mercoledì 21 Ottobre 2020

Un’Europa dei popoli e non dei mercati: gli Stati convochino una Costituente

Felix Markham riportava che durante una conversazione con Napoleone Bonaparte, quest’ultimo ebbe a dire che “L’Europa così divisa in nazioni liberamente formate e internamente libere, la pace tra gli stati dovrebbe diventare più facile: gli Stati Uniti d’Europa potrebbero essere una possibilità”.

Possiamo comprendere che, se perfino colui che provò a conquistarla due volte, arrivò a comprendere l’importanza dell’Europa unita, oggi divenuta una chimera anche e soprattutto per colpa degli “europeisti” stessi, aiutati di certo dai sovranisti che ne hanno cavalcato l’incoerenza, figlia di u’economia capitalista che pone alla base non la collettività, bensì l’egoismo.

Chiunque abbia avuto modo di leggere il Trattato di Lisbona certamente saprà che l’Unione Europea fonda le sue basi sull’economia di mercato, infatti gli Stati membri hanno ceduto, pariteticamente, parte delle proprie sovranità in campo economia all’unione, la quale garantisce le libertà tipiche dello “Stato minimo”, ovvero che non interviene attivamente nell’economia – l’UE interviene con previsioni economiche e controllando l’inflazione – difatti se l’Unione fosse uno Stato e non un organismo sovranazionale, sicuramente potremmo definirlo come uno Stato liberale.

Di contro però ci siamo resi conto che questa Europa non funziona, poiché la risposta pervenutaci dalla crisi del 2008 ha messo in mostra i limiti del disegno attuale, acuendo le disuguaglianze fra i diversi paesi membri e soprattutto mostrandoci il volto del capitalismo.

Da tempo si è infatti riaperta la discussione sul come riformare l’Unione Europea, aprendo la sue porte ai solidarismi; in quest’ottica il Recovery found e il MES senza condizioni sono il punto da cui partire, visto che l’UE si mette in gioco tutta unita, per sconfiggere le disuguaglianze e rilanciare i settori più importanti per la vita di un Paese (scuola, sanità e ricerca).

Di proposte e di idee ne sono state avanzate, la più interessante potrebbe essere quella di convocare una Costituente europea che possa redigere una Costituzione dell’Europa, distaccandosi però dall’impianto liberale di quella del 2005. Un’idea del genere fu prevista già dall’articolo 13 del Trattato che istituiva la Comunità europea di difesa, tra l’altro l’idea di una Costituzione europea, in quella sede, fu di Alcide De Gasperi.

Al di là della forma, occorre una sostanziale riforma della istituzioni, innanzitutto occorre rafforzare il ruolo del Parlamento europeo, che da comprimario deve diventare protagonista, in tal senso sarebbe intelligente una forma di Governo neo parlamentare, dove sia Parlamento e Commissione sono eletti dai cittadini e comunque legati da un rapporto di fiducia, ma pur sempre detentori di due poteri complementari ma diversi come quello legislativo ed esecutivo.

Si rende necessario attuare l’unione bancaria, dando più compiti alla Banca Centrale Europea, soprattutto nel poter intervenire per aiutare gli Stati in difficoltà e per garantire il rispetto del Green New Deal, che mai come ora si rende necessario per scongiurare nuove forme di disuguaglianza e per sconfiggere il virus.

La risposta alla crisi deve essere quella di un’Europa dei popoli e non dei mercati, capace di reinventarsi attraverso un processo di riforma graduale che miri a ricostruire un’identità europea ed europeista in prospettiva dell’avvento degli Stati Uniti d’Europa.

Francesco Miragliuolo presidente assemblea Gd circolo Fuorigrotta – Napoli

2 COMMENTI

  1. In effetti molti dei problemi (alcuni molto seri) che abbiamo avuto in Europa derivano proprio dalla mancanza di una Costituzione europea (il cui progetto è naufragato nel 2005 per la mancata ratifica da parte di alcuni Paesi membri). E di fatto l’Unione Europea, parafrasando un politico dell’Ottocento, sembra più un’espressione geografica che non un’entità politica. Le idee esposte qui da Francesco Miragliuolo, e che mi trovano molto d’accordo, erano già state proposte nel 2018 da Maurizio Martina. Bisogna andare avanti con più decisione. Anche le campagne di fake news che ci hanno investito durante il Covid 19, provenienti specialmente da Russia e da Cina, ci insegnano che questi e altri Paesi faranno di tutto per indebolire l’Europa: per loro è molto più vantaggioso avere di fronte 27 Stati disuniti piuttosto che “gli Stati Uniti d’Europa”. Ma darci da fare per rafforzare l’Europa vuol dire prima di tutto stabilire “quale è l’Europa che vogliamo”: non un’Europa allo stesso tempo liberista e severa sorvegliante, ma un’Europa solidale e che provvede ai cittadini: a partire dalle politiche sociali (previdenza, sanità, istruzione, gestione dell’immigrazione, tutela del lavoro) che devono essere promosse dall’Europa e non essere invece penalizzate, diventando “moneta di scambio” nelle trattative sui bilanci e sui prestiti agli Stati. E perciò stabilire i principi di solidarietà in una Costituzione europea è di fondamentale importanza.

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