venerdì 27 Novembre 2020

Salviamo Rai Storia: difendiamo il passato per un futuro migliore
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Mi auguro che l’ad Salini smentisca nel corso del cda Rai convocato per oggi le indiscrezioni circolate in questi giorni sulla stampa circa alcuni interventi per far fronte alle gravi perdite economiche di Viale Mazzini. Mi riferisco in particolare all’accorpamento di Rai5 e Rai Storia, oltre che lo stop ai progetti della rete istituzionale e di quella in inglese e la chiusura di Rai Sport.

È proprio nel momento in cui il settore culturale, artistico e dello spettacolo è particolarmente esposto alle conseguenze delle necessarie scelte per il contenimento del contagio da Covid, mentre si riduce il tempo scuola e soprattutto alle superiori le lezioni in presenza sono sostanzialmente ridotte, che il servizio pubblico deve assumersi la responsabilità del suo ruolo anche in ragione de canone versato dai cittadini. Come dice la petizione lanciata su change.org “Salviamo Rai Storia” e che sta crescendo di ora in ora “la divulgazione storica può essere un antidoto a una pericolosa deriva antiscientifica e revisionista (…). Difendiamo Rai Storia perché è la nostra voce sul piccolo schermo e perché senza conoscenza del passato non può esserci costruzione del futuro”. Non è immaginabile rinunciare, anche sulla tv, a spazi di informazione, approfondimento e divulgazione storica e culturale. La televisione può e deve tenere vivo l’interesse per questi contenuti, riconoscere centralità al valore della cultura, dell’arte, della storia, e accompagnare il Paese verso la ripresa, in presenza, di quei settori oggi costretti a un duro stop.

Di fronte alla dolorosa sospensione dei teatri, dei concerti, dei balletti e di tutte le altre espressioni artistiche e culturali dal vivo decisa dall’ultimo dpcm per contrastare la diffusione del virus, la Rai deve avvertire la responsabilità, come servizio pubblico, di fare un passo avanti e non uno indietro. E quindi di incrementare, rafforzare, pubblicizzare attraverso i suoi canali più contenuti di carattere storico, scientifico, culturale e artistico, comprese le produzioni che non potranno andare in scena, in presenza, in questi giorni. Si tratta di una missione e un impegno assolutamente coerenti con la sua fondamentale ed essenziale funzione, con il Contratto di servizio, con il compito e l’ambizione di sostenere e guidare il Paese in questo complicato memento.

Da una parte la Rai deve infatti sentire il dovere di garantire momenti di arricchimento culturale e intellettuale accessibili a tutti, dall’altra quello di dare un sostegno concreto alle lavoratrici e i lavoratori dell’industria culturale e dello spettacolo da mesi ormai in fortissima difficoltà. Altrettanto credo che la Rai debba promuovere sempre di più, soprattutto in queste settimane, spazi di informazione e approfondimento medico scientifico altamente qualificati e documentati anche al fine di contrastare la diffusione di fakenews.

E’ infatti in questo frangente che la Rai può e deve dimostrare di essere ancora la prima azienda culturale italiana, capace di offrire un servizio di qualità al pubblico e insieme anche di contribuire a proiettare lo spettacolo, l’arte, la cultura italiane verso la piena ripartenza.

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2 COMMENTI

  1. Concordo con l’analisi, ma occorre fare uscire iĺ canale dalla nicchia dove e’ relegato. Occorrerebbe che ci fossero piu’ spazi per Rai Storia sulle tre reti generaliste e su Rai play per ampliare la platea degli spettatori, specie giovani.
    Poi il tema di un ripensamento dell’insegnamento e dello studio della storia a scuola, con aumento delle ore e maggior approfondimento, e’ di fondamentale importanza, ma nessuno sembra accorgersene….
    La storia aiuta a capire la realta’ ed a formare cittadini consapevoli, vaccinati alle fake news, alla disinformazione ed al complottismo.

  2. Concordo pienamente con quanto dice LEO; la storia (a scuola) dovrebbe essere insegnata meglio, specialmente quella recente (a partire dalla prima guerra mondiale). E’ abbastanza inutile soffermarsi a lungo sulla noiosa storia medioevale che ai miei tempi, (sono nato nel 1938) si studiava per un intero anno e che veniva regolarmente dimenticata .
    Rodolfo Bario – Bologna

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