sabato 24 Ottobre 2020

Rossomando: “Ricordiamo Carla Nespolo come una combattente”
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Signor Presidente, onorevoli colleghi, «combattente» è l’aggettivo più ricorrente nel ricordare Carla Nespolo in questi giorni. Voglio anch’io adoperarlo per la cifra della sua vita e del suo impegno politico, istituzionale e civico. Carla Nespolo se n’è andata a settantasette anni, dopo una lunga attività politica, svolta dentro e fuori le istituzioni, spesa ininterrottamente per rendere più robusta la coscienza democratica, più salde le istituzioni, più forte l’impegno nel miglioramento della società nazionale, che, per lei e la sua parte politica, significava diritti dei lavoratori, giustizia sociale, lotta contro ogni forma di discriminazione, economica e di genere.


Parlamentare del Partito Comunista Italiano e del PDS, eletta in Piemonte, declinò il suo lavoro alla Camera, prima, e al Senato, poi, occupandosi di riforma della scuola secondaria, di emittenza radiotelevisiva, di ambiente e dei problemi di emancipazione delle donne. Combattente, dunque; prima donna eletta presidente dell’ANPI e prima presidente a non aver partecipato direttamente, per motivi anagrafici, alla Resistenza. Ma proprio per questo è importante la sua esperienza e il lavoro che ha fatto come ponte, come generazione ponte tra un prima e un dopo.
Sono elementi che hanno connotato il suo impegno nell’ANPI. Penso all’allestimento del Memoriale della Resistenza, un giacimento di memoria collettiva; ma penso soprattutto a come ha inteso essere dirigente dell’ANPI.


Luciana Castellina l’ha definita: «Una grande partigiana dell’epoca presente», una combattente che ha interpretato il suo ruolo come impegno a schierarsi da una parte e che si è battuta molto per le celebrazioni del 25 aprile, fino alla fine.
Voglio citare quanto disse a proposito della memoria: «l’ANPI serve per continuare una memoria che non è retorica, ma lotta per la costruzione di un Paese migliore. E ricominciare dalla Costituzione vuol dire esattamente non ricominciare come prima». Già, perché il collegamento tra la lotta di liberazione e la Costituzione è stata la cifra del suo impegno politico e del messaggio che ha inteso sostenere, diramare e trasmettere alle generazioni di oggi e di domani.
Combattente contro ogni forma di discriminazione e di razzismo, perché, come è stato detto e come lei ha affermato più volte, ha ritenuto e affermato con forza che il razzismo è alla base del fascismo di ritorno.


Combattente, non ha avuto paura e timore di schierarsi, anche con battaglie che potevano essere solitarie all’inizio, ma che, grazie al suo coraggio, non lo sono state; in prima fila per mobilitarsi contro i fatti di Macerata, per richiamare una responsabilità civica e una mobilitazione di popolo contro ogni tipo di paura e per difendere i valori della nostra Costituzione.
Combattente per mettere fuori legge comunque ogni forma di ricostruzione dei partiti neofascisti e neonazisti.
Combattente, però, anche per un altro aspetto, quanto mai attuale, che ha connotato quella generazione di ieri e di oggi che ha costruito la democrazia repubblicana nel nostro Paese. Combattente per l’unità, l’unità repubblicana. Non posso dimenticare, avendo partecipato con lei a una manifestazione istituzionale del 25 aprile, la sua irritazione per uno degli interventi che ebbero luogo quella mattina, di aperta polemica politica in un momento che doveva essere istituzionale – e non neutro – per questo motivo. Combattente per l’unità, perché l’antifascismo è la connotazione della nostra unità repubblicana.


Combattente per le donne. La Resistenza non è stata solo maschile – lo ha detto più volte – e non è stata solo armata: le staffette, le gappiste sono state donne e sono state fondamentali e le donne hanno animato gli scioperi insurrezionali fatti in quel periodo. Intervenne nel 1985 sulla ratifica della Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, adottata a New York, e denunciò il ritardo del nostro Paese. Disse che le leggi che hanno segnato la storia di milioni di donne nel nostro Paese hanno contemporaneamente segnato il cammino e lo sviluppo della democrazia italiana per tutti, uomini e donne.
Signor Presidente, mi avvio alla conclusione.


La Costituzione, la libertà, l’unità dell’Europa e l’apertura al mondo sono stati gli elementi costitutivi e ispiratori dell’impronta che Carla Nespolo ha voluto accentuare per l’Associazione che ha presieduto. Un esempio che ci spinge a lavorare per un Paese che trovi oggi la forza e l’unità per superare un difficile momento della sua storia. Cito ancora Carla: «La capacità di progettare un mondo migliore partendo da una storia tragica è una cosa che possiamo imparare dalla lotta partigiana». Lo ha detto proprio il 24 aprile di quest’anno.
La responsabilità che Carla Nespolo sentiva sulle sue spalle deve essere anche la nostra, per coerenza con le idee che ci spingono a fare politica, per rendere omaggio e continuare il lavoro che Carla ha svolto nei decenni, per amore del nostro Paese e delle generazioni di oggi e di domani.

Ai suoi familiari, all’ANPI, ai suoi amici e alla città vanno il cordoglio e l’affetto del Gruppo PD del Senato. Per chi ha militato con quella che è stata la sua parte politica, oggi salutiamo una compagna coraggiosa, battagliera e coerente con i suoi ideali. Per chi ha condiviso allora con lei l’impegno istituzionale e che oggi rappresenta il Parlamento, salutiamo una testimonianza della politica vissuta come servizio e come impegno per il bene comune. Per i cittadini, tutti e soprattutto per quelli più giovani, salutiamo una patriota della Costituzione repubblicana, cifra identitaria che unisce e rappresenta un intero popolo.

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