lunedì 25 Maggio 2020

Dieci frasi-simbolo (poco conosciute) di Giovanni Falcone per capire la mafia
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È possibile, a distanza di 28 anni dalla strage di Capaci, continuare a ricordare Giovanni Falcone con le solite due frasi che chiunque non ne abbia mai letto nulla ripete quasi a pappagallo?  Prima frase: “Come diceva Falcone, follow the money”… Là, ecco l’esperto. Oppure, seconda frase: “Falcone diceva che la mafia, come tutti i fenomeni umani, ha avuto un inizio e avrà una fine”. Oh, lei sì che l’ha studiato…
Ma quello di seguire le tracce del denaro è stato un grande insegnamento tecnico-professionale. Che ora però viene (per fortuna) praticato da quasi tutti. Mentre la fine della mafia richiede, per Falcone, un rigoroso impegno collettivo che nella formula da esperti non compare.

E se le frasi da ricordare fossero altre? Se ci fossero altre frasi capaci di trasmetterci insegnamenti e interrogativi morali e civili scomodi come fu scomodo lui? Ne ho selezionate dieci e ve le consegno. Rifletteteci, cercatene il significato più profondo, anche rispetto alla nostra realtà di tutti i giorni. E sarà un 23 maggio più ricco, perfino più bello.

1. A PROPOSITO DEI MAGISTRATI CHE NON CAPISCONO NULLA DI MAFIA
“Uno dei miei colleghi romani, nel 1980, va a trovare Frank Coppola, appena arrestato, e lo provoca: ‘Signor Coppola, che cosa è la mafia?’. Il vecchio, che non è nato ieri, ci pensa su e poi ribatte: ‘Signor giudice, tre magistrati vorrebbero oggi diventare procuratore della Repubblica. Uno è intelligentissimo, il secondo gode dell’appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia…”.

2. A PROPOSITO DEL BISOGNO DI RIGORE PROFESSIONALE DI MAGISTRATI E INVESTIGATORI
“Solo il rigore professionale di magistrati e investigatori darà alla mafia la misura che la Sicilia non è più il cortile di casa sua e quindi servirà a smontare l’insolenza e l’arroganza del mafioso che non si inchina all’autorità dello Stato”.

3. A PROPOSITO DELLO STATO CHE SI LIBERA DEI MIGLIORI SERVITORI
“Anche lo Stato, infatti, in certi casi cede alla tentazione di liberarsi del singolo inquirente scomodo rimuovendolo o destinandolo ad altra sede”.

4. A PROPOSITO DELLA SUPERIORITA’ DELLO STATO-MAFIA
“Confrontandomi con lo ‘Stato-mafia’ mi sono reso conto di quanto esso sia più funzionale ed efficiente del nostro Stato e quanto, proprio per questa ragione, sia indispensabile impegnarsi al massimo per conoscerlo a fondo allo scopo di combatterlo”.

5. A PROPOSITO DELLO STATO-PENDOLO
“Questo è il quadro realistico dell’impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata. Emotivo, episodico, fluttuante. Motivato solo dall’impressione suscitata da un dato crimine o dall’effetto che una particolare azione governativa può esercitare sull’opinione pubblica”.

6.A PROPOSITO DELLA POLITICA CHE PRENDE ORDINI DALLA MAFIA
“E’ evidente che è la mafia ad imporre le sue condizioni ai politici, e non viceversa”.

7. A PROPOSITO DEI PICCOLI E GRANDI MAESTRI CANTORI
“La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione”.

8. A PROPOSITO DELLE STUPIDAGGINI E DELLE FOLLIE DEGLI ONESTI
“In certi momenti questi mafiosi mi sembrano gli unici esseri razionali in un mondo popolato da folli”.

9. A PROPOSITO DI INTELLETTUALI E POLITICI FIANCHEGGIATORI
“La mafia è razionale […] Se la minaccia non raggiunge il segno, passa a un secondo livello, riuscendo a coinvolgere intellettuali, uomini politici, parlamentari, inducendoli a sollevare dubbi sull’attività di un poliziotto o di un magistrato ficcanaso, o esercitando pressioni dirette a ridurre il personaggio scomodo al silenzio”.

10. A PROPOSITO DELLE SOLITUDINI MORTALI
“Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello stato che lo stato non è riuscito a proteggere”.

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