domenica 17 Gennaio 2021

Nel 2021: difendere i lavori, difendere le imprese
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Dal 31 marzo potrebbe finire il divieto di licenziamento che è riuscito, insieme alle misure di ristoro e di cassa integrazione in deroga, ad ammortizzare gli effetti negativi economici causati dalla crisi pandemica.

Il Partito Democratico in Parlamento ed al Governo sta operando con strumenti che possono offrire risposte concrete alla prevista caduta occupazionale, individuando un mix tra politiche attive del lavoro, formazione continua e agevolazione dei prepensionamenti. Nel novero delle politiche attive si estende l’assegno di ricollocazione ai percettori di Naspi e Discoll di almeno quattro mesi o in cassa integrazione per cessazione attività o a seguito di accordo di ricollocazione, prevedendo che l’erogazione alle agenzie avvenga in buona parte a ricollocazione avvenuta. Inoltre, si prevede un nuovo strumento, la Garanzia di occupabilità finalizzata all’inserimento occupazionale, ossia servizi di orientamento e tutoraggio sotto il coordinamento dell’Agenzia nazionale per le politiche attive. Sul piano della formazione si segnala il potenziamento delle risorse per gli Istituti Tecnici Superiori e del Fondo nuove competenze che offre ore di formazione all’interno del monte orario salariato senza extracosti per l’impresa, di fatto uno strumento alternativo alla cassa integrazione.  Infine, sul piano dell’agevolazione dei prepensionamenti riguarda il contratto di espansione, ampliando la platea alle imprese con oltre 250 lavoratori e prevedendo meccanismi incentivanti per grandi imprese che effettuano nuove assunzioni per ogni 3 lavoratori che usufruiscono dello scivolo del contratto di espansione.

Per i lavoratori autonomi in gestione separata l’importante introduzione dell’indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (Iscro), un ammortizzatore sociale laddove il reddito registrato nell’anno precedente la richiesta sia del 50% inferiore alla media dei tre anni precedenti.

Occorre valorizzare il principio della tutela e promozione della dignità di chi lavora, qualunque sia la forma del lavoro, cercando, anche in riferimento all’equo compenso per lavoratori non subordinati, di assicurare l’implementazione di questo principio nei mutati contesti organizzativi e andando oltre la fin troppo stretta correlazione tra tipologia contrattuale e tutele.

Cosa manca per maturare ulteriori risultati nella direzione di proteggere il lavoro? Quali impegni per il nuovo anno? Ci preme sottolineare alcune linee di intervento.

In primo luogo, occorre rendere indissolubile il legame tra politiche attive e ammortizzatori sociali la cui necessaria riforma deve contenere per chiunque ne usufruisca il diritto/dovere alla formazione e riqualificazione. Appare a questo scopo non più rimandabile una legge sulla rappresentanza e rappresentatività sindacale in grado di cancellare per sempre la piaga dei contratti pirata. Così come non più eludibile è una nuova legge sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il nuovo mondo del lavoro ha introdotto nuove forme di occupazione, soprattutto nei settori più innovativi. In alcuni di questi si è chiaramente generata una forma di sfruttamento dovuta alla mancanza di diritti fondamentali che normalmente sono garantiti dalla contrattazione collettiva nazionale: i Riders, i lavoratori dell’e-commerce, e dei servizi ad utenti e cittadini solo per citarne alcuni.

Se il mondo del lavoro cambia è necessario adeguare le protezioni, per questo proponiamo un Nuovo Statuto dei Lavori, delle lavoratrici e dei lavoratori. Che sappia garantire in termini di diritti anche il lavoro autonomo. All’interno di questa nuova stagione dei diritti saranno centrali le politiche sulla parità di genere nel mondo del lavoro. A partire dalla parità salariale. Welfare universale che ricomprenda congedi parentali più estesi e utilizzabili da entrambi i genitori, incentivi all’occupazione femminile, sono le misure che abbiamo proposto in questi mesi e che sono presenti anche nell’attuale manovra di Bilancio.

A ciò occorre aggiungere la già citata riforma dell’equocompenso per i professionisti, norma già presenti nel nostro ordinamento, da applicare con il coinvolgimento degli ordini e delle associazioni dei professionisti al fine di garantire i pagamenti (soprattutto dalla Pubblica Amministrazione) e il giusto pagamento delle prestazioni superando la logica delle gare al ribasso. Occorre rafforzare il contratto di apprendistato semplificando le norme, in particolare per le PMI, incentivando tutoraggio e offerta di formazione e rendendo invece meno conveniente l’attivazione di tirocini. Infine, la riforma fiscale che ha il compito di porre regole chiare, uniformi e con imposizione progressiva. Sarebbe opportuno inoltre prevedere incremento del valore delle detrazioni IRPEF per lavoro per i lavori autonomi, atipici e precari, dagli attuali 4800 euro agli 8164 euro previsti per i lavoratori dipendenti e l’eliminazione della doppia imposizione sui rendimenti delle casse professionali attraverso la progressiva riduzione dell’aliquota d’imposta del 26%.

Allo stesso modo il sistema imprenditoriale italiano ha forte bisogno di una direzione chiara e regole certe. Con il virus dovremo convivere anche nel corso di tutto il 2021 (seppur in modo diverso dall’anno passato), ma occorre giocare d’anticipo lavorando sulla prevenzione economica di ciò che potrà accadere. Il debito contratto in questi mesi è sostenibile solo a condizione che i tassi di interesse permangano sotto questa soglia critica per farlo occorre che gli investimenti sappiano essere sostenibili, concentrarsi su transizione ecologica e digitale e la formazione continua del personale pubblico e privato. Per questo serve una governance chiara e agilità nelle decisioni, non solo per le istituzioni pubbliche ma per le aziende partecipate nazionali e locali che devono essere incentivate ad affrontare insieme le grandi sfide di ammodernamento delle infrastrutture e di cambio del paradigma di sviluppo (investimenti green e digitali che cambino il volto delle infrastrutture urbane).

Occorre migliorare il Piano Transizione 4.0, pensato come strumento per la trasformazione digitale delle imprese ma che deve essere premiante per interventi di vera e propria transizione senza indulgere in meccanismi di finanziamenti a pioggia e, soprattutto, premiare la trasformazione delle organizzazioni aziendali e dell’acquisizione di nuove competenze, le persone, i lavoratori, sono la chiave competitiva più importante per vincere la sfida ambientale e digitale.

In questi mesi è aumentato il risparmio privato, occorre ancor più di prima potenziare gli strumenti affinchè diventi investimento nel tessuto economico locale, si incentivino processi di aggregazione e capitalizzazione della piccola media impresa, sostenendo così la ripresa dell’economia reale e locale.

Una menzione a parte merita il settore commercio, serve una politica straordinaria: interventi straordinari che accompagnino l’introduzione di norme europee rispetto alla concorrenza dei giganti del web con incentivi all’innovazione (anche svincolati dal credito di imposta), strumenti per la rinegoziazione dei canoni di affitto e per garantire temporanea flessibilità nei contratti di lavoro.

Le imprese e le istituzioni sono state sottoposte ad uno stress test che le obbliga a ragionare di come cambiare la propria governance in un equilibrio che tenga maggiormente in conto le scelte di lungo periodo, l’efficacia e l’agilità operativa tipica dei momenti di crisi. Questa grande opportunità di ripensarsi come motore di cambiamento è da sfruttare fino in fondo per produrre cambiamenti che ci portino lontano dalla stagnazione precedente all’ondata pandemica. Per questo il vero banco di sfida (spesso a costo zero) rimane la semplificazione, stabilizzando strumenti che riducono i contenziosi, responsabilizzando le stazioni appaltanti a gare che premino la qualità e non il massimo ribasso, risolvendo le criticità e le sovrapposizioni amministrative.

Queste filiere di lavoro sono necessarie per costruire una società dove la ripresa non si concentri solo in alcuni contesti e dove la pluralità dell’iniziativa economica sia tutelata e direzionata secondo una cornice comune, di fatto dove si aiuti l’economia a contrastare la marginalità e la solitudine e a favorire l’investimento sullo sviluppo del capitale umano e del fiorire di nuove competenze e voglia di intraprendere.

 

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