martedì 29 Settembre 2020

Responsabili per il bene nostro e del Paese. Intervista a Enrico Letta
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“Una delle cose più bella è abbracciarsi. In una Festa dell’Unità quando entri nelle cucine vorresti salutare così i volontari, ma bisogna essere responsabili e perciò ci si saluta col gomito. Questo è necessario come tante altre accortezze. Dobbiamo imparare la lezione, se non si usano le dovute precauzioni saremo costretti  ad una nuova chiusura. Ognuno di noi è responsabile anche degli altri”.

L’ex premier Enrico Letta dalla Festa dell’Unità di Modena parla della pandemia e dei suoi risvolti e risponde alle nostre domande sulle condizioni dell’Europa, sulle opportunità del Mes, ma ha parlato anche di scuola, destre e referendum.

La pandemia ha messo alla prova l’impalcatura europea e i rapporti tra Stati. Cosa ha notato nella risposta messa in atto dopo il Covid-19?

“Per comprendere bene quanto l’Europa stia cambiando basta mettere a confronto la crisi del 2008 e quella di oggi. L’Europa ha innanzitutto risposto con celerità. Inoltre la sostanza della risposta è stata diversa: prima si scelse l’austerità, oggi abbiamo visto mettere in campo risorse come mai prima. Il nuovo volto dell’Europa o sarà di solidarietà e di mutuo soccorso oppure rischia di non avere un futuro. Il Recovery Fund ci mette alla prova, dobbiamo avere una capacità progettuale senza precedenti, fare scelte giuste, non sbagliare un colpo. In gioco c’è il nostro futuro”.

E rispetto al dossier Mes cosa è bene tenere a mente?

“Una dovuta premessa: è giusto far notare che l’Europa ha sicuramente sottovalutato che la sigla Mes sia stata associata alla vicenda greca e viene tuttora percepita come qualcosa di negativo. Invito tutti a riconsiderare la questione senza pregiudiziali. Quei soldi, ben 416 mld di euro, sono lì  e possono essere la leva con cui risollevare tante storture. Per esempio potrebbero essere usati per ridurre il gap in sanità e tecnologia o favorire le realtà locali e periferiche, una prospettiva di fronte alla quale mi aspetto che il mio partito porti avanti la bandiera”.

E chi sostiene che l’Europa non è la risposta?

“Da un politico bisogna sempre pretendere chiarezza. Per me è veramente un mistero come Salvini per esempio riesca ad avere i consensi e la popolarità che ha col fatto che dice tutto e il contrario di tutto. Per esempio nei salotti buoni Salvini si dice per l’Euro mentre fuori liscia il pelo a chi dice che sia la causa dei problemi dell’Italia, dando l’idea di un menefreghismo totale. Al suo ‘me ne frego’ dobbiamo reagire dicendo che tutti dipendiamo da tutti e che essere solidali è’ molto meglio che essere solitari. La sua logica è semplicemente spiegare che la colpa è sempre degli altri”.

Le regionali potrebbero scuotere la Lega?

Certo se per esempio in Veneto la lista di Zaia prendesse più voti di quella della Lega, per la prima volta penso che si muoverebbe qualcosa anche nella Lega e soprattutto per Salvini. Ma anche noi non dobbiamo abbassare la guardia. In Toscana non dobbiamo dare nulla per scontato costruendo oltre ad un ragionamento di continuità soprattutto una visione innovativa”.

Quale è la sua posizione sul nodo referendum?

Sono per il si, considerando che sui referendum applico un criterio ben preciso. Mi oriento in base alla sostanza della domanda e non in base alle conseguenze politiche che potrebbe comportare. Anche in merito all’ultimo referendum ho votato si, anche se lo aveva proposto Renzi…”.

Cosa pensa infine del dibattito sulla riapertura delle scuole?

“Intendiamoci questo sarà un autunno impegnativo. La riapertura della scuola é un vero e proprio banco di prova per il nostro Paese. Personalmente credo che non possiamo permetterci errori, la scuola non può essere solo digitale. La sua importanza é fondamentale. In gioco c’è la vita scolastica dei nostri giovani che saranno i cittadini del futuro”.

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