giovedì 22 Ottobre 2020

Un nuovo paradigma culturale nella pubblica amministrazione
U

Cambiamento e innovazione sono oggi tematiche che stanno alla base di ogni azienda pubblico o privata che, per sopravvivere, devono adattarsi e costantemente mutare nelle proprie logiche. In molti, infatti, per stare al passo con lo sviluppo della Società e l’ambiente esterno cercano di continuo modi per incoraggiare tale visione. Il futuro non è prevedibile, ma è possibile provare ad anticiparlo.

La scelta che la Pubblica Amministrazione italiana è chiamata a compiere è tra la rigida stabilità di un passato già sperimentato e la flessibile mutevolezza di un futuro ancora da scoprire. Modelli di gestione burocratici e gerarchici da un lato, logiche di quasi mercato e orientamento al risultato, dall’altro. Tuttavia, data la sua natura e la sua essenza, la P.A. potrebbe sperimentare un modello ibrido basato sui criteri di flessibilità ed autonomia gestionale, al fine del raggiungimento di una vera separazione dei ruoli politici da quelli delle funzioni amministrative. Ciò si potrebbe rivelare strumento di progresso, capace, forse, di traghettare il settore pubblico verso i principi di efficienza, efficacia ed economicità.

La pianificazione a lungo termine cede il passo a strategie volte a gestire al meglio le relazioni nel presente; la ricerca dell’eccellenza passa attraverso l’instabilità. Se, dunque, il futuro non è prevedibile, si può contribuire attivamente a generarlo, lavorando sulle capacità di fronteggiare l’incertezza, elaborando schemi e modelli nuovi per muoversi in una realtà che appare sempre più complessa, dove il cambiamento è ormai una dimensione strutturale del divenire piuttosto che un fenomeno occasionale ed eccezionale. Oggi il problema sta nel comprendere in che modo le organizzazioni e la P.A. siano in grado di apprendere, di mutare sé stesse e il loro modo di interazione con la Società. Il tema del cambiamento organizzativo è cruciale in quanto, proprio nel settore pubblico, appare anacronistica la persistenza di sistemi amministrativi logori da dinamiche vetuste e di una cultura rigidamente formale e burocratica, a fronte delle esigenze dei cittadini, in termini di offerta e qualità dei servizi.

Il cambiamento appare al contempo necessario e impossibile: da un lato vi è la necessità di cambiare per evitare il blocco e la crisi del sistema, dall’altro l’incapacità di farlo, di trovare la dritta via. Nella P.A., da anni, è in atto un movimento irreversibile che spinge ogni singola Amministrazione a darsi un’identità, a valorizzare la propria specificità e il proprio ruolo, attuando processi di trasformazione e, l’ondata di riforme che dagli anni ’80 ha investito le Amministrazioni pubbliche in Italia, impone, oggi, una profonda riflessione relativa all’impatto e alla vera efficacia che questi cambiamenti organizzativi hanno prodotto. Alla base dei tentativi di riorganizzazione degli apparati dello Stato, diretti anche ad una gestione più razionale e parsimoniosa delle risorse, vi è il connubio tra le esigenze di risanamento finanziario e la diffusione dei paradigmi manageriali, da cui dipende il successo e la sopravvivenza dei sistemi organizzativi complessi, che si realizzano grazie alla capacità di attuare i cambiamenti necessari per fronteggiare, da un lato, l’evoluzione del contesto societario e normativo e, dall’altro, la domanda sempre più differenziata di servizi da parte dei cittadini. Il cambiamento è dunque la condizione essenziale per la sopravvivenza e l’evoluzione dell’Amministrazione pubblica, ed è proprio per questo che i processi di riorganizzazione, vanno gestiti e governati, soprattutto nelle componenti immateriali e valoriali che caratterizzano, nel profondo, il modo d’essere e di operare di un’organizzazione pubblica, costituendone il tratto distintivo.

Quali elementi di fondo dovrebbero quindi caratterizzare il nostro settore pubblico, per saper meglio rispondere alle istanze dei suoi portatori di interesse e dei cittadini? Come abbiamo visto l’adeguamento strutturale e strategico all’evoluzione della Società risulta fondamentale, serve ricostruire il ritratto di una P.A. in continua evoluzione, emergente, con un respiro europeo, in grado di confrontarsi ed interagire con i livelli di governo sovranazionali e con le amministrazioni pubbliche degli altri paesi e propendere per una visione integrata dei problemi. Non meno si richiede affidabilità, competitività e progettualità, che permettano di esprimere idee innovative, aggregare soggetti e risorse, disegnare un futuro e darvi concreta attuazione. Inoltre bisognerebbe che godesse di “stima e affetto” e fosse consapevole dell’importanza del proprio ruolo. Serve che essa sia orientata a ripensare i propri processi amministrativi e produttivi in funzione, delle esigenze e delle aspettative degli utenti e, al tempo stesso, capace di promuovere l’integrità nell’uso delle risorse pubbliche.

Una vera riforma – se vogliamo usare questo termine -, tuttavia, richiede la capacità di coniugare i tagli alla spesa con la capacità di investimento, a partire dal capitale umano che rappresenta, probabilmente, il fattore più importante. Tutto questo è possibile solo a condizione che si riesca a coniugare l’urgenza degli interventi indifferibili con la capacità di traguardare un orizzonte di medio lungo termine, operando un processo di trasformazione continua e dinamica che ci allinei alle migliori esperienze internazionali.

Più letti

Coronavirus, ecco le regole contro la seconda ondata

Per il momento nessun lockdown generalizzato, ma chiusure localizzate e coprifuoco notturno. È la linea su cui si stanno muovendo Governo e Regioni in questi...

Supereremo la seconda ondata con la cultura della responsabilità

Quello che abbiamo temuto sta avvenendo: una seconda ondata pandemica con crescita esponenziale dei contagi. Su cosa significhi “esponenziale” e su quanto...

Manovra espansiva da 39 miliardi: l’Italia torna protagonista

La manovra finanziaria per il 2021 vale 39 miliardi. È una manovra espansiva, che si aggiunge a quelle varate nei mesi scorsi,...

Attilio Fontana, il ‘front office’ della Lega in Lombardia

È così che Nino Caianiello, chiama Attilio Fontana: il front office, un politico che mette la faccia su decisioni di altri. Una...

Articoli correlati

1 COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore, inserisci il tuo nome

Magazine

Attacchi hacker in politica, una guerra sotterranea fatta di bot e intelligenze artificiali

Il primo attacco hacker di stampo politico della storia si verificò in Estonia nel 2007. La mela della discordia fu il Soldato...

La conferenza stampa di Conte e quell’orologio che non segna le 21.30… ed è subito complotto

I contagi aumentano, così come le preoccupazioni. I numeri ogni giorno fanno più paura e l'incubo di un possibile secondo lockdown turba...

Impoliticamente? Moravia, trent’anni dopo

«Per conto mio, l´impegno ossia il cosiddetto engagement non è questione di necessità esterna, per cui, in determinate circostanze, lo scrittore deve cessare di...

“Il futuro dell’arte, della cultura, della società e della mia Toscana”. A colloquio con David Riondino

Le donne e gli uomini di cultura sono coloro che, forse più di altri, sono in grado di percepire lo stato di...

“Il deserto sociale dei nostri ragazzi si combatte con la cultura”. Parla il Pojana, Andrea Pennacchi

"Stasera porto Pojana alla Festa dell'unità". Così scriveva su Twitter, mentre viaggiava da Trento a Modena in questa sua "estate molto movimentata"...