martedì 22 Settembre 2020

Verso la Perugia-Assisi, la pace comincia dalle città in cui viviamo
V

L’impegno delle città per la pace e i diritti umani è diventato ancora più necessario e urgente di ieri. Non si tratta solo di contribuire alla costruzione della pace nel mondo ma di fronteggiare – ancora nella piena fase del covid – una crisi profonda che sta minacciando anche la pace nelle nostre città. Pensiamo alla disoccupazione, all’incertezza, alla miseria, al disagio e all’abbandono sociale, alla violenza, al degrado ambientale che si vanno ampliando nelle nostre comunità. Pensiamo alla prospettiva autunnale quando potrebbe esplodere definitivamente una “rabbia” sociale a cui sarebbe difficile trovare una risposta adeguata. Perché se è vero che in questo periodo in cui il virus è stato al centro della nostra vita siamo stati tutti sulla stessa barca è anche vero che qualcuno aveva i remi e qualcun altro ne era privo.

La pace di cui abbiamo bisogno, la pace che vogliamo, non è solo il contrario della guerra ma nasce dal rispetto dei diritti umani fondamentali. Quando questi diritti vengono ignorati o calpestati crescono le sofferenze, la violenza, le tensioni, i conflitti e l’insicurezza.

Anche per questo, la costruzione della pace deve cominciare dalle nostre città. Perché è qui, a partire dal posto più piccolo, che i diritti fondamentali di ogni persona vengono negati o rispettati.

La crisi spinge alcuni amministratori locali verso un localismo miope e pericoloso. Tutto quello che non ha immediatamente a che fare con i problemi del proprio territorio sembra lontano, secondario, irrilevante. Ma le città non sono isole. Le nostre città sono ormai da tempo investite da problemi e “processi che vengono da altrove, che hanno estensioni che superano di gran lunga i confini della città, che hanno origini non riconducibili al perimetro delle competenze politiche ed economiche di una città”. Le nostre città sono diventate “città-mondo” perché su di esse ricadono tutti i problemi del pianeta e perché esse stesse sono abitate da persone provenienti da ogni parte della Terra. Per questo nessuno può illudersi di costruire la pace nella propria città senza impegnarsi allo stesso tempo ad affrontare i grandi problemi che minacciano la pace nel mondo. “Non ascoltate, Signori Consiglieri, coloro che dicono in modo tanto superficiale: bisogna interessarsi delle lampadine e non della pace” così parlava Giorgio La Pira, Sindaco di Firenze.

E allora, oggi con grande coraggio, dobbiamo sollecitare tutti gli amministratori locali a promuovere la lotta alla violenza (che è anche abbandono, solitudine,..), alle povertà, alla corruzione e alle mafie; investire sui giovani, sul loro protagonismo e sulla loro educazione alla cittadinanza democratica, alla giustizia, alla pace e ai diritti umani; costruire una città inclusiva; riscoprire e promuovere il valore della fraternità, della solidarietà e del volontariato civico; difendere i beni comuni e promuovere con nuovi stili di vita il “ben-essere” e il “ben-vivere” della comunità.

Ciascuno deve agire nella propria comunità, sul proprio territorio. Ma le sfide sono troppo grandi e complesse per farcela da soli. Per questo invitiamo tutti gli Enti Locali e le Regioni a lavorare insieme per la pace, condividendo progetti, idee, risorse, problemi e fatiche.

Il Coordinamento nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani rappresenta la più vasta rete tematica nazionale di amministrazioni locali e regionali costantemente impegnate nella promozione della pace e dei diritti umani: un’esperienza unica in Europa e nel mondo. Anche per tutti questi motivi ci ritroveremo l’11 ottobre alla marcia Perugia Assisi. Perché oggi più che mai abbiamo bisogno di ri-costruire il patto educativo globale e territoriale. Abbiamo bisogno di ri-costruire comunità, il senso di cittadinanza, la solidarietà, la cooperazione, il rispetto, il dialogo, l’onestà,… Abbiamo bisogno di non lasciare nessuno indietro. Abbiamo bisogno di liberarci dalla schiavitù della competizione selvaggia, della corruzione e delle mafie. Abbiamo bisogno di ripartire dalle nostre città e dai nostri territori. Abbiamo bisogno di riscoprire la forza della nonviolenza. Abbiamo bisogno dell’impegno appassionato di tutti e di tutte. Nessuno escluso.


Andrea Ferrari, Presidente del Coordinamento Nazionale Enti Locali e Diritti Umani.

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