mercoledì 14 Aprile 2021

Dopo anni di chiacchiere, finalmente la svolta su famiglie e figli. Parla Graziano Delrio
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“Con il Family Act si mettono insieme diversi provvedimenti, come il congedo parentale, e tutta una serie di misure volte alla cura e al sostegno dei figli che, a differenza delle tante chiacchiere sulla famiglia che abbiamo sentito per anni dai governo di centrodestra, danno il segno di un vero cambiamento in atto in questo Paese”. Ne è convinto Graziano Delrio, capogruppo del Pd alla Camera, che su questi temi si spende da anni in prima persona.

Presidente Delrio, perché è così importante che il governo abbia approvato il Family Act?

“Intanto è fondamentale che la maggioranza nel suo complesso abbia assunto il tema della famiglia come prioritario. Il pilastro fondamentale del cambio di passo è rappresentato dall’assegno unico e universale per le famiglie con figli. Si tratta di una proposta del Pd, che abbiamo cominciato a discutere quando stavamo all’opposizione, perché era scritta nel nostro programma di governo. L’impegno che vogliamo mantenere, come ha detto anche il segretario Zingaretti, è quello di dare una svolta di concretezza all’azione di governo su questi temi”.

Da cosa nasce l’urgenza di un assegno unico per le famiglie con figli?

“Dall’esigenza per il Paese di dare un segnale chiaro, perché viviamo un inverno demografico senza precedenti. Siamo scesi sotto il mezzo milione di nascite all’anno e continueremo a scendere se non si fa qualcosa di forte. L’Italia è il Paese in cui si fanno meno figli al mondo. E’ chiaro che lo Stato deve stare vicino a quelle che saranno le libere scelte dei cittadini, che troppo spesso sono condizionate, e questo vale soprattutto per le donne, dall’impossibilità di conciliare scelte di vita e di lavoro”.

Un provvedimento come questo è già attivo da anni in molti altri Paesi europei.

“Certo, non stiamo inventando niente. L’assegno unico è stata la soluzione naturale che molti Paesi prima di noi hanno adottato, a partire dalla Francia, che ha cominciato ad introdurre questo provvedimento nell’immediato dopoguerra, dalla Germania, che grazie a questo tipo di misure è riuscita ad invertire la tendenza demografica, e dai Paesi nordici a più avanzato livello di welfare. Una misura economica così semplice, come un sostegno economico diretto per ogni figlio che nasce, è il segno che lo Stato è vicino”.

Tra l’altro un provvedimento come questo – che sarà effettivamente operativo all’inizio del 2021 – potrà finalmente tradurre in fatti i tanti slogan che abbiamo sentito negli ultimi anni su semplificazione e sburocratizzazione.

“Assolutamente sì. Da un lato è una svolta culturale, che prosegue la tendenza iniziata da questo governo, dall’altro è un passaggio fondamentale nella direzione di una semplificazione della vita dei cittadini. Ridurre decine di provvedimenti ad uno solo è una rivoluzione. Per una famiglia oggi orientarsi nella giungla degli assegni, degli incentivi, dei bonus, dei voucher e delle detrazioni è un’impresa tutt’altro che semplice”.

A proposito di famiglia e di sostegno, non possiamo non parlare del tema della scuola, emerso – anche in tutta la sua importanza e drammaticità – con l’emergenza Covid.

“Intanto bisogna mettere un paletto chiaro: la scuola è elemento vitale e centrale per la società, esattamente come lo sono le fabbriche, gli uffici, gli ospedali, le attività commerciali e tutto il resto. Anche in questo caso la premessa è culturale: l’educazione è importante tanto quanto la salute o l’economia. Proprio per questo bisogna assolutamente accelerare la questione del rientro a scuola per i nostri bambini e i nostri ragazzi, a partire dai nidi e dalle materne. Da questo punto di vista è fondamentale un sostegno di tipo economico e infrastrutturale. A settembre bisogna essere pronti, bisogna correre. E questo vale per tutte le scuole, comprese quelle paritarie che, rimaste senza fondi, rischiano letteralmente di non riaprire”.

La scuola come simbolo di sostenibilità educativa e quindi sociale. E poi c’è la sostenibilità economica e ambientale. Secondo lei un nuovo modello di sviluppo, tanto evocato nelle ultime settimane, è davvero possibile?

“Sicuramente sì, possibile e necessario. Dobbiamo imboccare con determinazione la strada di un nuovo modello di sviluppo. Un tema enorme che va declinato in vari modi. Parliamo di mobilità dolce, di trasporto su ferro, di ciclabilità. Ma parliamo di un nuovo modo di pensare la produzione, di una gigantesca azione di ricerca, di innovazione e di sviluppo di nuove forme e nuovi materiali, un campo in cui l’Italia è già un Paese leader. E poi parliamo di riqualificazione energetica degli edifici e messa in sicurezza sismica, due temi assolutamente prioritari”.

Una chiave per ripartire.

“Le industrie sostenibili sono quelle che restituiscono di più in termini di crescita del Pil. Creano più lavoro e più ricchezza, quindi stiamo parlando un investimento economico, oltre che sociale ed ambientale”.

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