venerdì 14 Agosto 2020

La scrittura per evadere dai social e dal ‘cattivismo’. La lezione di Francesco Trento
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Il Coronavirus ci ha bloccato in casa 2 mesi. Un tempo lunghissimo che ci ha costretto a rivedere le nostre priorità ma anche a trovare vie di uscita virtuali alla nostra routine. Non tutti hanno reagito – e agito- nello stesso modo. Ad esempio Francesco Trento, scrittore e sceneggiatore, ha deciso di regalare delle lezioni di scrittura creativa online ad appassionati e curiosi in cambio di donazioni. E il risultato è stato davvero sorprendente.

Come ti è nata l’idea e ti aspettavi una reazione così partecipata?

In realtà no, non me l’aspettavo. Ho iniziato facendo un post sulla pagina Facebook di “Come si scrive una grande storia”. Dicendo che avrei messo a disposizione delle lezioni di due ore tre volte a settimana, per le persone che erano a casa ad angosciarsi. Ho sponsorizzato il post con cento euro, e un po’ di persone hanno iniziato a scrivermi. Intanto si era creato un gruppetto di miei studenti che seguivano tutti i giorni, su Zoom, ma eravamo forse una sessantina. In pochi giorni ho dovuto fare l’upgrade di Zoom, in meno di un mese eravamo già tre-quattrocento, e quando è venuta a fare una lezione Michela Murgia abbiamo quasi sforato il tetto dei cinquecento.

Quanto siete riusciti ad ottenere con le donazioni e a chi le avete devolute?

A oggi gli screenshot dei bonifici che mi sono stati inviati ammontano più o meno a 30.000 euro, per decine di associazioni. Poi ovviamente ci sono anche moltissime cose che non so, perché molto spesso le persone sono restie a sbandierare le loro donazioni, quindi potrebbero essere anche il doppio o il triplo. Emergency è stata la mia prima indicazione. Poi tre realtà che distribuiscono pasti solidali nella capitale: Nonna RomaCasetta Rossa A Buon Diritto. Poi altre associazioni che facevano la stessa cosa in altre città, come Il cesto a Genova. Molte donazioni sono andate al centro antiviolenza Onda Rosa Nuoro. Alcune lezioni erano mirate a una raccolta specifica, come le cure anticancro di Alessandra Capone, una donna straordinaria che ha vissuto tutta la sua vita all’insegna della solidarietà. Oppure la raccolta fondi per l’operazione di una micetta grazie all’Oipa di Treviso. O per Associazione d’Idee, un centro che lavora con i ragazzi affetti da Sindrome di Down, che ci ha fatto conoscere Fabio Bonifacci. Altri miei studenti hanno partecipato a una raccolta fondi per l’acquisto di respiratori per l’ospedale di San Gavino in Sardegna, ma insomma, la lista è lunga.

Chi ha partecipato alle lezioni in veste di docente?

Io ho fatto lezione due volte a settimana, raccontando come si struttura una storia, mentre il mercoledì o il venerdì avevamo sempre un ospite. Sono stati con noi molte amiche e molti amici, persone meravigliose come Marco Bechis, Paola Randi, Stefano Sardo, Antonella Lattanzi, Ludovica Rampoldi, Michela Murgia, Nicola Giuliano, Fabio Bonifacci, Leonardo Patrignani, Emanuela Valentini.

E chi erano i ‘partecipanti tipo’ delle vostre lezioni? 

C’erano persone davvero variegate: aspiranti scrittori e scrittrici, sceneggiatori e sceneggiatrici, ma anche attrici, attori, filmakers, scenografe, costumisti, persone che lavorano con qualsiasi tipo di ruolo nel cinema. A un certo punto mi sono reso conto che avevo in “classe” scrittori e scrittrici molto più bravi di me, o attrici come Stefania Rocca e Paola Minaccioni. Si è creato un clima bellissimo. A un certo punto dovevamo raccogliere 170 euro per una piccola causa, ho parlato di questa cosa, ho detto sentite, dichiarate in chat le donazioni perché servono solo quei soldi lì, oggi, poi fermiamoci. In trenta secondi ho dovuto gridare “oh, fermi, fermi, già raggiunti!”. Il giorno in cui è venuta Alessandra Capone a parlarci della sua lotta contro il tumore ci siamo commossi così tanto che non siamo riusciti a finire la lezione e abbiamo rimandato gli ultimi venti minuti al giorno dopo.

Che cosa ti ha insegnato questa esperienza? 

Che i social a volte sono una fogna ma se li usi bene possono essere una risorsa, e che forse i cretini sembrano così tanti perché fanno molto più rumore, ma le persone belle sono ancora tantissime, nonostante quello che pensiamo, e pronte ad aiutare. C’è un verso di Wislawa Szymborska che ho sempre amato molto, in una poesia chiamata “Contributo alla statistica”, dove dice che su cento persone ce ne sono quarantanove “disposte ad aiutare, purché la cosa non duri molto”. Ecco, invece questa cosa sta durando, la facciamo ogni venerdì, e intendo farla per tutto l’anno, se nessuno si stufa.

Quanto questa esperienza ha aiutato te e in che modo?

Innanzitutto credo che mi abbia aiutato a superare il momento più duro del lockdown. Avevo un obiettivo, e avevo delle persone da vedere tutti i giorni, con cui fare una cosa bella. Poi sarei disonesto se non dicessi che mi ha fatto conoscere come docente a persone per cui magari sarei rimasto quello che scrive di politica su Facebook, e quindi alla lunga, quando poi ho ripreso a insegnare anche a pagamento, ha allargato il numero dei miei studenti. Però ecco, più che altro mi ha permesso di fare una cosa che facevo già su larga scala: in realtà da anni faccio entrare persone gratis ai miei corsi di sceneggiatura, è una cosa che ho sempre fatto. Se qualcuna o qualcuno non possono pagare, li ospito secondo quel vecchio motto marxista: “Da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”. E adesso questa cosa si è moltiplicata, sul gruppo Fb dei corsi ho chiesto a chi non può pagare di venire ugualmente a seguire le lezioni e se ha qualcosa da offrire di metterla a disposizione del gruppo. Così c’è un post che si chiama “LA COMUNE”, e sotto decine di uomini e donne, ragazzi e ragazze, offrono lezioni di chitarra, di inglese, di francese, di spagnolo, di montaggio, di power point, di cucina. Uno spiega come farsi un sito internet, un’altra dà lezioni di riciclo dei vestiti. Il martedì mattina facciamo yoga e poi una meditazione per scrittori con Eleonora Guantini, c’è Emiliano Di Nolfo che ci sta tenendo ogni due sabati delle meravigliose lezioni di grammatica del cinema. Tutto gratis. Se poi qualcuno segue dieci cose, e se lo può permettere, fa una donazione a Emergency o a un’altra associazione per sdebitarsi o lascia un seminario di scrittura sospeso per chi non può pagare. Intanto, ai miei studenti che non possono permettersi le lezioni a pagamento dico, se possono, di andare a fare volontariato. Dove vogliono. Poi si fanno firmare un foglio in cui risulta che hanno fatto 15 ore, e io gli regalo in cambio 15 ore di seminario.

Come scrittore, ti ha affascinato il tema del lockdown? Prevedi un proliferare di film, libri e spettacoli nel futuro su questo periodo?

Come tutti ci ho pensato, per qualche giorno. La cosa più facile era una sorta di “two night stand”, cioè una trama semplice con due che si vedono via Tinder o simili e poi rimangono bloccati a farsi la quarantena insieme, litigano fortissimo sulle prime ma fuori c’è il pericolo, sono obbligati a stare insieme e conoscendosi meglio alla fine si innamorano. Immagino ci abbiano pensato metà degli sceneggiatori al mondo. Però credo che alla fine, a meno di idee geniali, in futuro non vorremo vedere venti film sul Covid, e i libri tipo “memorie dal lockdown” marciranno sugli scaffali. Anche perché ci saranno i libri delle mie allieve e dei miei allievi a fargli concorrenza!

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