mercoledì 2 Dicembre 2020

Formazione sanitaria. Non semplici sogni, ma inviolabili diritti
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8,845 miliardi, questa è la cifra degli investimenti che sono stati stanziati negli ultimi 5 mesi, cifra che ha superato il totale dei precedenti 5 anni. Numeri alla mano i soldi stanziati nel DL Rilancio ci rendono particolarmente orgogliosi, sono stati investiti 1256 milioni per il territorio, 1457 milioni per gli ospedali e 526 milioni per il personale.

Nei 526 milioni per il personale è compreso un incremento di 4200 borse di specializzazione che si vanno ad aggiungere ai 7317 contratti già resi strutturali e alle 1000 borse una tantum stanziate nell’ultima legge di bilancio, per un totale di 12517 borse di specializzazione per il SSM2020 alle quali si sommeranno le borse regionali. Ci fermeremo qua? Assolutamente no, abbiamo fatto dei passi importanti mai fatti in precedenza ma ora il DL Rilancio andrà in parlamento, il nostro obiettivo è ovviamente quello di migliorarlo ulteriormente provando a finanziare altre borse di specializzazione e rendere parte di esse strutturali.

Ora però vorrei avvolgere la cassetta e tornare indietro, partendo da dove tutto ha avuto inizio.

Come funziona l’orientamento in Italia? In Italia l’orientamento è spesso relegato ad un momento finale nel percorso di studi della scuola superiore, dando soltanto una superficiale parvenza allo studente di quelle che saranno le offerte formative universitarie. Così spesso buona parte dei giovani neo diplomati sceglie Medicina, spinti dai genitori, spinti dalla routine di fare il fatidico test (quanti dei nostri amici hanno deciso di farlo “tanto per” e poi una volta passato hanno detto “vabbè proviamo, vediamo se mi piace”?), spinti da un possibile guadagno in un futuro tutt’altro che prossimo, tutt’altro che certo.

Quanti di loro sono realmente consapevoli di questa scelta? Penso pochi.

Qualcuno aggiungerebbe “non è tutto oro quello che luccica” o “ fare il medico è una missione, non è per tutti”, le solite noiose e morbose frasi fatte. Quello che vorrei dire è semplicemente che al di là della scelta, che può essere veterinaria, architettura, giurisprudenza e così via, dobbiamo dare a questi ragazzi i consoni strumenti per fare una scelta consapevole.

Come? Introducendo l’orientamento nel percorso formativo fin dal III-IV anno, attraverso l’introduzione di ore obbligatorie e crediti specifici, dando la possibilità di stage nel progetto di alternanza scuola-lavoro per l’ultimo anno scolastico, attraverso varie attività ( nel nostro caso in ambito ospedaliero).

Secondo step: numero chiuso sì o numero chiuso no? Attualmente non ci sono le condizioni per eliminare una selezione a valle, ci sono sicuramente i margini per migliorarla. Quello che potremmo fare fin da subito è inserire una bibliografia ufficiale, aumentare i quesiti di logica e problem solving, istituire una piattaforma online nazionale che possa impartire nozioni di biologia ,chimica ,matematica e fisica per poter far partecipare gli studenti con una più equa base di partenza.

Non penso neanche che aumentare i posti messi a bando sia una scelta giusta, considerando le grosse difficoltà per garantire a tutti i laureati un percorso formativo completo. “Superato il test è tutto in discesa”, chi non si è mai sentito dire questa frase? Siamo sicuri? Andiamo avanti nel nostro percorso.

Terzo step: il percorso di studi di uno studente di medicina va bene così o andrebbe aggiornato? 36 esami, 60 crediti di tirocinio professionalizzante ed una tesi. Sulla parte teorica non ci batte nessuno, ma un neo laureato in medicina in Italia quant’è preparato sotto l’aspetto pratico facendo un paragone con i suoi colleghi europei? Purtroppo poco, per raggiungere gli standard dei nostri colleghi Europei bisogna aspettare la specializzazione o dovremmo sperare di trovare il giusto spazio per farci le ossa sul campo con guardie mediche o sostituzioni dal MMG.

In uno dei nostri documenti abbiamo già descritto la strada da percorrere per migliorarci sotto questo punto di vista: presenza di maggiore attività pratica fin dai primi anni di studio del CdL, uniformità delle skills al livello nazionale da raggiungere entro i 6 anni, prevedere la presenza di ore di insegnamento non solo pratico ma anche teorico per la materia di Medicina Generale e un ricalcolo delle ore della didattica per il ricalcolo del corpo docente. Facendo attenzione a non sottovalutare l’ultimo punto a maggior ragione ora che la laurea è diventata abilitante.

Senza un numero sufficiente di tutor, come possiamo pretendere di trasmettere nella maniera adeguata le competenze di tipo pratico agli studenti? Come possiamo verificare che questi ultimi le abbiano acquisite e che siano pronti per esercitare la professione? Eccoci al fatidico giorno post discussione: siamo Dottori, abbiamo una laurea in mano, qualche epatocita in meno e molto mal di testa (però possiamo prescriverci l’oki).

Dopo un test iniziale, 6 anni di studio (nel migliore dei casi), 36 esami e 60 cfu di tirocini, siamo Medici…finalmente! Un percorso tutt’altro che semplice, accompagnato da tante soddisfazioni ma anche innumerevoli rinunce e sacrifici, un percorso che però non ha ancora incontrato quello che per molti sarà il loro maggiore ostacolo: l’imbuto formativo.

Chi rimane incastrato in questo limbo viene chiamato “camice grigio”, cioè medici che non riescono ad entrare nel percorso formativo post laurea di specializzazione o mmg. Chi non si è sentito dire almeno una volta prima di fare il test “scegli medicina, una strada sicura e piena di certezze”?

Ecco, siamo arrivati a scontrarci con quell’ostacolo che le “certezze” le distrugge. Il Pd deve farsi garante per questa classe di cittadini, il nostro obiettivo è quello di assicurare una borsa di specializzazione per ogni laureato. Il test deve diventare una metodica utilizzata per smistare i ragazzi, in base al punteggio conseguito e alle loro preferenze, nei differenti percorsi di specializzazione e non un metodo di selezione esclusivo.

Per fare questo però è indispensabile fare una riforma della formazione medica specialistica, siamo a due anni dall’inizio di questa legislatura ed i tempi sono maturi, è tempo di agire per tutelare i nostri Professionisti e la Sanità Pubblica.

Ricordiamocelo bene: specializzarsi non è un semplice sogno ma un inviolabile diritto.


Stefano Manai, Responsabile Nazionale della Formazione Medico Sanitaria del PD

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