giovedì 28 Ottobre 2021

“Essere complottista è facile, ti semplifica la vita. Ecco perché è così complicato uscirne”. Parla Emilio Mola
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Assalti alle autoambulanze e video girati negli ospedali per testimoniare che “non ce n’è coviddi” ma anche la setta digitale QAnon e le teorie complottiste: le fake news sono ormai ovunque intorno a noi. Se in primo momento il fenomeno sembrava essere circoscritto ad una platea di persone non dotate di particolari strumenti cognitivi, oggi è diventato ‘sistema’. Ne abbiamo parlato con il giornalista Emilio Mola, che da sempre lo ha contrastato e smascherato usando le stesse armi: i social.

Pensavamo di poterlo combattere o marginalizzare, ora è troppo tardi?

In realtà non abbiamo mai pensato di combatterlo perché mai lo abbiamo realmente visto come un fenomeno pericoloso. E questo non solo per mera sottovalutazione. In questi decenni il complottismo si è mosso ed è cresciuto enormemente sotto la superficie del mondo reale in cui noi viviamo. E’ cresciuto su siti internet che noi non frequentiamo, su pagine e bacheche social che a noi l’algoritmo di Facebook non mostra. E quindi, mentre cresceva nella sua bolla, noi, che viviamo nella nostra bolla, non lo abbiamo visto. E adesso che deborda e sconfina nel mondo reale, ci stiamo accorgendo che questo fenomeno c’è, interessa milioni di vittime ormai mentalmente prigioniere di quel mondo, e sta iniziando ad avere ripercussioni pesanti sul mondo reale.

Noi italiani da molti anni – pensiamo ai tempi dei governi Berlusconi, che in questo è stato un precursore – siamo stati vittima di questo modo di fare informazione e politica. C’è sempre stato una lotta tra buoni vs cattivi, un’eterna dicotomia: quello a cui assistiamo oggi nel nostro Paese è un’evoluzione di anni di scontri ideologici?

Fino a 20 anni fa gli unici media che, appunto, mediavano tra chi fa informazione e chi la riceve, erano tv e giornali. Che potevano essere di parte, ma raramente si distaccavano completamente dalla realtà. E comunque, Emilio Fede a parte, davano spazio a tutti. Quindi sì, eravamo divisi in due, abituati a una certa polarizzazione, ma non era così netta come ora. Adesso invece viviamo immersi in un mondo, quello dei social, i quali per vivere hanno bisogno che tu stia sempre dentro quel mondo lì. Prendiamo Facebook? Cosa accadrebbe se noi, entrando su Facebook, vedessimo continuamente cose che non ci interessano, che non ci appassionano? Accadrebbe che non apriremmo più Facebook. Così, Facebook, per impedire che questo accada, capisce attraverso gli algoritmi cosa a te piace e ti fa vedere solo quello. E quello diventa il tuo mondo sui social. Per cui se tu sei un leghista troverai aprendo Facebook solo post che parlano di immigrati che fanno reati, di gente che inneggia a Salvini, di notizie contro il PD o Conte. Se sei di sinistra, aprendo Facebook, entri in un mondo in cui trovi per lo più post a favore del governo, del PD e contro Salvini. Quindi se sei salviniano lo diventi di più. Se gradisci Conte, il social ti porta ad adorarlo. E se ti appassioni a una teoria del complotto? Beh Facebook ti farà entrare in un mondo di complottisti in cui sarai bombardato da questa roba qui che ti farà diventare ancora più complottista. E’ questa la polarizzazione che si sta verificando in tutto il mondo. E sta avvenendo a causa dei social. Non è una coincidenza che il complottismo, la polarizzazione e i social siano esplosi contemporaneamente.

La diffusione di fake news non è un fenomeno solo italiano ma è ormai diffuso in tutta Europa e negli Stati Uniti, dove, come Presidente, c’è stato il re delle fake news. Trump è riuscito ad estremizzare il fenomeno arrivando ad accusare i media di montare ad arte delle notizie false per screditarlo: in questo corto circuito, in cui tutti possono dire il falso, come si fa a capire qual è la verità?

Ma siamo davvero sicuri che la gente oggi voglia la verità? La gente che vuole la verità, cioè che è disposta ad accogliere e accettare un dato di fatto anche se questo dato di fatto va contro le proprie convinzioni, oggi è merce rarissima. Oggi la gente non vuole la verità: vuole solo la sua verità. Vuole una verità che confermi i propri pregiudizi, che confermi ciò di cui è già convinta. Accade moltissimo nell’ambito politico. Ma accade in misura estrema in quello del complottismo. Le fake news oggi spopolano proprio perché approfittano di questo nostro vizio di mente, che riguarda tutti. Le fake news, se ci facciamo caso, hanno sempre una finalità: quella di rafforzare questa o quella convinzione. In questo modo la fake news circola in maniera virale tra i supporters di quella convinzione, che la leggono, la aprono, e chi l’ha diffusa ci guadagna un sacco di soldi con le pubblicità. Quindi il punto oggi non è cercare la verità. Il punto oggi dovrebbe essere quello di educarci nuovamente all’amore per la verità. Ma è un processo culturale che richiederebbe anni e uno sforzo immane. E sono molto pessimista in merito.

Si è dato spesso la colpa ai social, che per la la loro capacità di diffondere velocemente le notizie, sono state veicoli principali di fake news, ma oggi anche tutti gli altri media si stanno adagiando su questo tipo di comunicazione polarizzata e sensazionalistica: perché?

E’ per il meccanismo di cui ho parlato poco fa. Dietro la diffusione delle fake news c’è sempre un interesse economico o elettorale. C’è sempre qualcuno a cui quelle fake news servono per fare soldi o accumulare potere. E’ un’industria florida che miete milioni di vittime (inconsapevoli di essere tali) e che sta distruggendo le nostre società più di quanto si pensi. E preoccupa come la politica non ponga una maggiore attenzione a questo fenomeno. Così come preoccupa il modo in cui il giornalismo “serio”, chiamiamolo così, non dia il proprio contributo a combattere questa piaga.

E come dovrebbe essere il giornalismo “serio”?
Oggi vediamo anche in tv conduttori che davanti a palesi fake news lasciano parlare il politico o il collega senza interromperlo. Invece bisognerebbe fare come hanno fatto negli USA alcuni giorni fa quando Trump, durante un suo discorso a reti unificate, ha a un certo punto cominciato a delirare sui brogli, senza alcuna prova. Cosa hanno fatto quelle tv? Hanno semplicemente interrotto la diretta e motivato quel gesto dicendo che le parole del Presidente erano palesemente false poiché non supportate da alcuna prova. Ecco, sarebbe bello se oggi in Italia, davanti a un politico che mente, il conduttore lo interrompesse e gli chiedesse le prove di ciò che dice. E non proseguisse con la trasmissione fino alle scuse o alle prove mostrate in diretta.
Le fake news esistevano anche prima del Covid ma con l’emergenza sanitaria, il connubio è diventato esplosivo: se esisterà un prima e un dopo pandemia.
Il Covid è stato un catalizzatore e un aggregatore di complottismi e fake news perché il Covid ha interessato e interessa tutti. Ma proprio tutti. Prima per imbatterti nel teorie del complotto della Terra Piatta dovevi almeno essere uno che si chiede: “Ma la Terra è davvero sferica?”. E magari cercare delle risposte su google, o sui social. Ma quanti, durante il giorno, si fanno si pongono il problema della forma della Terra? Mentre il problema del Covid ce lo poniamo tutti, ogni giorno, da mesi. Tutti, ogni giorno, da mesi, cerchiamo notizie sul Covid. Per cui è molto facile che qualcuno, durante questa ricerca, inciampi nella tana del Bianconiglio del complottismo e ci cada dentro. E a sua volta coinvolga altri, in una reazione a catena di contagio non molto dissimile da quella del virus. Ecco perché il Covid (che in realtà sarebbe “la Covid”) è diventato un acceleratore di diffusione di fake news e complottismi.
Come sarà il futuro dell’informazione?
Sul futuro dell’informazione invece non possiamo fare previsioni. Dipenderà molto da noi, dalla politica, dai giornalisti stessi e da chi ha in mano le leve dei social. Fino a che non metteremo seriamente al centro del tavolo questa questione il fenomeno prenderà sempre più piede. E il problema drammatico è che uscire dal complottismo è come uscire dalla dipendenza da eroina: è drammaticamente difficile. Perché essere complottisti è semplicemente bello: ti cambia la vita. Una persona che diventa complottista vive in un mondo in cui tutto è chiaro, in cui ci sono i buoni, i cattivi, i mostri, gli eroi. Ogni giorno è una nuova fantastica avventura. E tu ti senti più sveglio degli altri, ti senti un eroe che combatte contro dei tremendi mostri che comandano tutto. Ecco, convincere una persona a rinunciare a questa narrazione, per tornare al mondo reale, è tremendamente difficile. Per questo bisogna agire il prima possibile. Perché più attendiamo, meno potremo salvarne.

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