Politiche di genere, politiche per tutti
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L’ultimo incontro della rubrica che curo ogni domenica in diretta Facebook “Un libro, il dialogo, la politica” è stato con Cecilia D’Elia, portavoce della Conferenza nazionale delle Democratiche.

L’argomento di partenza del confronto è stato il suo libro, “Nina e i diritti delle donne”, un’appassionante e intelligente rievocazione delle conquiste delle donne nell’ultimo secolo, restituita attraverso il dialogo diretto o indiretto tra donne di diverse generazioni. Un compendio utile anche a comprendere a che punto è la battaglia per i diritti delle donne. Si può complessivamente dire che i passi in avanti ci sono stati, e sono enormi; Cecilia ha voluto sottolineare quello meno tangibile ma forse più importante del mutamento profondo della mentalità. Alcuni risultati però devono ancora essere conseguiti, altri necessitano di ulteriore impulso per essere colti appieno. La particolare e difficile fase storica che stiamo attraversando riguarda da vicino le donne: esse sono state in prima linea durante il lockdown (i dati dicono anche, senza sorprenderci purtroppo, che hanno pagato maggiormente in termini occupazionali) e in prima linea rimangono adesso al momento di fronteggiare questa difficile seconda ondata, sebbene scarsamente rappresentate a tutti i livelli decisionali.

Il mese scorso la Conferenza delle Democratiche ha approvato un documento che ribalta e rilancia, adottando il costruttivo approccio di considerare la crisi che stiamo vivendo come un’opportunità: quando si ripartirà si dovrà farlo su nuove basi, attraverso un progetto di società radicalmente diversa da questa. Dal punto di vista delle democratiche e dei democratici (il documento citato è stato approvato dalla Direzione nazionale), la diversità deve innanzitutto partire dalla condizione delle donne, e in particolare nell’attuazione sistematica di politiche che promuovano la loro occupazione: il tasso femminile nel nostro Paese rimane tra i più bassi d’Europa. La possibilità di realizzazione di questo “Piano nazionale per l’occupazione femminile” sta nelle modalità di utilizzo delle risorse del Recovery Fund.

Secondo le Democratiche “le donne devono essere protagoniste della progettazione della società che verrà consegnata alle future generazioni. Orientare l’impatto di genere del Next Generation sarà essenziale. Stiamo parlando di una debolezza che tarpa le ali allo sviluppo del Paese. L’aumento dell’occupazione femminile è un interesse pubblico. Determina un impatto positivo più che proporzionale sull’economia perché comporta aumento dei consumi, della domanda di servizi e di altra occupazione femminile. E della natalità”. Le proposte, numerose e circostanziate, vanno dallo stabilire una quota di progetti obbligatoria che abbia impatto sull’occupazione e i diritti delle donne al contrasto del gender gap nelle retribuzioni e nelle carriere, dall’istituzione di un Fondo per l’imprenditoria femminile fino a un aumento massiccio di nidi, alla copertura al cento per cento della scuola dell’infanzia sul territorio nazionale, al raddoppio del tempo pieno nella scuola primaria. Sì, perché, si legge nel documento, “la finalità chiave dell’investimento per le donne e per sbloccare il Paese è quello nelle infrastrutture sociali, che devono essere potenziate anche attraverso investimenti in tecnologie digitali. Si tratta di quei servizi che ci permettono di soddisfare interessi e bisogni collettivi e liberare il tempo delle donne: scuole a tempo pieno, asili, strutture per anziani, assistenza sanitaria domiciliare”. Liberando il tempo delle donne le si libera da responsabilità e compiti che la nostra cultura assegna esclusivamente a loro, se ne liberano quindi capacità, energie, a vantaggio di tutto il sistema Paese.

E’ un fatto che nel nostro Paese la differenza di genere esista e non abbia niente a che fare con le competenze o le capacità. Una buona politica di genere è una buona politica economica e sociale: è anche questo il cuore del messaggio lanciato dal documento delle Democratiche. La promozione del lavoro delle donne costituirebbe un beneficio per l’economia in generale: il 60 per cento di occupazione femminile può generare il sette per cento di Prodotto interno lordo, un incremento di occupazione pari a quella maschile genererebbe nel nostro Paese un aumento di oltre il 20 di Pil. I numeri li ha meritoriamente elaborati Daniela Del Boca nel saggio “Valorizzare le donne conviene” scritto con Letizia Mencarini e Silvia Pasqua.

Una buona notizia per questo percorso arriva proprio oggi, nella giornata europea dell’Equal Pay Day, con l’approvazione in Commissione lavoro alla Camera del testo base sulla parità salariale proposto dalla relatrice, Chiara Gribaudo.

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