martedì 29 Settembre 2020

Le proposte di noi Millennials per non essere più solo la “generazione delle due crisi”
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La narrazione politica degli ultimi anni ha sempre accostato la generazione dei “millennials”, ossia coloro nati tra il 1980 e gli ultimi anni dello scorso millennio, alle parole opportunità, dinamicità e inventiva.

Purtroppo, la realtà era ed è tutt’ora ben diversa da come viene raccontata. Le possibilità che ci venivano promesse, le grandi conquiste personali ed individuali che avremmo potuto ottenere sembrano per le ragazze e i ragazzi del nostro Paese poco più che un miraggio, se non una presa in giro.

La generazione dei millennials può essere definita infatti come la “generazione delle due crisi”. Colpita più duramente di altre fasce d’età dalle crisi economiche del 2008 e del 2011, a seguito delle conseguenze della pandemia vede le proprie prospettive di futuro messe in discussione. 

Si sente dire spesso dire infatti che l’ascensore sociale è da tempo bloccato, ma quello che meno di frequente viene fatto è chiedersi come riattivarlo nel concreto. La risposta a questo annoso quesito è investire in un grande piano per la cultura, l’istruzione e l’università. L’unico modo per dare speranza ai giovani di “vivere meglio dei propri padri” è fornire gli strumenti affinché l’impegno delle nuove generazioni possa tramutarsi in un miglioramento della propria condizione.

Quello che la pandemia di coronavirus ci consegna peraltro un probabile calo delle immatricolazioni e una visione sulla debolezza e fragilità del sistema universitario italiano.

Per questo è fondamentale da ora in avanti concentrare più risorse possibili sul diritto allo studio. Da Giovane Democratico, nello spirito di avanguardia del Partito che la giovanile ha come fondamento stesso, mi sento di portare due proposte ben più coraggiose e strutturali di quelle adottate finora.

L’idea di portare le tasse universitarie a zero per tutti non è certo una novità e non sono il primo a sostenerla. Da anni le associazioni studentesche come Unione degli Universitari, con cui collaboriamo strettamente a Modena, si battono per questo principio che deve entrare nel dibattito pubblico. Non sarebbe nemmeno una misura così esosa, messa a confronto con altre di questo ed altri Governi: circa 1.6 miliardi all’anno.

La seconda, già applicata in alcuni paesi scandinavi, è quella di un reddito studentesco. Nel caso italiano potrebbe essere implementato nella forma di 450 euro mensili, come i tirocini extracurricolari in Emilia-Romagna, per tutti i circa un milione e settecentomila studenti universitari, con un costo annuo di circa poco più di 9 miliardi. Consentirebbe di calmierare il peso degli affitti per gli studenti fuorisede e convincere le ragazze e i ragazzi a preferire ulteriore formazione piuttosto che intraprendere direttamente la strada lavorativa tramite un incentivo. Aumentare le abilità e le conoscenze dei giovani italiani, avrebbe effetti estremamente postivi sulla produttività del lavoro, l’occupazione e i salari con guadagno non solo per gli universitari ma per tutta la popolazione italiana. Si tratta di cifre importati ma simili a quelle, per fare un esempio, stanziate per Quota 100 per il 2021 (8.7 miliardi). Lo Stato ha stanziato una simile cifra per il beneficio di pochi, potrebbe altresì stanziarla per il futuro della nazione e il beneficio di tutti.

Come già detto, sono proposte molto coraggiose, su cui è sicuramente necessario un dibattito. Ma anche solo iniziare a discuterne dimostrerebbe un cambio completo di paradigma rispetto alla gestione dell’università e della formazione che ha caratterizzato il più recente passato; dando un segnale importante ai tanti giovani che vogliono studiare e poi restare in Italia e che negli anni si sono sentiti messi in disparte dalla politica e dal Paese in cui sono nati e cresciuti.

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1 COMMENTO

  1. Il sostegno all’istruzione gratuita e’ molto importante. Ma è essenziale secondo me incrementare anche gli investimenti pubblici in ricerca. Bisogna evitare la fuga dei cervelli all’estero oltre a far tornare a salire l’ascensore sociale.

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