domenica 29 Novembre 2020

ll pubblico arranca e il privato ingrassa. No al business sul Covid
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I cittadini lombardi che hanno bisogno di una visita a domicilio per sospetto Covid oggi hanno due strade: possono attaccarsi al telefono e implorare il proprio medico di base, se ce l’hanno, di attivare i colleghi dell’unità speciale, ed è come fare terno al lotto, oppure possono fare una semplice telefonata a un famoso operatore della sanità privata milanese che assicura di poter organizzare rapidamente una visita a pagamento. Il costo? 450 euro, 90 in caso di semplice assistenza telefonica.

Se consideriamo che nella Città metropolitana di Milano mancano 216 medici di medicina generale, un decimo di quelli in attività, e che delle famose unità speciali Usca la Regione Lombardia ne ha attivate solo sedici a fronte delle sessantacinque previste e finanziate dal Governo, è presto spiegata la situazione attuale: la sanità pubblica arranca, la sanità privata supplisce e prospera.

Oggi il privato è arrivato a supplire all’assenza delle USCA, le unità speciali introdotte dal Governo nel decreto aprile per l’assistenza, la diagnosi e la cura a domicilio dei pazienti sospetti o accertati Covid-19, ma proprio in questi giorni tanti lombardi si stanno rivolgendo al privato anche per vaccinarsi contro l’influenza. Non solo cittadini giovani e sani, anche persone fragili, anziane, appartenenti alle categorie più rischio che avrebbero diritto alla precedenza e alla gratuità nella sanità pubblica.

Il problema è l’errata programmazione della Regione, che ha lasciato centinaia di migliaia di cittadini senza vaccino, o nell’incertezza di quando e se lo potranno fare, proprio nella stagione in cui il ministero della sanità raccomandava di vaccinare fino al 90% delle persone più a rischio o più esposte e di iniziare con le somministrazioni ai primi di ottobre.

In Lombardia il vaccino non si trova, come ha detto oggi anche il presidente dell’Istituto Mario Negri Silvio Garattini, ma dal privato un’opportunità di vaccinarsi c’è. E prima del vaccino è stata la volta dei test sierologici e dei tamponi. Dove il pubblico non arriva il privato si fa trovare pronto.

Ora, nessuno qui vuole demonizzare il privato, ma quando ci si chiede come mai un sistema considerato dai più efficiente ed eccellente sia oggi tra i più in difficoltà ad affrontare la pandemia non si può nascondere la testa sotto la sabbia.

La Lombardia, sotto la solida guida del centrodestra formigoniano e poi leghista, per anni ha favorito la competizione tra ospedali, pubblici e privati, che si sono sfidati sulle cure più avanzate, ma ha sacrificato la medicina territoriale. Così è venuto drammaticamente meno il concetto di sanità per tutti. Ed è lì, nella prima linea di risposta ai cittadini, quella dei medici di medicina generale e dei servizi territoriali, che la Lombardia ha perso la battaglia con il virus nella prima ondata di marzo e aprile. È lì che rischia di perderla, e sarebbe un dramma indicibile, nei prossimi tre mesi.

Oggi non ci possiamo permettere alcun errore. La Regione Lombardia non può stare a guardare, deve organizzare tutte le forze in campo per combattere il Covid come da noi gruppo consiliare del PD proposto e sostenuto da mesi, deve riorganizzare l’assistenza e la cura domiciliare e deve ricondurre le disponibilità del privato all’interno della sanità regionale.

Non può esistere che un cittadino debba sborsare 450 euro per una visita, soprattutto durante questa crisi che riguarda tutti, e di fronte a uno sforzo economico immenso del governo che si è impegnato a pagare le spese sostenute dalle Regioni a piè di lista.

La Regione Lombardia deve tornare a mettere la sanità pubblica, la sanità per tutti, al centro della sua azione. Tutte le Regioni devono farlo e quelle a guida di destra che guardano al sistema lombardo devono rendersi conto di come sia la situazione oggi in Lombardia. Avremmo voluto che si prendesse consapevolezza delle disfunzioni del sistema lombardo in tempi di pace e non nel mezzo di una pandemia, però la pandemia oggi c’è e non è permesso di commettere altri errori.

Carmela Rozza è consigliera regionale Pd della Lombardia

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