mercoledì 20 Gennaio 2021

Le terapie ormonali per le persone trans diventano gratuite, è la svolta che aspettavamo?
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Due anni fa ho fatto coming out come uomo trans. Rispetto a tante persone trans, sono stato fortunato: mia madre, che l’aveva saputo “grazie” all’odioso outing da parte di una persona che credevo a me vicina, è stata da subito pronta a usare il genere maschile e il nome Milo, ha sottoposto mio padre a una terapia d’urto a colpi di “bellO di mamma” e “ecco l’altro figlio mio” detti anche piuttosto platealmente ogni volta che passavo a salutarli.

Ci sono voluti due anni perché mio padre iniziasse a usare i pronomi giusti e pronunciasse il mio nome, ma è successo anche di più in questi ultimi due giorni.

Mercoledì 30 Settembre, mattina: ho preso coraggio e ho fatto ‘La Chiamata’. Quella che due anni fa non pensavo di fare, quella con cui ho chiesto di essere preso in carico da un centro pubblico specializzato per ottenere la diagnosi di disforia di genere/incongruenza di genere e iniziare la TOS, Terapia Ormonale Sostitutiva. La perizia mi servirà anche – e per me è un nodo cruciale – per richiedere dinanzi a un giudice la rettifica dei dati anagrafici su tutti i miei documenti. Sono scoppiato a piangere quando ho chiuso la telefonata perché una gioia infinita ha preso il sopravvento su quasi tutte le paure, perché, anche se ci vorrà tempo, quel tempo comincia adesso.

Mercoledì 30 Settembre, pomeriggio: la Regione Emilia-Romagna, dando seguito a quanto disposto dell’art. 5 della legge regionale contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale e l’identità di genere, rende noto di aver deliberato che le persone trans residenti potranno ricevere gratuitamente le terapie ormonali, ritirandoli presso le farmacie ospedaliere. Giubilo in tutto il regno T o quasi, i commenti positivi si alternano a quelli negativi, le speranze si intrecciano con i dubbi ma prevalgono le sensazioni positive. Resto sorpreso positivamente, anche perché a poche ore da quella telefonata mi pare tipo “segno del destino”.

Mercoledì 30 Settembre, sera: mi compaiono in timeline messaggi urlati che più o meno dicono così: “RAGA ATTENZIONE!!! PARE CHE AIFA ABBIA DELIBERATO CHE QUELLA COSA DELL’EMILIA ROMAGNA DEGLI ORMONI GRATIS VALE SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE!!!” e in effetti nei commenti spunta il link alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di una determina del 23 Settembre che recita così: “Inserimento dei medicinali testosterone, testosterone undecanoato, testosterone entantato, esteri del testosterone nell’elenco dei medicinali erogabili a totale carico del Servizio sanitario nazionale, ai sensi della legge 23 dicembre 1996, n. 648, per l’impiego nel processo di virilizzazione di uomini transgender, previa diagnosi di disforia di genere/incongruenza di genere formulata da una equipe multidisciplinare e specialistica dedicata.” Ormoni gratis in ospedale per chi ha già la famosa (e costosa) perizia rilasciata da centri accreditati. Quindi anche per me, quando sarà. Sono felice? Sono felice abbastanza.

Giovedì 1 Ottobre, mattina: mentre leggo commenti di vario tipo alla determina, che nel frattempo ho divorato in ogni sua parte, mi arriva un messaggio di mia madre. Mi gira uno screenshot di una chat con mio padre che le ha inoltrato un link in cui si parla della determina. Sono felice? Felicissimo.

Però passato l’entusiasmo iniziale per questa svolta, resta molto da dire in materia di normative che riguardano la vita e la salute delle persone trans. Questa determina da un lato dà e da un lato toglie. La gratuità del servizio e il fatto che i farmaci siano negli ospedali, rende un po’ più facile la vita in termini economici e logistici: non li paghi e in teoria li troverai più facilmente. Il lato totalmente negativo della faccenda è che per l’ennesima volta la questione T viene delimitata dalla medicalizzazione, dai protocolli ONIG dai quali lo stesso MIT si è affrancato mesi fa.

Quei protocolli ai quali anche io, che sono stato e sono contrario, farò ricorso e che mi costeranno, come a quasi chiunque vi si affidi, una fortuna tra sedute dallo psicologo, esami clinici, endocrinologo, perizia e infine spese legali. Quei protocolli che escludono una parte non più silenziosa e minoritaria delle persone T che a quei protocolli non intende ricorrere perché desueti: la legge 164/1982 porta la firma dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, l’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere è nato nel 1998 e quelle che a quei tempi sono state effettivamente delle conquiste con il tempo sono diventate un cappio per le persone trans. Di fatto hanno reso la transizione una sorta di calvario che nella narrazione comune è diventato “il percorso” (da pronunciare con fare misterioso e anche un po’ sottovoce, con vergogna) che è anzi deve essere doloroso per forza per tuttə e “poverine le persone trans nate nei poveri corpi sbagliati” che quindi vanno adeguati. Ovviamente in senso binario: maschio alfa con la barba, donna alfa con tette. E per cortesia anche eterosessuali che “sennò che senso ha avere fatto tutta ‘sta manfrina”.

Quanto successo in questi giorni è solo un inizio e non del tutto felice, perché stabilizza un sistema che era già monolitico. Quindi prendiamoci il buono, poco a dire il vero, di questa determina e continuiamo a lottare perché ad adeguarsi non debbano essere ancora e sempre le nostre esistenze ma le leggi e chi le emana, i protocolli e chi li applica.

Una richiesta, infine, a chi vuole essere davvero alleato della causa T e che magari leggendo questo pezzo o dei commenti poco entusiasti in rete resterà basito: lasciate che a parlare delle persone T siano le persone T, lasciate che le persone T parlino di sé stesse e per sé stesse. Accogliete le nostre critiche e abbracciate le nostre lotte senza mostrarvi scocciati e senza dirci, come se fossimo bambinə capricciosə, “Eh, ma non vi sta mai bene niente!” perché siamo stanchə di baciare le mani che ci hanno rotto il naso perché chiedevamo un boccone.

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