mercoledì 2 Dicembre 2020

Bambine e bambini devono tornare a scuola, subito un piano per benessere e sicurezza
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Nel dibattito che si è aperto sulla ripresa della scuola, solo in questi ultimi giorni, e comunque non sempre, ci si è soffermati su quell’importante segmento rappresentato dalla fascia 0 6 anni. Un periodo estremamente importante nel processo di sviluppo della persona, che la stessa unione europea ha più volte richiamato come fondamentale per i processi di autonomia e di crescita delle competenze. Vale la pena ricordare che con la Legge 107 del 2015 il Parlamento ha individuato nel sistema integrato di educazione e istruzione lo strumento principale per l’attuazione del diritto alla cura e all’educazione per ogni bambino dalla nascita ai sei anni; riconoscendo finalmente il carattere educativo dei luoghi che accolgono i bambini più piccoli.

E’ dunque evidente che anche la sospensione delle attività educative ha determinato una situazione grave e difficile, in primo luogo senz’altro per le famiglie, ma anche e soprattutto per i bambini e le bambine, ancor più per tutte e tutti coloro che vivono in quelle situazioni di povertà economica e o educativa, oggi in drammatico aumento, oppure in condizione di acclarata disabilità. Parliamo, in sostanza, di diritti fortemente compromessi che non possono essere considerati secondari ad altri, ma anzi del tutto strategici nella rifondazione di un senso della comunità e della collettività per il dopo virus. Si pongono così nell’immediato due questioni: il mantenimento dell’attuale rete di servizi e la ripartenza dei servizi stessi.

Per la prima questione, dobbiamo senz’altro prendere atto che la crisi economica indotta dal Covid 19 sta pesantemente incidendo sulla rete pubblica e privata dei servizi educativi dell’infanzia, costringendo il sistema integrato ormai consolidato nel nostro Paese ad un grande affanno: non possiamo tuttavia permettere che la ripresa avvenga con un’offerta di servizi inferiore complessivamente a quanto c’era prima. Dobbiamo ripartire da lì, utilizzando comunque questo periodo per una completa attuazione degli strumenti previsti dal D.Lgs. 65 del 2017 che ha chiaramente fissato la tipologia dei servizi per l’infanzia, riconducendo, laddove necessario, l’offerta soprattutto privata in questi binari. Un sostegno economico non può non essere previsto: lo Stato usi questa leva per raggiungere quegli obiettivi di chiarezza nelle tipologie, controllo e vigilanza che la normativa permette, uscendo così dalla crisi con una omogeneità di proposte anche a livello territoriale infra e intra regionale fondamentale per garantire una parità di trattamento e di accessibilità sull’intero territorio nazionale.

Sulla ripresa, è certamente comprensibile che la riapertura dei servizi 0-6 sia uno strumento di conciliazione famiglia–lavoro, e su questo tema sono già peraltro stati predisposti strumenti di sostegno e di intervento, che mi auguro non riproducano tuttavia processi selettivi e gravosi come l’abbandono da parte delle donne, in quanto mamme, del mondo del lavoro per accudire i figli.

Ma il ripartire con l’offerta educativa non può essere pensata solo con questo obiettivo: è invece fondamentale per superare tutte quelle problematicità che prima richiamavo e per garantire a tutte le bambine e i bambini la ripresa di un percorso educativo capace anche di confrontarsi con un periodo di crisi e di incertezza come quello che hanno vissuto e che stanno vivendo. Anzi, la vera risposta per la conciliazione è il potenziamento dell’offerta educativa: dovremmo proporci, come obiettivo di una società che fa della crescita positiva dell’infanzia uno dei suoi obiettivi strategici e primari, che i contributi a diverso titolo erogabili alle famiglie per il sostegno ai figli avvenga solo in funzione di una impossibilità dei servizi di rispondere alla esigenze del nucleo familiare. In sostanza, un’assunzione piena da parte della collettività dei percorsi educativi per lo 0-6 come strumento fondamentale della propria crescita.

Nell’immediato, dobbiamo dunque pensare ad una ripresa che sia improntata ad un reale progetto capace di tenere conto delle diverse variabili in gioco: le esigenze delle famiglie, che devono diventare soggetto di reale co-progettazione nella articolazione e organizzazione dei servizi, quelle legate ad un protocollo sanitario che sappia garantire le massime tutele possibili per gli utenti e per i lavoratori, una nuova lettura pedagogica del messaggio educativo che rivolgiamo ai bambini e alle bambine, in un contesto in cui, come ho già detto, l’incertezza, il limite, l’essenziale sembrano confini (non per forza nei termini negativi con cui spesso immaginiamo questa dimensione) con cui ci si deve confrontare.

Mi pare doveroso ricordare che riaprire nidi e scuole infanzia non è solo gestione di mascherine e distanziamento sociale: il corpo e il contatto sono strumenti per l’identità e nello 0-6 sono ineliminabili. E’ in questo contesto, senza troppi infingimenti, che dobbiamo perseguire condizioni di benessere e sicurezza: sicurezza, come detto, per gli operatori e per i bambini e le bambine, benessere come recupero dello stare bene all’interno di uno spazio educativo.

Sarebbe dunque a mio avviso necessario che rapidamente siano adottate linee guida nazionali in campo sanitario e di indirizzo pedagogico, per poi rimettere alla dimensione territoriale (attraverso protocolli operativi) la ripartenza dei servizi. Abbiamo in sostanza bisogno che a settembre, anche in forme ed articolazioni nuove, si riparta; e per fare questo, più che aspettare settembre, c’è bisogno che il settore pubblico e privato, in forma anche integrata, ripartano da subito con sperimentazioni sul campo, necessarie per testare le necessità e i possibili riadattamenti.

Questo, perché i bambini e le bambine non possono rimetterci per causa nostra.

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