lunedì 25 Ottobre 2021

Commissariamento della sanità calabrese: un “soccorso” doveroso
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Il governo del premier Giuseppe Conte insieme al ministro della Salute Roberto Speranza e in concertazione con tutto l’esecutivo sta per varare, per altri 3 anni, il commissariamento della Sanità in Calabria.

Una scelta che non si fa certo a cuor leggero ma che, credo, sia ancora necessaria per la regione in cui vivo, in cui svolgo la mia attività professionale e dove si rivolge il mio impegno politico e sociale. È una scelta dura, quella di continuare con il commissariamento, ma la ritengo attualmente ancora doverosa e necessaria.

Proprio in questi giorni la nostra regione è investita da un’ondata numericamente terribile di casi e le strutture sanitarie presenti sul nostro territorio, per come male organizzate dall’attuale maggioranza di centro destra, ci portano ad essere fra le quattro regioni a maggiore rischio pandemico.

E’ dunque quello del governo un provvedimento importante che aspettavamo e che condivido. Non ritengo condivisibile invece il pensiero di chi, fra i banchi del centrodestra alla guida della Regione Calabria, grida all’occupazione dei posti della Sanità. È la stessa classe politica che, per anni, ha mandato in frantumi il settore della sanità, fagocitandone risorse e facendone il luogo spesso del malaffare e della mala politica, tant’è che ancora e soprattutto oggi, i Calabresi tutti ne pagano le conseguenze.

Dobbiamo essere intellettualmente onesti e dire che anche il governo di centrosinistra della passata legislatura avrebbe potuto e dovuto fare di più e meglio per la nostra Sanità, ma all’epoca il governo Renzi impedì la restituzione alla politica locale della gestione e la continuazione del commissariamento lo ha di fatto impedito.

Oggi però ci troviamo di fronte ad una pandemia affrontata male e superficialmente dalla destra al governo della Regione e la prematura scomparsa della Presidente di Regione ha accelerato l’esigenza di una guida affidabile e credibile per affrontare l’inverno ed la purtroppo realistica quanto non augurabile crescita dei contagi e degli inevitabili ricoveri.
La Calabria tutta pur contando 1.960.000 residenti ha disponibili soli 190 posti letto in rianimazione e dunque era doverosa e necessaria un’azione di vero e proprio “Soccorso” da parte del Governo centrale.

Con il nuovo Decreto Calabria, dunque, le condizioni cambiano e si prospettano scenari più certi per la Sanità calabrese. Intanto sapere che ci sarà Domenico Arcuri a vigilare sulle strutture è una rassicurazione non da poco considerato che il commissario è impegnato nella difficile battaglia contro il Covid già sul piano nazionale.

Un uomo abituato alle emergenze e, soprattutto, a risolverle. Un uomo che non ha paura del sano confronto politico e che sa dire “stop” se e quando serve. Perché quello che è mancato in questi anni è stato il confronto costruttivo fra i commissari alla Sanità e la politica. Un confronto venuto meno soprattutto nelle aziende sanitarie territoriali. Basti pensare alle catastrofi che stanno succedendo proprio in questi giorni nell’Azienda sanitaria provinciale e nell’Azienda ospedaliera di Cosenza dove i commissari sono arroccati sulle loro inspiegabili posizioni e senza fornire adeguate risposte all’emergenza Covid.

In ogni caso, da Calabrese, spero che il prossimo Decreto Calabria metta mano a ciò che c’è da fare nel settore sanitario nella regione per i prossimi tre anni e, terminata questa fase, possa passare finalmente il testimone alla Politica vera e sana, quella che non pensa agli interessi di campanile ma ai cittadini, per tenere conto delle esigenze delle persone e dei loro territori in maniera proficua.

Per il momento, però, speriamo di poter dormire sonni più tranquilli insieme alle nostre famiglie.

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