giovedì 24 Settembre 2020

Sanità, scuola, bambini: così dobbiamo provare a ripartire
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Non sarà facile riprendere la nostra vita normale. Il Covid-19 ha stravolto le nostre esistenze e sta cambiando i nostri rapporti sociali.

Affrontata la prima fase con la necessaria quarantena, ora bisogna pensarne una nuova per riorganizzare la nostra vita. Occorre farlo adesso, subito, per essere pronti quando gli scienziati ci diranno che il rischio di contagiosità è sceso a un livello non pericoloso.

Bisogna utilizzare questa epidemia per realizzare servizi che saranno utili anche in futuro. Durante le emergenze, infatti, si riescono a realizzare in fretta progetti che in periodi normali richiederebbero mesi.

Dal punto di vista sanitario è necessario riorganizzare la medicina territoriale e le strutture  socio-sanitarie. Le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale), che il Governo ha definito con il decreto del 10 marzo e che dovrebbero partire al più presto, dovranno consentire di individuare i sintomi precoci di questa malattia, prima ancora che il tampone diventi positivo, e consentire la cura domiciliare.

Nello stesso tempo, si effettuerà la mappatura dei pazienti, asintomatici o paucisintomatici, e di tutti i familiari dei casi conclamati, la qual cosa è indispensabile per non incorrere in un circolo vizioso, con ondate di ritorno dei contagi appena finirà il “lockdown”.

Queste strutture, in cui dovranno operare più medici insieme (medico di medicina generale e pediatra di libera scelta), con infermieri e personale amministrativo, in grado di poter effettuare anche alcuni esami diagnostici e in stretto collegamento con gli ospedali di riferimento, nonché dotati di tutti gli strumenti per seguire i propri pazienti con le videochiamate, serviranno anche in seguito per non tornare agli affollamenti dei Pronto Soccorso per codici di bassa intensità.

E inoltre l’equipe dovrebbe essere arricchita anche da psicologi e assistenti sociali per attuare programmi di prevenzione, oltre che di cura, e per mettere ordine nell’assistenza socio-sanitaria.

Sarà difficile immaginare ancora un medico da solo nel suo studio.

Questa nuova organizzazione del territorio consentirà agli ospedali di potersi dedicare ai pazienti complessi e ad alta intensità di cura, mettendo fine finalmente anche in Campania al fenomeno delle barelle e riducendo fortemente la migrazione verso le regioni del nord, avendo anche qui in Campania eccellenze in tutti i settori della medicina (il Cotugno ne è solo un esempio).

Bisognerà ripensare alla scuola. Sarà utile poter continuare con lezioni da casa per integrare quelle fatte in classe e allora ci vorranno istituti attrezzati con wi-fi e computer disponibili per ogni insegnante e pc per ogni alunno, che da casa potrà, attraverso la rete wi-fi, seguire le lezioni o fare i compiti. Ovviamente bisognerà, in questi mesi, formare tutti gli insegnanti, in modo che tutti siano in grado di utilizzare al meglio i nuovi sistemi di comunicazione via web.

Ma c’è un altro aspetto poco considerato in questa pandemia ed è il fatto che la chiusura delle scuole ha privato i bambini anche del pasto scolastico. Per i bambini poveri spesso quello della scuola era l’unico pasto sano ed equilibrato. Si potrebbe, con la fase due, fare in modo che ai bambini venga regolarmente fornito quel pasto che avevano a scuola.

Numerose evidenze scientifiche ci dicono che il pranzo a scuola è associato a migliori performance scolastiche, mentre la precarietà del cibo (dieta irregolare o non sana) può determinare un basso rendimento scolastico e rischi sostanziali per la salute fisica e il benessere mentale.

Infine sarebbe assolutamente necessario far partire un programma di accoglienza per tutti i nuovi nati, con un sostegno economico per ogni figlio e un sistema di accompagnamento almeno fino a 3 anni e poi fino all’obbligo scolastico.

E se le USCA saranno arricchite anche di personale socio–sanitario, si potrà affidare a loro la prima visita domiciliare al neonato e alla mamma e solo poi al pediatra di famiglia, che potrà individuare molto precocemente i bisogni sanitari e sociali di quella famiglia e intervenire prima che il danno si sia instaurato.

L’investimento di risorse economiche destinate ai bambini nei primi mille giorni di vita è quello più altamente produttivo che un Paese può fare. Lo hanno dimostrato molti scienziati e molti Paesi europei stanno già realizzando programmi di questo tipo.  

Così la pandemia sarà per il nostro Paese un’opportunità di crescita e non renderà vano il sacrificio di tanti operatori della sanità e la morte di tanti nostri concittadini.

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