giovedì 24 Settembre 2020

L’istruzione genera eccellenza, diamole il valore e le risorse che merita
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Per cogliere le straordinarie opportunità forniteci dal Recovery Fund, 173 miliardi per l’Italia, bisogna rapidamente decidere quali saranno gli asset strategici degli investimenti nel prossimo futuro.

Il segretario Zingaretti ha segnato chiaramente la strada da seguire nel momento in cui ha delineato i cinque pilastri su cui dovranno basarsi le scelte economiche fin da oggi: sfide energetiche, digitale, centralità di scuola, università e ricerca, lotta alla burocrazia, protagonismo in Europa. Credo che finalmente possiamo e dobbiamo dare alla scuola, generatrice di valore per eccellenza, le risposte che merita. Sappiamo bene tutti, infatti, che soltanto la conoscenza e la formazione riusciranno a far ripartire il Paese, aiutandolo a superare la gravissima crisi che lo ha colpito.

Il Partito democratico ne è sempre stato convinto, Nicola Zingaretti lo annunciò nel momento stesso in cui ne divenne il segretario, lo ribadì al Presidente Conte quando nacque il governo con il M5S, lo riafferma oggi con forza, nel momento in cui il Paese deve scegliere il proprio futuro. La pandemia ha comportato una gravissima crisi sanitaria, economica e sociale, ma ha messo anche in luce le drammatiche emergenze educative che dobbiamo affrontare prima che sia troppo tardi.
Ed allora cominciamo dai nidi, per portarli ovunque sul territorio nazionale, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle isole, dove la loro presenza è scandalosamente carente. Ormai la migliore letteratura socio psicopedagogica è unanimemente concorde nell’affermare che una scolarizzazione precoce combatte la dispersione scolastica e la povertà educativa.

Se gli investimenti dovranno avere un’anima, una visione che produca effetti virtuosi anche in futuro, mettiamone sul tempo pieno: una scuola che assolva al compito che le è affidato in un sistema democratico, cioè ridurre i divari, combattere le diseguaglianze, è una scuola che produce valori e valore, aiuta a trovare lavoro di qualità, contribuisce all’innalzamento del Pil.

E questa scuola deve essere gratuita, totalmente gratuita,dai libri di testo ai trasporti, dagli zaini ai viaggi di istruzione, alle borse di studio, per quelle famiglie più fragili, per le quali la costruzione di un futuro migliore per i figli non può e non deve essere un peso sulle loro spalle.

Per una scuola che merita risorse, servono docenti formati in partenza, che continuino a formarsi per tutto l’arco della vita professionale, che vengano retribuiti come professionisti della conoscenza, recuperando così l’autorevolezza e la considerazione sociale che meritano.

Tutte cose che abbiamo detto da tempo, lottando però contro la mancanza di risorse.
Ora le risorse ci sono. Se non le utilizziamo per i nostri bambini ed i nostri ragazzi, ai quali peraltro stiamo lasciando il peso di una pesante eredità, non avremo più alibi. Accanto a queste riflessioni di prospettiva, da affrontare al più presto, c’è il drammatico e indifferibile problema della ripresa delle attività didattiche, che preme con urgenza perché senza una ripresa in presenza rischiamo di perdere definitivamente un’intera generazione e soprattutto i nostri alunni più fragili. Siamo pronti con proposte operative che abbiamo consegnato al governo, che sta facendo sforzi enormi per consentire la ripartenza.

Ma serve un cambio di passo.

Per aprire in piena sicurezza a settembre, gli spazi e gli organici che abbiamo a disposizione purtroppo non sono sufficienti. Questo il grido di allarme che proviene dai territori, dagli amministratori locali, dagli operatori della scuola e che la politica non può non raccogliere.

Sugli organici importante è stato l’intervento della viceministra all’Istruzione che ha ottenuto dal Mef la stessa dotazione in organico dei docenti dello scorso anno, nonostante il calo degli studenti. Ma bisogna chiedere con forza uno sforzo ulteriore. Per il distanziamento fisico tra gli alunni è urgente e necessario evitare i tagli delle classi e potenziare gli organici, ascoltare i sindaci e le comunità dei piccoli comuni delle aree interne e dei comuni montani che chiedono deroghe alla fredda legge dei numeri nella costituzione delle classi. Lasciare invariati i criteri per la costituzione delle classi e per il mantenimento dell’autonomia, rischia di far scomparire classi e risorse proprio dalle scuole che hanno un’utenza più fragile ed una incidenza di alunni con disabilità maggiore.

Molti cantieri per l’edilizia scolastica sono partiti, ma anche qui dobbiamo cogliere l’occasione per un’edilizia scolastica innovativa, per la costruzione di nuove strutture e l’ampliamento di quelle esistenti, per la costruzione rapida di prefabbricati che potranno poi servire per le palestre, i laboratori, le biblioteche di cui molte scuole sono oggi sprovviste.

Se non ora quando?

L’importanza vera che si dà ad un settore dipende da quante risorse si impiegano seriamente in esso. Ed è da come affronteremo questa sfida, dalla capacità di dare impulso alla scuola, alla ricerca e all’università, che saremo giudicati dal Paese.


Camilla Sgambato è responsabile Scuola nella segreteria nazionale del Partito Democratico

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