lunedì 28 Settembre 2020

Alleviare le fatiche di chi ci aiuta
A

Immagino che dobbiamo alleviare le tante fatiche di chi ci aiuta, oggi più che mai. Non penso in questo caso alla straordinaria dedizione del personale sanitario. Mi riferisco piuttosto a chi, come genitore, volontario od operatore, cura e protegge: donne e uomini che in famiglia o nei tanti servizi alla persona garantiscono la tenuta dei legami sociali, l’educazione, l’aiuto materiale, psicologico e spirituale, relazioni di fiducia, capitale sociale immateriale.

Lo sconvolgimento dei tempi di vita e di lavoro deve portarci, in questi mesi, ad aiutare le famiglie non solo sul piano della tenuta economica. Serve continuità nel permettere congedi parentali e servizi diurni per i minori (specie se con disabilità) al domicilio o all’aperto in piccoli gruppi. E occorre riprendere, approvare e finanziare la proposta di legge PD per l’assegno unico e la dote unica per i figli, pronta a essere votata alla Camera.

Gli enti del terzo settore meritano una speciale considerazione nel prossimo decreto. Occorre assicurare il pagamento dei corrispettivi per i servizi sospesi e la loro riconversione; prorogare e ridefinire i contratti in essere con le pubbliche Amministrazioni; garantire liquidità e rimborsi spese al terzo settore non imprenditoriale; sbloccare le quote del 5×1000; rafforzare il Servizio civile; far incontrare domanda e offerta di volontariato.

I servizi sociali dei Comuni vanno potenziati, con l’incremento in particolare delle professioni sociali. Ne servono di più anche in sanità, per il contrasto alle dipendenze, la salute mentale, la disabilità, le cure palliative, l’assistenza ai non autosufficienti.

Quanto poi alle situazioni di fragilità, servono risorse per occuparsi meglio delle persone senza fissa dimora e per realizzare con capillarità la distribuzione di generi alimentari. Spero si valuti la concessione di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro alle assistenti familiari straniere che si occupano dei nostri anziani o disabili, a condizione che il datore di lavoro regolarizzi la situazione pregressa e versi anticipatamente alcuni contributi. Penso a un nuovo modello ispirato alla legge 285 e su tutto il territorio nazionale, dedicato ai minori in difficoltà o a rischio di esclusione, gestito insieme da servizi sociali, sanitari, scuola, autorità giudiziarie e terzo settore.

Tutto questo ci vuole da qui a poco, se vogliamo dar sollievo a chi si cura di noi e occuparci davvero di chi fa più fatica. Ma immagino anche un ripensamento complessivo su tutti questi temi. Con nuove leggi che diano una linea coraggiosa e lungimirante. Pensiamo solo all’esigenza di curare di più i nostri anziani a casa. Nulla sarà più come prima. Se non ora, o presto, quando?

Stefano Lepri, Responsabile Terzo Settore Segreteria Pd

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1 COMMENTO

  1. Stefano, ammiro e approvo la proposta….Constato altresi la mancanza di sensibilità sociale della “casta” politica che non capisce di rendersi impopolare per avidità….. Perché non proporre una sostanziale raccolta solidale che potrebbe eliminare il distacco con gli elettori? Ciao

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