giovedì 9 Luglio 2020

Educazione motoria e sportiva nelle scuole, ora anche l’Italia faccia il salto di qualità
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L’assenza di dibattito sulla mancanza delle quantitativamente (e probabilmente anche qualitativamente) modeste ore di educazione motoria e/o fisica e/o sportiva nella scuola ai tempi del Covid19, testimonia ancora una volta l’inconsistenza di un vero e proprio progetto educativo – formativo per l’acquisizione da parte degli studenti, in condizioni di equità (scuola di tutti), di competenze motorie adeguate. Questo percorso, in realtà, dovrebbe essere integrato in maniera efficiente ed efficace in tutto il percorso dell’obbligo scolastico.

E’ il solito discorso: per noi italiani corpo e mente sono scissi, forse secondo il peggiore travisamento di una visione cattolica con il corpo sempre al “secondo posto”. Accanto a questo, il “solito” errore di considerare i bambini “naturalmente” attivi e con a disposizione, come era forse negli anni ’50, ampie praterie, anche urbane, in cui giocare, arrampicarsi, rotolare… Non è così e alla naturale sedentarietà pre-corona virus, dove solo una piccola frazione della popolazione giovanile riusciva a svolgere l’ora giornaliera di attività motoria di livello moderato-intenso ritenuta indispensabile dall’OMS, si assiste ora ad un inevitabile peggioramento legato alla sedentarietà forzata dalla pandemia che comporta la clausura e una ancora maggiore consuetudine all’utilizzo dei social media a discapito del movimento.

E’ intuitivo quanto questo possa essere ancora più deleterio per i ragazzi con problemi motori e/o relazionali, di cui, ancora una volta, nessuno parla.

Che fare? Bisogna cogliere l’occasione per ridiscutere il percorso educativo legato all’educazione motoria fino a quella sportiva nella scuola e forse questo consentirà di dare al mondo della sport una maggiore “consistenza” educativa e maggiori certezze.

Bisogna qui ricordare nuovamente le diseguaglianze presenti nella formazione e nell’educazione motoria legate a diversi fattori:
1. Diseguaglianze sociali che privilegiano le famiglie e le classi sociali più sensibili al tema “indispensabilità” di un’educazione motoria e a uno stile di vita sano ed attivo
2. Diseguaglianze economiche che fanno sì che solo chi si può permettere di pagare rette in società sportive può portare i figli a corsi (sempre che questi siano in grado davvero di svolgere una funzione educativa, in senso ampio..)
3. Diseguaglianze logistiche: ambienti privi di verde, di parchi sicuri, strutture sportive lontane..
4. Diseguaglianze scolastiche con strutture sportive interne o esterne sportive carenti e/o insufficienti, insufficiente formazione e/o proposta per gli alunni anche e soprattutto per quelli con problemi motori.

Ma la Scuola è il luogo della equità e della formazione. Per cui la proposta potrebbe essere quella di ampliare e rendere obbligatoria una vasta offerta formativa sui temi dell’educazione motoria/sportiva nella Scuola con uno stringente rapporto con le società sportive dotate di Laureati in Scienze Motorie preparati sulle tematiche relative all’età evolutiva, con rapporti che possano comprendere diverse specializzazioni sportive in cui tutti gli alunni possano essere coinvolti identificando un’area di loro interesse e che possa mantenere nel tempo la motivazione all’adesione a uno stile di vita attivo.

Diciamo 6 ore la settimana (3 ore due volte la settimana? 2 ore per tre volte la settimana?) favorendo così lo sviluppo di una mentalità polisportiva e socializzante all’interno delle Società Sportive e consentendo alle società stesse di dare continuità al lavoro dei propri istruttori laureati in scienze motorie, facendoli uscire dagli “oscuri rimborsi spese” e consentendo loro di identificare meglio e correggere i deficit di competenze motorie dei bambini/ragazzi, anche in associazione alle Neuropsichiatrie Infantili, identificando i talenti, promuovendo ed organizzando eventi e competizioni di ogni tipo. Dalle freccette, all’atletica leggera, dall’hockey al tamburello, dalle bocce agli sport adattati perché la competizione è formazione, è crescita. Si eviterebbe anche l’inquinamento da trasporti singoli da Papà o Mamy Driver.

Gli attuali insegnanti di educazione fisica delle scuole sono quasi sempre impegnati in altre attività sportive al di fuori dell’attività scolastica: all’interno di questo percorso godrebbero di un maggiore protagonismo con anche un ruolo di proposta e coordinamento-verifica. Chiaramente questo dovrebbe essere gratuito nella Scuola dell’obbligo che dovrebbe pagare le Società Sportive/Polisportive locali selezionate dal Consiglio di Istituto. Tutto ciò costituirebbe un percorso molto interessante arricchendo notevolmente quel “capitale sociale” fondamentale per una società sana e giusta.

L’attuale necessaria riorganizzazione degli orari con il distanziamento sociale potrebbe favorire la sperimentazione anche per ricuperare i mesi di inattività.
Anche sul tema della disabilità si potrebbero fare in questo modo molte cose interessanti ricordando che in molte realtà del Nord Europa le ore di educazione motoria per i disabili nella Scuola sono funzionali all’acquisizione del maggior livello di autonomia possibile, cosa poi spendibile nella quotidianità, anche sportiva. Da noi non è MAI così.

Insomma, cogliamo il momento per dare una svolta a questo carentissimo aspetto non solo della Scuola ma di tutta la Società Italiana. Voglio a questo punto ricordare come i livelli di competenza motoria anche in termini di valore assoluto delle prestazioni si sono ridotti in questi ultimi decenni e spesso i livelli migliori sono ottenuti da bambini/ragazzi di origine non italiana anche se qui si sta verificando un adattamento ai livelli inferiori di competenza motoria.

In questo percorso un ruolo importante di indirizzo, formazione e verifica, possono svolgerlo i corsi di Laurea in Scienze Motorie.

PER ORA
Opportuno organizzare attraverso accordi con gli Uffici scolatici provinciali, le Società Sportive/Enti di Promozione e i Comuni CENTRI ESTIVI aperti ai bambini ragazzi per recuperare e sviluppare esperienze motorie e di socializzazione significative. Questo anche utilizzando gli Insegnanti di Educazione Fisica delle Scuole, sicuramente non coinvolti più di tanto nella Didattica a Distanza. Questo impiego di personale già stipendiato, insieme all’utilizzo di strutture sportive possibilmente comunali, consentirà di mantenere bassi i costi facendo così attenzione all’equità.


Dott. Ferdinando Tripi. Specialista in Pneumologia, Allergologia e Medicina dello Sport
Già direttore del Servizio di Medicina dello Sport AUsl di Modena, consulente della Regione Emilia-Romagna per la promozione e prescrizione dell’esercizio fisico e dello sport, consulente del Ministero Salute per la lotta al doping

Attualmente Consigliere Comunale – Comune di Modena

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