giovedì 6 Agosto 2020

“Omotransfobia e misoginia, una legge per ridurre le disuguaglianze”. Parla Alessandro Zan
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Nell’Unione europea tutti i grandi Paesi hanno leggi che tutelano le persone dall’odio legato all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Tutti tranne l’Italia, dove da quasi 25 anni si cerca di riempire questa grave carenza. Ora però l’occasione è arrivata, in Parlamento, con la proposta di legge presentata dall’onorevole Alessandro Zan e approdata due giorni fa in commissione Giustizia, alla Camera.

La ratio del testo presentato dal deputato dem, con il quale abbiamo avuto modo di parlare telefonicamente, si basa su un principio di democrazia talmente scontato che nessuna persona di buon senso dovrebbe provare a mettere in discussione, nemmeno lontanamente. Ovvero dare diritti a chi purtroppo ancora non ne possiede, fermando l’odio e le violenze. Come quelle subite recentemente dal ragazzo gay, a Pescara, aggredito e picchiato ferocemente da sette giovanissimi mentre passeggiava mano nella mano con il suo compagno. Eppure nel nostro Paese c’è chi insorge, pronto a una battaglia per contrastare il ddl, basando la propria tesi sul pregiudizio e senza offrire alcuna spiegazione concreta.

Onorevole Zan, tra gli oppositori al suo testo c’è anche Salvini, il quale ha attaccato la sua proposta usando l’argomento ‘allora io presento una legge contro l’eterofobia’. Cosa risponde?

Salvini dovrebbe comportarsi più seriamente, in generale, ma soprattutto quando parla di argomenti così profondi. Qui stiamo parlando di persone oggetto di aggressioni, discriminazioni, violenze; persone che subiscono sulla loro pelle discriminazioni, che sono inaccettabili per il semplice fatto che partono da ciò che sono, del loro orientamento sessuale, della loro identità. In un Paese civile come il nostro non possiamo più tollerare che persone vengano aggredite e picchiate per strada per il solo fatto di avere un orientamento sessuale diverso. Come accaduto qualche giorno fa a Pescara.

Da quasi 25 anni si cerca di riempire questa grave carenza di diritti, come siete arrivati a questo passo così importante e qual è la ratio della proposta depositata alla Camera?

La legge è un testo integrato, avanzato, frutto di una sintesi delle proposte avanzate in Parlamento dove, accanto a una parte penale, che punisce i crimini d’odio per orientamento sessuale, identità di genere e genere, c’è anche una parte di politiche positive, che punta alla promozione e alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica su questo fenomeno. Ci sono quindi anche politiche di protezione, di sostegno e assistenza per le vittime di violenze.

Ci spieghi meglio questa parte che non riguarda il penale.

Nel testo si parla di centri anti discriminazione che non sono rivolti soltanto alle vittime di reato, ma a tutti quei casi di fragilità. Mi riferisco, ad esempio, alle persone sbattute fuori di casa da genitori che non accettano l’omessualità dei loro figli, o a chi si trovano in una condizione di disagio e violenza. Per loro è previsto un sostegno, un’assistenza psicologica e legale, oltre a una mediazione sociale. Proprio perché riteniamo fondamentale condurre questa persona a un pieno reinserimento sociale, dopo un primo momento di protezione e assistenza. Ovviamente siamo all’anno zero da questo punto di vista. Questo genere di centri sono ancora solo a Roma, Milano e Torino. Se ne contano pochissimi in Italia. Per cui bisogna cominciare con un progetto pilota e pian piano creare questi centri in tutta Italia. Ecco, la legge si occupa di utilizzare un fondo, rinnovato ogni anno, proprio per raggiungere questo obiettivo.

A solo un giorno dall’entrata della legge in commissione Giustizia, è già cominciato un fuoco di fila che vede schierati tutti gli oppositori storici. Tra questi c’è anche la Cei, che parla di “deriva liberticida”, sottolineando che la sua proposta limiterebbe la libertà di espressione.

È assolutamente falso sostenere che questa legge limiti la libertà di espressione, visto che non ci siamo inventati nulla. Siamo partiti da una norma che esiste già, dalla legge Mancino – collaudata sul piano della giurisprudenza – la quale punisce i crimini d’odio per razzismo, etnia, nazionalità e religione. E abbiamo semplicemente esteso questa legge ai crimini per omotransfobia e misoginia. Per cui tutte le polemiche sulla libertà di espressione sono pretestuose e prive di ogni fondamento visto che se questo tipo di problemi, se davvero ci fossero, sarebbero già venuti alla luce con la legge Mancino.

Usciamo per un momento dai contorni di questo ddl. Esponenti come Pillon continuano a basare il loro impianto accusatorio conservatore attaccando spesso su un punto, e cioè il diritto alla genitorialità delle persone LGBT+. Dopo lo storico traguardo delle unioni civili, riusciremo anche su questo a fare passi in avanti? Quali scogli culturali devono essere ancora superati?

È chiaro che un Paese che non tutela tutte le famiglie e tutti i bambini è un Paese che discrimina. E lo Stato non può discriminare un bambino sulla base della famiglia di origine. Le famiglie arcobaleno ci sono e sono famiglie che hanno le gioie e i dolori di qualsiasi altra famiglia, e che per questo devono essere riconosciute e tutelate. La battaglia contro l’omotransfobia è un altro tema, ma può aiutare offrendo dei risvolti culturali nel Paese, perché sancisce che lo Stato accetta che vi siano persone discriminate sulla base della loro condizione personale. E dunque introduce anche una dignità per tutti i cittadini. Va ricordato sempre che un Paese democratico è un Paese che si occupa anche dei diritti delle minoranze.

Nel ddl è contenuta anche la proposta di istituire la giornata il 17 maggio la giornata contro l’omofobia, mentre le associazioni cosiddette pro-life hanno già annunciato che scenderanno in piazza l’11 luglio. Si preannuncia ancora una volta una battaglia dura, è così?

Quelle associazioni sono fuori dal tempo, rappresentano un piccolo zoccolo conservatore e non sono assolutamente in sintonia con il comune sentire della maggioranza degli italiani, che invece vuole una legge come quella che abbiamo appena presentato. Si tratta di associazioni legate ad un modello patriarcale che non parlano solo di discriminazione anti-gay, ma anche di discriminazione nei confronti della donna, dell’emancipazione femminile. E dunque sono rivolte a un passato che non rappresenta più la nostra contemporaneità. La cosa che più mi colpisce di questi gruppi è che mentre noi facciamo un ragionamento inclusivo e di estensione dei diritti, loro fanno un ragionamento di esclusione, giudicando chi è degno e chi no, e soprattutto di odio. Si preoccupano nel rendere la vita infelice a una parte di cittadini. E questa modalità va contrastata. Ovviamente sempre senza limitare le opinioni, perché la circolazione delle idee e la cosa più bella che possa esserci. Ma è vero anche che la circolazione delle idee non può ledere la dignità dell’altro.

Tutti i grandi Paesi Ue hanno una legge simile, l’Italia ci prova da anni. Stavolta di riuscirà?

L’Italia deve colmare questo vuoto e non possiamo permetterci di perdere questo treno. Non è più accettabile questa condizione di disuguaglianza. Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha recentemente sostenuto come le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale costituiscano “una violazione del principio di eguaglianza”. Bisogna fermare l’odio e le violenze. E dobbiamo farlo adesso.

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