sabato 24 Ottobre 2020

“Il femminicidio non esiste”. Frase choc della destra di Formigine
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In una società ossessionata dalla velocità e dalla frenesia, anche la politica da tempo si è ammalata di superficialità pur di arrivare in anticipo sulla prima pagina del notiziario e ciò ha influenzato il modo nel quale i cittadini parlano e ragionano.
Ogni tanto, però, è bene fermarsi e prestare attenzione a quella parola di troppo che è stata detta, in una conversazione tra amici al bar o in un gruppo di WhatsApp, perché le parole hanno sempre un peso ed è bene ritornare a considerarlo.

Un esempio di questa banalizzazione – oserei dire del male – è avvenuta pochi giorni fa in consiglio comunale a Formigine, in provincia di Modena. Il consigliere comunale Righi Riva in quota lista civica di destra (addirittura candidato sindaco di tutta la coalizione Lega-FDI-FI) ha dato dimostrazione di quanto siano importanti le parole che si usano, perché nel dire di considerare “una sciocchezza l’idea che il femminicidio sia più grave di un omicidio, perché il femminicidio non esiste” in quanto si reputano inesistenti le aggravanti di genere, ha offeso profondamente chi vive o ha vissuto situazioni di violenza domestica; per non parlare del poco rispetto verso la memoria delle numerose donne uccise per femminicidio.

Vorrei ricordare che già da inizio anno il numero di questi casi in Italia è stato di ben 50 vittime come si può leggere da questo sito. Ci sono nomi, cognomi e date, perché ognuna di loro era una persona che meritava un epilogo migliore.

Questo fenomeno in Italia non è da sottovalutare, perché arrivano dati preoccupanti dall’ultimo rapporto Eures 2019 su “Femminicidio e violenza di genere“: dal 2000 a oggi le donne uccise in Italia sono 3.230, di cui 2.355 in ambito familiare e 1.564 per mano del proprio coniuge/partner o ex partner.

A crescere nel 2018 sono soprattutto i femminicidi commessi in ambito familiare/affettivo (+6,3%, da 112 a 119) ed è angosciante che molte altre persone subiscano violenze simili, ma nel silenzio.

Eh sì il termine è femminicidio e non omicidio, perché con questo termine si vuole intendere qualcosa in più. Ma andiamo a vedere nello specifico. Dal dizionario Treccani: “Femminicidio = Termine con il quale si indicano tutte le forme di violenza contro la donna in quanto donna, praticate attraverso diverse condotte misogine (maltrattamenti, abusi sessuali, violenza fisica o psicologica), che possono culminare nell’omicidio. Questo tipo di violenza affonda le sue radici nel #maschilismo e nella cultura della discriminazione e della sottomissione femminile: le donne che si ribellano al ruolo sociale loro imposto dal marito, dal padre, dal fidanzato vengono maltrattate o uccise”.
«Il primo atto rivoluzionario è chiamare le cose con il loro nome».
Iniziamo a farlo nuovamente.

Forse su un punto bisogna dare ragione al consigliere: nel codice penale non compare il termine “femminicidio”, ma esistono “solo” leggi a partire da quella del 27 giugno 2013, n. 77 sulla ratifica d esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, fatta a Istanbul l’11 maggio 2011, fino ad arrivare alle leggi contro lo stalking e nel 2019 la legge sul Codice Rosso. Tutte leggi che hanno avuto ripercussioni positive nella vita di molte persone vittime di violenze di ogni sorta, perché vorrei ricordare che anche la violenza psicologica non è un atto da sottovalutare.

La legge italiana, quindi, prevede delle aggravanti, ma certamente serve un’integrazione maggiore all’interno del codice penale e aumentare i presidi sui territori, come ad esempio strutture adibite all’accoglienza di persone maltrattate e numeri di telefoni ad hoc per denunce camuffate e in anonimo per non destar sospetti verso il partner violento.

Sicuramente serve anche molto di più per arrivare all’obiettivo di annullare questo fenomeno: serve un cambiamento culturale in tutti noi, in primis di noi uomini etero, sul ruolo del genere femminile e degli altri generi nella società attraverso soprattutto l’abbattimento dell’ideologia machista e patriarcale che serpeggia neanche troppo silenziosamente ancora oggi in Italia. Serve la Politica. Serviamo tutti noi, perché occorre fermarsi e controbattere a ogni occasione di questo tipo, perché queste idee purtroppo non sono facili da estirpare, ma è doveroso farlo agendo quotidianamente.

Infine trovo veramente scandaloso che nessun esponente politico di Destra o presunto Centro-Destra si sia espresso contro queste idee indegne del consigliere formiginese. Neanche nessuna donna. Tutto ciò è molto grave, perché l’idea che se ne trae è quella di insignificanza di queste affermazioni, che in realtà non sono solo sbagliate giuridicamente, ma sono uno scempio morale.

Filippo Simeone è coordinatore del circolo del Distretto Ceramico e membro della segreteria regionale dell’Emilia-Romagna per le tematiche di welfare, tassazione e politiche abitative

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