mercoledì 24 Febbraio 2021

Un’occasione da non perdere: ecco come il Recovery Plan finanzia la manutenzione di strade e ferrovie
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Nel maggio del 2020 la nostra categoria di imprese nella manutenzione di ferrovie, strade e autostrade, sul portale di Immagina.eu, aveva posto un tema serio ed indifferibile, cioè un salto tecnologico nella modalità di concepire la manutenzione delle infrastrutture, passando da una semplice attività manutentiva sulle esigenze riscontrate dall’uomo, nell’analisi di alcuni dati e dello stato dei luoghi, ad una manutenzione con rilevamento, calcolo dei tempi di usura, anche inserendo i dati metereologici e l’incidenza dei fenomeni atmosferici sui singoli materiali, facendo elaborare ad un software, ad un’intelligenza artificiale, auto-performante, la previsione di manutenzione e gli “allert” su evidenti scostamenti, da valutare per la sicurezza e l’agibilità, della mobilità sulle infrastrutture.

Nel 2018, ENEA e INGV, dopo le nostre sperimentazioni, su strade e ferrovie, di metodi di rilevamento e calcolo, fecero nascere, nel nostro Paese, il primo centro in Europa per la sicurezza delle infrastrutture strategiche, grazie all’accordo siglato a Roma dai presidenti dell’ENEA Federico Testa e dell’INGV Carlo Doglioni.

EISAC Italia (European Infrastructure Simulation and Analysis Centre) è il primo di altri quattro centri che nasceranno nell’Unione europea a supporto degli operatori delle infrastrutture e della Pubblica Amministrazione per dare continuità a servizi essenziali come la distribuzione di elettricità e acqua, le comunicazioni e i trasporti, in caso di blackout, azioni terroristiche, cyber attacchi ed eventi meteo estremi.

Il Governo Conte, su proposta del Ministero dell’infrastrutture e trasporti, guidato da Paola De Micheli, ha raccolto questa proposta innovativa, programmando 28 miliardi, del Recovery Plan, nel Capitolo “Infrastrutture per una mobilità sostenibile” – Introdurre sistemi digitali di monitoraggio da remoto per la sicurezza delle arterie stradali (e ferroviarie) e conseguenti urgenti opere per la messa in sicurezza arterie stradali (e ferroviarie), ponti e viadotti ammalorati. – Digitalizzazione dei sistemi di controllo e conseguente messa in sicurezza delle infrastrutture stradali (ponti, viadotti e gallerie) e ferroviarie, con l’obiettivo generale di completare entro il 2026, una prima e significativa tappa di un percorso di più lungo termine verso la realizzazione di un sistema infrastrutturale moderno, digitalizzato e sostenibile dal punto di vista ambientale, tenuto conto delle specificità della orografia del territorio italiano.

Inoltre, nel Recovery Plan recentemente approvato sono previsti interventi di messa in sicurezza, contrasto e adattamento al cambiamento climatico, nonché di digitalizzazione della rete stradale e ferroviaria che includeranno una forte componente di ammodernamento tecnologico, attraverso un sistema di monitoraggio digitale avanzato, che consenta una maggiore sicurezza delle infrastrutture stradali e ferroviarie a fronte dei rischi sismici, di dissesto e di incidentalità, realizzando risparmi sulle future spese di manutenzione effettuate in termini predittivi, sulla base della vita dell’infrastruttura.

Per raggiungere questo importante obbiettivo serve un’attenzione ulteriore, in questo passaggio di metodo verso una manutenzione intelligente delle infrastrutture, perché potrebbe venire in mente a qualcuno di considerare queste risorse come un semplice intervento di manutenzione straordinaria, cioè di occasionalità e non un cambiamento strutturale del metodo e delle procedure per la manutenzione ordinaria.

Proprio su questa differenza di progetti ed attività, da decidere nei primi sei mesi del 2021, si gioca il futuro delle nostre infrastrutture pensando al 2050 e non ad interventi, comunque importanti, che ci farebbero ricadere tra 10 anni negli stessi problemi, come per la ferrovia a Pioltello, il viadotto del Ponte Morandi e al ponte di Albiano sul fiume Magra, casi dove la manutenzione intelligente e predittiva non avrebbe causato tragedie umane e danni.

All’Italia, e soprattutto alla sue infrastrutture strategiche per la mobilità, non capiterà mai più un’occasione congiunturale così favorevole al cambio di metodo verso l’innovazione. Questa spinta politica, generata dalla condizione difficili del Paese, dovute alla pandemia e alla crisi economica conseguente causata dal virus, servirà a superare i soliti ostacoli che si determinano tra le indecisioni della Pubblica Amministrazione e la conservazione della rendita di posizione di alcuni soggetti economici, i quali vivono meglio, senza la trasparenza, innovazione ed escludendo ogni criterio di programmazione generabile dal sistema predittivo, in virtù della digitalizzazione degli interventi e della programmazione degli investimenti.

Il nuovo sistema di manutenzione intelligente sarà il banco di prova per la classe dirigente del Paese, burocrati e manager pubblici, a cui il Governo deciderà di affidare i progetti della ricostruzione, persone capaci di rendere le risorse investite dal Recovery Plan nelle infrastrutture in un vero investimento, e non solo in una voce di debito verso le nuove generazioni, per favorire una maggiore produttività delle risorse pubbliche e di tutte le attività economiche, che competono nel mondo con l’ausilio di un servizio di mobilità per le persone e delle merci: affidabile, sicuro e sostenibile; quindi capace di creare quelle condizioni di crescita e sviluppo necessarie per restituire i prestiti all’Unione Europea generando nuovi posti di lavoro ed un vero mercato per le imprese italiane.


Diego Righini, ADFER – Confartigianato

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1 COMMENTO

  1. Io sarei per impegnare delle risorse del Next G.per ristrutturare la linea idrica nazionale,considerando che i lavori “sotterranei “difficilmente trovano risorse nelle finanziarie che destinano i fondi al bisogno del momento e “appariscenti “

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