giovedì 9 Dicembre 2021

Tutto quello che siamo chiamati a ricostruire, adesso
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Il 2020 è stato un anno zero che ci ha messi tutti di fronte alle nostre debolezze personali, mostrando quanto facile sia mettere in difficoltà il nostro sistema sanitario ed economico. Il Covid-19 ha soprattutto esasperato le sacche di marginalità sociale che la politica del servizio è chiamata a superare.

Fino ad oggi abbiamo tutelato l’interesse della salute pubblica e il fondamentale diritto a quella individuale. Tante, troppe persone non ce l’hanno fatta. E questo sarà per sempre il solo danno irreparabile, pensando soprattutto ai loro cari e ai loro familiari. Tutto il resto siamo chiamati a ricostruirlo. Adesso.

Uno dei temi da cui ripartire è la scuola, infrastruttura sociale e volano di crescita insostituibile per fare dell’Italia il Paese della conoscenza e dell’innovazione. L’ascensore sociale del nostro tempo.

A causa della pandemia, ragazze e ragazzi, ma più che mai i nostri bambini e le nostre bambine si sono trovati all’improvviso chiusi in casa, privati del momento del gioco con i loro compagni, da un giorno ad un altro senza che noi stessi fossimo in grado di fornire spiegazioni plausibili ai loro occhi.

Ricordo quando il Presidente Zingaretti e la sua Giunta, durante l’isolamento appena trascorso, hanno lanciato il progetto “Nessuno escluso”. Io credo che lo spirito di quell’iniziativa che tanti ha aiutato dovrebbe, anzi, dovrà essere applicato a tutti i campi della vita non solo della nostra Regione, ma del Paese tutto. Soprattutto, nessuno deve essere escluso dalla scuola.

La scuola è la misura del benessere di un sistema e la povertà, specie quella minorile, non è solo economica. Se a parità di condizione economica della famiglia fa la differenza avere servizi di qualità, accessibili a prescindere dal reddito, figurarsi quando si parte da una condizione patrimoniale che rasenta la povertà. Nel senso comune, è diffusa la consapevolezza di quanto sia aumentato il numero di poveri in Italia nel corso dell’ultimo decennio. La possibilità, anche per chi nasce in una famiglia povera, di avere a disposizione gli strumenti per sottrarsi da adulto alla marginalità sociale è l’unico strumento che dobbiamo garantire a tutti perché, altrimenti, si rischia di incancrenire le disuguaglianze e di impedire la mobilità generazionale e sociale.

Quando ho iniziato a lavorare alla proposta di legge regionale n. 99 – approvata dal Consiglio regionale del Lazio lo scorso mercoledì – non avrei mai potuto immaginare che sarebbe diventata uno strumento innovativo e di rilancio dopo l’emergenza degli scorsi mesi.

Siamo la prima Regione in Italia ad attuare il decreto legislativo 65/2017 e lo facciamo con il più grande investimento educativo realizzato da decenni nel Lazio sul nostro patrimonio più grande, che sono appunto le bambine e i bambini. Una legge contro le disuguaglianze che rappresenta uno strumento essenziale e irrinunciabile del fare comunità, tenendo insieme bambini, ragazzi, famiglie e istituzioni. Tra gli obiettivi, rendere gratuiti i nidi e arrivare su tutto il territorio, anche nei Comuni delle aree interne, al target europeo del 33% di copertura.

Questa normativa offre una nuova visione di educazione che parte dalla nascita ed accompagna in forme diverse tutta la vita delle persone. Investire nell’infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale. Una legge che diventa lo strumento principale per l’attuazione di questo diritto e il dovere dello Stato nel garantirlo.

Il sistema integrato ha come prima finalità quello di garantire alle bambine e ai bambini pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione, gioco, superando le diseguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali, oltre alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei genitori, la promozione della qualità dell’offerta educativa e della continuità tra i servizi educativi e scolastici, la partecipazione delle famiglie. Viene messa in evidenza anche la funzione strategica della scuola d’infanzia come elemento di snodo nel percorso educativo tra i sevizi educativi per l’infanzia e la scolarità obbligatoria.

Si attua finalmente il passaggio da servizio sociale a domanda individuale a servizio di educazione e istruzione a offerta universale, si garantisce la continuità educativa, anche attraverso la costituzione di poli per l’infanzia, con un’offerta qualificata e all’avanguardia e individuando una serie di servizi educativi per l’infanzia, diversificati e adattabili alle esigenze di ciascuna famiglia e/o territorio, anche dando copertura legislativa a esperienze già avviate de facto. Oltre ad innovare la disciplina dei servizi già esistenti, infatti, regolamentiamo servizi innovativi come i nidi domestici, i servizi educativi sui luoghi di lavoro o le sperimentazioni in orario notturno e all’aperto. Importante il focus sull’outdoor education e l’eco-sostenibilità, dall’edilizia scolastica al materiale didattico.

Abbiamo previsto un ruolo centrale per le famiglie e i Comuni basandoci su un’idea sistemica di città e comunità educante in ogni suo aspetto. Un nuovo rapporto tra spazi urbani, scolastici, culturali e aree verdi. Un forte supporto alle famiglie, tramite il sostegno economico, ma anche l’incentivo a ripensare concretamente il welfare in senso paritario e sostenibile, per conciliare tempi delle città, delle famiglie e dei bambini e delle bambine.

Una legge per combattere povertà educativa e abbandono scolastico e mettere al centro i bambini e le bambine come portatori di diritti dell’oggi e non del domani. Un investimento sul futuro e un vero traguardo per il Lazio e per la società tutta. Perché solo iniziando dai servizi educativi possiamo infondere nelle bambine e nei bambini la più bella delle virtù: la giustizia, soprattutto sociale, che è la virtù più bella, “più bella della stella della sera e della stella del mattino”, come scriveva Aristotele. E lo è perché solo la giustizia è virtù specificamente relazionale, attraverso la quale uomini e donne riescono ad essere veramente persone.


Eleonora Mattia è consigliera della Regione Lazio

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