domenica 17 Gennaio 2021

Piattaforme più trasparenti e responsabili, ecco la svolta europea del Digital Package Act
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A vent’anni di distanza, l’Europa ha deciso di riscrivere e aggiornare le regole che governano l’ecosistema digitale. Quel che abbiamo visto accadere negli ultimi due decenni, con l’avvento e la crescita di un mondo tutto ‘online’, non ha precedenti in termini di innovazione e capillarità tecnologica. Tuttavia, abbiamo tutti avuto modo di constatare che, assieme alle sorprendenti novità e opportunità quotidianamente offerte, hanno trovato terreno fertile anche molti altri rischi e minacce per le nostre economie e le nostre società, in particolare per i membri più fragili ed esposti delle nostre comunità, come i minori e i gruppi di minoranza ma anche per tutti i cittadini.

A questo “caos”, facilitato da regole non sempre chiare, lacune normative e strumenti di scarsa efficacia, Ursula von der Leyen, ancora nella veste di candidata, aveva promesso di fronte al Parlamento europeo di porre rimedio con una nuova legge quadro sui servizi digitali. A un anno dall’insediamento del nuovo Esecutivo, con un po’ di ritardo dovuto alla pandemia, ieri è stato dunque presentato il pacchetto composto dal Digital Service Act (DSA) e dal Digital Market Act (DMA). L’annuncio rappresenta un momento di svolta per la Commissione von der Leyen e per l’Unione europea, che ha fatto della cosiddetta “sovranità tecnologica” un punto centrale della sua agenda legislativa.

Il DMA ha come obiettivo di stimolare la competizione online in un mondo dominato dai giganti della tecnologia della Silicon Valley. Le proposte prevedono il divieto per le cosiddette piattaforme “gatekeeper” (ossia quei soggetti che determinano il modo in cui le altre aziende interagiscono con gli utenti online) di intraprendere pratiche ritenute dannose per la competizione e l’equità nei mercati online. Le ammende per il mancato rispetto delle regole vengono fissate a un massimo del 10% del fatturato annuo mondiale dell’azienda (che abbia almeno 45 milioni di utenti mensili), o – nei casi peggiori – si paventa la possibilità di sciogliere le imprese che infrangono ripetutamente queste regole, rispolverando gli strumenti già a disposizione dall’antitrust europeo.

Nell’ambito del DSA, invece, le piattaforme dovranno affrontare la prospettiva di miliardi di euro di multe, a meno che non si attengano a nuove regole in diversi settori, tra cui la trasparenza della pubblicità, la rimozione di contenuti illegali e merce contraffatta e l’accesso ai dati. In termini di contenuti illegali in senso lato, ad esempio, le piattaforme saranno tenute a condurre valutazioni annuali del rischio, che illustrino in dettaglio come hanno affrontato la diffusione di tale materiale online segnalato tramite un meccanismo di “notice and action”, anche detto “notice and take down”, che consentirebbe agli utenti di rendere le piattaforme immediatamente consapevoli dell’attività illegale e, a quel punto, responsabili.

C’è da dire che rispetto alla normativa in vigore e alla giurisprudenza della Corte di Giustizia in materia, non ci troviamo di fronte a qualcosa di totalmente nuovo. Già adesso le piattaforme, anche quelle che semplicemente ospitano dei contenuti, non possono appellarsi ad esenzioni di responsabilità, quando vengono informate della presenza di una potenziale attività o contenuto illecito. Certo, ora si prevede un’armonizzazione chiara del meccanismo, quali step seguire e quali poteri sono in capo a chi, a livello nazionale e europeo, per il rispetto delle norme.

Manca però secondo me un tassello importante: se viene rimosso un contenuto perché offensivo della dignità di una persona o pericoloso per la sicurezza, quel contenuto deve restare fuori da Internet o comunque disabilitato una volta per tutte. Le implicazioni con la tutela della libertà di espressione sono risapute e non è intenzione di nessuno intaccare questi principi sacrosanti, ma di fronte a offese come pedopornografia o incitamento al terrorismo non possiamo chiudere gli occhi, semmai dobbiamo fare in modo che la rimozione sia permanente. Si apre adesso un lungo percorso di riforma: noi del Partito democratico faremo la nostra parte, come abbiamo fatto anche in occasione della riforma del diritto d’autore nella scorsa legislatura. Dalla parte delle imprese e dei cittadini.

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