il Nuovo Rinascimento e il posizionamento dell’Italia dei prossimi decenni.


Alberto Brugnoli è Professore aggiunto di Innovazione Strategica presso l’Università Ca’ Foscari Venezia

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