domenica 18 Aprile 2021

Mettiamoci tutti in gioco per garantire un futuro ai bambini
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Da diverse settimane, il Coronavirus ha cambiato le nostre vite e ha influito significativamente sulla nostra quotidianità e sulla maggior parte delle nostre abitudini. Il lavoro, la scuola, lo sport, hanno richiesto una riorganizzazione quasi totale dei ritmi. Soprattutto nelle famiglie, la quarantena ha richiesto una negoziazione e una mediazione con i componenti del nucleo familiare, alla ricerca di un equilibrio di spazi e di tempi.

Come i bambini e gli adolescenti stanno vivendo l’emergenza Coronavirus? Quali sono stati gli effetti della quarantena sulle dinamiche familiari? Come possiamo pensare ad futuro per i più piccoli?

Sin dall’inizio dell’emergenza, non solo i cambiamenti quotidiani, ma anche le informazioni, i dati e le immagini veicolate da media e social media hanno rischiato di minare alcuni punti saldi della vita di bambini e adolescenti. Alla necessità di spiegare loro cosa stesse accadendo è poi seguita l’urgenza di trovare spazi e linguaggi per affrontare i temi della malattia, della sofferenza e del lutto. Ai genitori e, in generale, agli adulti di riferimento e agli educatori è stato richiesto di ricoprire un ruolo particolarmente arduo, ovvero quello di riconoscere le emozioni e le paure dei bambini e dei ragazzi, nonché aiutarli nell’espressione di emozioni a riguardo.

Con il passare delle settimane, si sono evolute anche le paure. Il rischio è che i bambini si trovino ad assorbire le paure dei genitori rispetto alla mancanza di certezze sul futuro, ad un ipotetica perdita del lavoro o alle difficoltà economiche. Tali elementi sono di difficile comprensione e digestione per i più piccoli, che non di rado risentono di queste tensioni. La riflessione con gli adolescenti ha un sapore molto diverso: questa fascia pone davanti alla necessità di non dimenticarci del bisogno di spiegazioni, ma, soprattutto, della sete di coinvolgimento e di partecipazione e di capacità di promozione di responsabilità sociale. A fronte di questo, occorre pensare, sempre più concretamente, anche in un’ottica futura, ai ragazzi stessi come attivi fattori di cambiamento, dando loro gli strumenti adeguati per promuovere il cambiamento e la responsabilità sociale.

Il digitale ha avuto e sta avendo un ruolo centrale su diversi piani, ma la cautela nell’utilizzo totalizzante di tali strumenti in sostituzione delle relazioni educative e sociali è d’obbligo. La didattica a distanza ha dislocato nell’online non solo l’erogazione dei programmi didattici, ma anche le funzioni educative in senso più ampio. Attraverso le infrastrutture tecnologiche – purtroppo, non sempre presenti in tutte le famiglie italiane con figli in età scolastica – sprazzi di normalità hanno scandito le giornate degli studenti, seppur in un clima di tentennamenti. La sfida della didattica online ha portato anche all’accompagnamento dei docenti nella comprensione delle esigenze dell’infanzia e dell’adolescenza in questa fase così delicata, fornendo competenze per la comprensione e la gestione di particolari fenomeni, cercando anche di costruire delle reti emotive.

La certezza è che gli adulti sono chiamati a fungere da modello per i propri figli, garantendo sicurezza e stabilità. Allo stesso tempo, come già osservato, le famiglie stanno attraversando un periodo mai vissuto prima. Su un terreno già con caratteristiche di instabilità, è chiaro come emergano più facilmente i conflitti e le tensioni, esacerbati ed enfatizzati dalla convivenza coatta e dalle restrizioni. Ai confini imposti dalla quarantena, abbiamo assistito ad un abbattimento progressivo dei confini all’interno della famiglia, aumentando il rischio che le comunicazioni e il dialogo si trasformino con più facilità in conflitti. L’aumento delle richieste di aiuto alle linee di ascolto, consulenza e emergenza, come quelle di Telefono Azzurro, per esempio, è, infatti, espressione di tali difficoltà e del cambiamento dei bisogni delle famiglie italiane.

E’ evidente come sia urgente pianificare piani di ripresa che permettano la collaborazione di diverse realtà del settore, con la consapevolezza della necessità di sintonizzarsi sui diritti dei bambini e degli adolescenti. E’ quanto più necessario mettere in gioco le diverse competenze della comunità, delle Istituzioni, degli Enti locali, del mondo associativo e dello sport, al fine di poter pensare concretamente a un futuro che pensi alla salute e alla sicurezza di tutti, partendo dai bambini e dai ragazzi.

Ernesto Caffo è Professore Ordinario di Neuropsichiatria Infantile all’Università di Modena e Reggio Emilia e Presidente di Telefono Azzurro Onlus

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