giovedì 9 Luglio 2020

Per le donne più investimenti e meno sussidi
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Egregio Presidente Conte,

Le scriviamo a nome di milioni di donne italiane che, tra i tanti stravolgimenti dovuti alla pandemia, rischiano di vedere erose le conquiste per la parità fatte in decenni di lotta nel nostro Paese. Il virus infetta e uccide molti più uomini, eppure le donne pagheranno il prezzo più alto per il covid: secondo l’OECD, le donne dovranno affrontare maggiori costi personali e lavorativi in conseguenza della pandemia.

In Italia, l’80% del personale sanitario è composto da donne, secondo Women in Surgery Italia. E’ grazie a lavoro che in Italia si sono potute salvare vite, curare malati, affrontare l’aspetto sanitario dell’epidemia. Ma le donne non sono solo in prima fila negli ospedali, lo sono anche nella gestione familiare.

Già prima del covid19, le donne italiane in media dedicavano molto più tempo al lavoro domestico non pagato (5h13’ ore al giorno, contro l’ora e 50 minuti degli uomini). L’epidemia ha reso la conciliazione tra lavoro e cura familiare estremamente più complicata: con la chiusura delle scuole, la riduzione di aiuti esterni alle famiglie dovuta alla quarantena, per molte donne stare a casa ha significato un “esserci” per i figli e per il coniuge a discapito dello spazio per il lavoro e per sé.

Dall’inizio dell’epidemia ascoltiamo storie di grande fatica da parte delle donne italiane. C’è Annalisa, direttrice di un settimanale, che si è accorta che l’attitudine a valutare una donna meno di un uomo è dura a morire persino nella sua famiglia: si è ritrovata a dirigere la sua rivista dallo stesso tavolo sul quale le sue figlie fanno compiti e disegni. In casa c’è una sola stanza isolata per lo smart working, occupata dal marito. C’è Elena, che lavora lontano e ha una bambina di 10 mesi. Senza servizi a cui affidare sua figlia, già sa che dovrà licenziarsi. C’è Anita, appena assunta a tempo indeterminato in un laboratorio per analisi mediche, licenziata sui due piedi quando ha comunicato all’azienda di essere incinta.

Nessuna delle misure prese dal governo si è rivolta alle donne italiane. Quando si è deciso di riaprire le attività economiche non si è pensato a come aiutare le famiglie nella gestione dei figli con le scuole ancora chiuse. Secondo uno studio di Alessandra Casarico per lavoce.info le attività che resteranno ancora chiuse impiegano in maggioranza donne, che così vedranno ridurre proporzionalmente di più i propri redditi e risparmi (già mediamente più bassi di quelli degli uomini). Le donne, che già oggi hanno impieghi più precari e più saltuari degli uomini (persino a parità di titolo di studio e anzianità) sono più a rischio disoccupazione.

Stiamo in questi giorni varando nuove misure, a debito, per affrontare gli effetti economici del coronavirus. Pensiamo alle donne. Sarà un debito più giusto e più buono quello che faremo con l’obiettivo di salvare i posti di lavoro delle donne e di crearne altri.

Innanzitutto, meno fai da te e più servizi. Per tornare al lavoro, le donne hanno bisogno di essere aiutate nei compiti di cura e educazione, soprattutto se le scuole sono chiuse. In vari paesi europei hanno iniziato fornendo questi servizi solo per le famiglie dei lavoratori indispensabili, per le famiglie monoparentali, per le donne che devono lavorare fuori casa, per poi, una volta che la situazione sanitaria si è stabilizzata, sono stati estesi a tutti. Un robusto bonus baby sitter, da attribuire per ogni figlio (e non per nucleo familiare), aiuterà a coprire i costi e a rispondere alle esigenze di ogni famiglia. Saranno servizi diversi dal solito, come avviene in altri paesi europei: all’aperto, in gruppi piccoli, con personale qualificato, sempre gli stessi bambini e gli stessi educatori, con precise regole per la sanificazione di giochi e spazi al chiuso.

Per le scuole, portiamoci avanti. Bisogna da subito pensare a settembre, preparandone la riapertura, senza annunci improvvisati. Adeguiamo le strutture scolastiche e con un aumento del personale. Fissiamo criteri e modalità per la DAD e rendiamola davvero accessibile a tutti. Chiediamo agli insegnanti, se sarà necessario, un impegno a lavorare di più, e in modo diverso. Finora lo hanno fatto, senza guida, basandosi solo sulla buona volontà.

Incoraggiamo l’autoimprenditorialità femminile. Investiamo sui talenti e le capacità delle donne: le imprese femminili sono più resilienti alle crisi.

Infine, dato che chiediamo flessibilità alle famiglie, e quindi alle donne, diamo in cambio flessibilità. Alle donne deve essere consentita la massima elasticità possibile sul posto di lavoro, per evitare che si licenzino o perdano il lavoro. Lo smart working e gli orari flessibili vanno incentivati e promossi. Dobbiamo ampliare a più categorie contrattuali e rendere più flessibile il congedo parentale, anche con modalità di fruizione a ore. Fissiamo una soglia di reddito sotto la quale il congedo corrisponda al 65% dello stipendio. Dobbiamo permettere di combinare fruizione del congedo parentale (o della cassa integrazione) con il bonus baby sitter. Creiamo una speciale aspettativa-covid, non pagata, per permettere ai genitori di prendersi cura dei figli senza perdere il lavoro.

Il covid passerà, ma non possiamo accettare che lasci cicatrici indelebili sulle opportunità di lavoro e emancipazione delle donne.


Lettera indirizzata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, firmata dalle deputate del Pd Chiara Gribaudo e Lia Quartapelle

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