giovedì 3 Dicembre 2020

Lockdown e conseguenze sui bambini. Uno sguardo al futuro
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I bambini sono stati i primi ad accettare regole, restrizioni e chiusure dovuti al Coronovirus. Durante il lockdown si sono trovati da un giorno all’altro senza andare a scuola. All’inizio poteva sembrare una buona notizia, ma ben presto si sono accorti che la mancanza di routine, degli amici, degli insegnanti, delle loro attività preferite che scandivano le giornate era insopportabile. Tra Didattica a Distanza, corsi online, video su Youtube, lavoretti di ogni tipo, letture e giochi, hanno vissuto lo spazio della casa a 360 gradi.

Per grandi e piccini questo ha significato stravolgere ritmi, oltre a trovarsi a contatto in  alcune casi con situazioni difficili: smart working, mancanza di reddito, perdita dei cari che sono stati contagiati e purtroppo non ce l’hanno fatta e infine, da non sottovalutare, i molteplici casi di violenze domestiche.

Se i risvolti psicologici degli adulti dovuti alla pandemia sono stati più volte sottolineati dai media, i bambini invece sono stati i “grandi dimenticati” di questi ultimi 3 mesi, a partire dalle decisioni prese in merito dalle Istituzioni.

Proprio in questi giorni sono stati pubblicati i risultati di varie ricerche sull’impatto psicologico e comportamentale dei minori durante il lockdown. Le risposte che hanno dato le famiglie che hanno partecipato, convergono in un’unica direzione: un’aumentata sofferenza per i ragazzi.

Insonnia, aumento di disturbi comportamentali, paure, ansie di vario tipo, irritabilità e parecchie regressioni. Molte di queste corrispondono anche alle sofferenze degli adulti. Ma i genitori naturalmente non riescono a mantenere quello sguardo clinico necessario a capire che dietro un comportamento particolare ci possa essere un malessere che il bambino tende a non esplicitare verbalmente. Non sempre i più piccoli hanno la capacità di esprimersi anche dal punto di vista emotivo. Un mal di pancia improvviso, un capriccio, il ritorno al lettone, una paura che non c’è mai stata prima, una pipì che scappa a letto, magari sono dei segnali comunicativi che però spesso vengono ignorati. Quanti di noi hanno osservato piccole “stranezze” dei nostri figli in questi 3 mesi?

Tutti noi abbiamo subìto sconvolgimenti vari e abbiamo avuto paura, abbiamo sofferto. I bambini sono come spugne, assorbono gli umori e spesso riflettono ciò che vivono gli adulti. Non sottovalutiamo alcuni loro atteggiamenti, ma cerchiamo di indagare meglio, quando li mettono in atto, quante volte, in quali circostanze.

Adesso cosa possiamo fare noi per loro?

Sicuramente bisognerebbe cercare di ripristinare quanto prima le routine della loro vita pre-Corovirus. Sempre con le dovute precauzioni e nel rispetto delle indicazioni, cercare di tornare alla socialità. L’interazione con i pari in fase evolutiva è fondamentale per la crescita, l’apprendimento avviene in larga parte per imitazione e condivisione delle regole. Tutti elementi che sono mancati completamente nella vita dei più piccoli per ben 3 mesi, troppi.

Ricominciare a giocare all’aria aperta, al parco giochi, a condividere merende con gli amichetti, magari in ambienti aperti. I nostri figli hanno già imparato a indossare correttamente la mascherina, a disinfettare le mani e lavarle per bene. Adesso tocca restituire loro quanto è stato tolto dall’emergenza.

Non sappiamo cosa e quanto ricorderanno di questo periodo, il nostro compito è cercare di creare meno danni possibili per il futuro.

L’estate sarà sicuramente un momento di libertà, ma non dimentichiamo che è fondamentale garantire una continuità a partire da settembre. La scuola ricopre un ruolo importantissimo nella loro vita e nel loro sviluppo. Non possiamo permetterci di far slittare ancora in avanti l’inizio del nuovo anno scolastico per nessun motivo. E’dovere delle Istituzioni trovare modalità e soluzioni affinché non si perda altro tempo nemmeno a causa delle elezioni per ritornare al più presto nelle aule. Non mancheranno strascichi comportamentali, abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo un momento storico del tutto straordinario. La ripresa del nuovo anno sicuramente comporterà nuove regole e adattamenti che non sempre saranno immediati. Sarebbe di fondamentale importanza garantire la presenza in tutte le scuole di ogni ordine e grado di uno psicologo scolastico, come del resto ormai si chiede da anni, affinchè possa offrire il supporto necessario di cui hanno bisogno i nostri ragazzi e di cui beneficerebbe l’intero gruppo classe.

La scuola è luogo di vita, socialità, condivisione, apprendimento, crescita, confronto, di successi e fallimenti, gioie e tristezze. Tutto questo non può e non deve più mancare ai nostri figli.


Concetta Simona Nigito è psicologa dell’età evolutiva e psicoterapeuta. Specialista in valutazione psicologica e Counselling. Phd in Psicologia dell’Orientamento e dei Processi dell’Apprendimento. Specialista in valutazioni DSA. http://unapsicologainfamiglia.wordpress.com

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