venerdì 22 Gennaio 2021

Il primo antidoto contro la violenza è la parità in tutti i settori
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La Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Layen ha più volte affermato che “la parità di genere è un principio fondamentale dell’Unione Europea, ma non ancora una realtà”. La parità in tutti i settori è uno dei presupposti fondamentali per non subire più violenza e vivere liberamente e dignitosamente in democrazia.

Molte organizzazioni di donne, in questi giorni in diversi Paesi europei, stanno sostenendo battaglie difficili su temi che mettono a repentaglio le conquiste di tutte noi e i nostri diritti, che voglio continuare nel credere fermamente inalienabili. Si veda gli ultimi accadimenti in Polonia e non solo, dove movimenti anacronistici vogliono restaurare un ordine mai stato naturale alla società, cercando di relegare il ruolo e l’immagine delle donne esclusivamente intorno alla famiglia, dove ancora oggi avviene il 70%-80% delle violenze sulle donne.

Violenze che le nostre nonne, madri, noi stesse e le nostre figlie abbiamo messo in discussione creando risposte per prevenirle e liberarcene. Vorremmo che l’Italia in questo sia determinata e manifesta nell’affermare e pretendere che i diritti e le libertà delle donne, e ribadisco delle donne prima di tutto, non tornino indietro anzi che si lavorerà per interrompere la trasmissione intergenerazionale della violenza da padre in figli e da padre in figlie.

Oggi, malgrado alcune azioni e sforzi del governo, la condizione delle donne in Italia non sta migliorando, esacerbata dalle conseguenze della pandemia e dell’incertezza economica. Le restrizioni di questo periodo hanno fatto registrare un aumento significativo del numero di violenze domestiche nelle relazioni di intimità e di femminicidi. Addirittura oggi 25 novembre si apre con la tragica notizia di due femminicidi, uno a nord e uno a sud, a beffa della vita, un richiamo importante per le istituzioni che devono FARE di più! L’Italia nel gennaio 2020 ha ricevuto le raccomandazioni del Consiglio d’Europa relative al monitoraggio del Grevio sull’attuazione della Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, la cosiddetta Convenzione di Istanbul.

Oggi servirebbe un ulteriore sforzo per rispondere con fatti concreti ed efficaci nei prossimi 4 anni a tali raccomandazioni, ecco perché sarebbe utile capire su quali punti il Governo sta orientando e definendo le priorità per dare risposte con politiche integrate! Avere un riscontro per lavorare assieme sulle misure e le leggi per fermare la trasmissione intergenerazionale della violenza e quali strategie per coinvolgere e responsabilizzare maggiormente il settore investigativo-giudiziario ed evitare i femminicidi! I figlicidi! E come sempre la vittimizzazione secondaria di quelle donne che coraggiosamente denunciano o almeno tentano.

Infine si deve veramente riflettere sul come ALLARGARE e non restringere il lavoro per garantire l’accesso ai percorsi di uscita dalle diverse forme di violenza, anche verso quelle donne che sono più a margine della società, penso alle donne migranti, richiedenti asilo e rifugiate, alle donne con disabilità, alle anziane e le giovanissime, alle donne Rom, sinti e camminanti, e a tutte coloro che forse nessuna di noi ha ancora preso in considerazione perché è semplicemente la donna della porta accanto.

Simona Lanzoni è vicepresidente di Fondazione Pangea-coordinatrice rete Reama

Fondazione Pangea lavora dal 2002 con e per le donne per promuovere l’empowerment economico-finanziario, sociale e culturale, e per la prevenzione e il contrasto alla violenza in zone difficili come l’Afghanistan, l’India e molti altri paesi dove i diritti delle donne sono ogni giorno contraddetti e mortificati.

Dal 2008 siamo attivi anche in Italia e nel 2018 abbiamo promosso la rete nazionale antiviolenza REAMA per sostenere l’uscita dalla violenza delle donne con due sportelli online (sportello@reamanetwork.org, miaeconomica@reamanetwork.org), 34 centri antiviolenza e avvocate specializzate sparse in Italia, e per focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle Istituzione sull’empowerment, la convenzione di Istanbul, la parità donna uomo; assieme alle donne uscite dalla violenza, con i parenti che hanno attraversato i lutti dei femminicidi, con le associazioni impegnate nella sensibilizzazione e nella prevenzione della violenza come nella formazione.www.reamanetwork.org

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1 COMMENTO

  1. Esiste un impressionante documento UNAR sulle politiche a favore dei ROM, probabilmente ne esisteranno altri anche più ponderosi per le politiche contro la violenza sulle donne e la discriminazione dei disabili. Quello che mi piacerebbe capire è l’opinione che la scrivente dell’articolo ha su tutta questa mole di lavoro prodotto dagli organismi statali e perché da queste elaborazioni non viene fuori mai nulla di concreto, solo lamentele delle varie associazioni perché lo stato non fa abbastanza. Non vorrei che tutti questi lai avessero in realtà un altro scopo

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