domenica 27 Settembre 2020

La scuola è un’infrastruttura strategica e nessuno verrà lasciato solo
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Qualche ora fa la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il cosiddetto “decreto scuola”, un provvedimento necessario per fornire alle comunità scolastiche e alle famiglie indicazioni sulla conclusione di questo anno condizionato dall’emergenza sanitaria in corso e per cominciare a definire la ripartenza di settembre. Una ripartenza che non potrà non tenere conto del fatto che nei prossimi mesi dovremo trovare modi per tornare alla normalità consapevoli comunque di essere ancora in attesa del vaccino.

Il lavoro delle scorse settimane è stato intenso e per questo motivo ringrazio i colleghi Parlamentari che hanno dato il loro contributo e si sono spesi anche in sessioni notturne per arrivare in tempo all’approvazione della norma. Ho trascorso 72 ore in aula ad ascoltare le osservazioni e le proteste delle opposizioni e credo che, al netto di alcuni toni decisamente fuori luogo, sia stato utile.

Quello che si sta concludendo in questi giorni è stato un anno scolastico eccezionale da molti punti di vista. Ma è anche servito a far comprendere a tutti quanto sia importante la scuola per la collettività: le comunità scolastiche hanno dato una grande prova di forza di volontà e di capacità di mettersi in gioco. Insegnanti, dirigenti, personale amministrativo, tecnico e ausiliario, studenti, famiglie: nessuno di loro si è arreso, tutti sono andati avanti con fiducia anche nei momenti più complicati che abbiamo vissuto. Voglio ringraziare tutti e ognuno per questo sforzo senza precedenti.

La didattica a distanza è stata fondamentale per rispondere all’emergenza, ma ha anche messo in evidenza diseguaglianze e fragilità. Le competenze sviluppate resteranno a disposizione, anche se siamo tutti consapevoli che a settembre non si può ricominciare con la DaD. Perché la scuola è un’altra cosa. E si deve tornare a scuola, in presenza, a garantire a tutti il diritto all’istruzione, pienamente. Naturalmente nel rispetto dei protocolli di sicurezza, senza mettere a rischio la salute.

Quindi bisogna aprire in fretta una nuova fase. In questi giorni si è parlato di plexiglass, visiere e altro. Un dibattito che rispetto, ma che credo rischi di confondere in un momento che è di per sé già molto complicato.

Abbiamo pochissimo tempo per individuare con gli Enti Locali gli spazi aggiuntivi che serviranno per garantire il distanziamento e la sicurezza. In molti hanno commentato il documento del Comitato Tecnico Scientifico con toni apocalittici, tacendo quel che la normativa vigente già prevede quanto ai metri quadri per alunno da garantire nelle classi. Rispettare il criterio del metro di distanza vuol dire garantire due metri quadrati ad alunno nelle classi, un parametro molto vicino a quanto indicato dal DM del 1975 in vigore. Difficile ma non impossibile nelle nostre strutture. Ho incontrato più volte in questi giorni Regioni, Comuni e Province per quanto di mia competenza e ci siamo dati un metodo di lettura dei dati che sarà utile per gli incontri “bilaterali” informali che avremo dalla prossima settimana con le singole Regioni, gli USR e le rappresentanze regionali di ANCI e UPI, per approfondire le esigenze e gestire insieme le criticità. L’autonomia scolastica avrà un ruolo importantissimo, così come i patti di comunità, ma serve un accompagnamento da parte delle Istituzioni centrali perché nessuno resti indietro. Ci stiamo già muovendo in questo modo, utilizzando le risorse che abbiamo a disposizione sull’edilizia leggera.

Nel frattempo bisogna prendere in fretta delle decisioni su organici da potenziare per ridurre il numero di alunni per classe, orari di ingresso e uscita – scaglionati, ma praticabili – che permettano di evitare assembramenti, sul trasporto scolastico e sulle mense. Anche in questo ambito autonomia e comunità locali conteranno moltissimo, ma occorre supportare le singole realtà perché nessun dirigente e nessun Ente Locale venga lasciato solo a gestire le difficoltà. Ci troviamo ad affrontare una situazione inedita e dobbiamo condividere la responsabilità delle decisioni che sarà necessario assumere. Se le mascherine debbano o meno essere obbligatorie per gli studenti si potrà decidere, credo, più a ridosso del nuovo anno scolastico, anche alla luce dell’andamento dell’epidemia.

Ultima questione è poi quella che riguarda la data delle elezioni. Ferme restando la sovranità del Parlamento e le prerogative delle Regioni sono convinta che non possiamo permetterci di aprire le scuole per poi doverle richiudere poco dopo, in quanto sede di seggi elettorali.

In questa fase così delicata, nella quale la scuola è tornata al centro del dibattito pubblico, è fondamentale cogliere l’opportunità che viene dalla crisi, investendo tutte le risorse che servono e assumendo in fretta decisioni che sono cruciali per il futuro del Paese. Mai come oggi, infatti, il nostro futuro passa dalla scuola e dalla capacità che avremo di riconoscerla, coi fatti, come infrastruttura strategica.

Anna Ascani è viceministra dell’Istruzione

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