domenica 29 Novembre 2020

“Io ‘sindaco pastore’, è anche così che si sostiene una comunità”. Parla Gaspare Giacalone
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Gaspare Giacalone è il sindaco di Petrosino, un comune di poco più di ottomila abitanti in provincia di Trapani, diventato improvvisamente famoso per la sua decisione di prendersi cura del gregge di un pastore, suo cittadino, risultato positivo al Covid e dunque costretto in casa insieme a tutta la sua famiglia.

A raccontare la storia del ‘sindaco pastore’ è stato il presidente dell’Anci Antonio Decaro, che ha voluto indicare Giacalone come esempio di abnegazione nei confronti della propria comunità, nel corso dell’intervento di apertura dell’Assemblea 2020 dei Comuni italiani.

Abbiamo chiamato il sindaco, eletto con il centrosinistra e membro della Direzione nazionale del Pd, per sentire dalla sua voce l’incredibile racconto. Di quelli che non smettono di stupirci in questo tempo sospeso e difficile che stiamo vivendo.

Sindaco, e da qualche giorno anche pastore. Ci racconta com’è andata?

La premessa è che durante la prima fase della pandemia ho creato un dialogo diretto con i cittadini, cosa che ho fatto per tre mesi, 24 ore su 24. Da lì è nata questa idea che potevo essere contattato e che ero a disposizione per farmi carico dei problemi della cittadinanza. Così è successo che pochi giorni fa ho ricevuto la telefonata di questo pastore, risultato positivo al Covid insieme a tutta la sua famiglia, e molto preoccupato per il suo gregge. Dopo la quinta telefonata, la mattina dopo mi sono svegliato e mi sono detto che dovevo fare qualcosa per lui, e così di mattina presto sono andato all’ovile. Lì ho trovato 250 pecore, di cui una ventina incinte, e molti agnellini, e mi son reso conto di quanto può essere forte il rapporto che si crea tra un pastore e i propri animali. Intervenire era importante per il pastore, ma anche per le pecore, che avevano bisogno innanzitutto di essere nutrite. Dunque ci siamo attivati, ne ho scritto su Facebook e da lì si è scatenato un putiferio, nel senso positivo della parola. C’è da dire che i pastori della provincia, sempre pronti a darsi una mano tra loro, erano essi stessi in difficoltà, e li ho trovati tutti terrorizzati che possa capitare anche a loro la stessa cosa.

Adesso il pastore come sta? L’ha sentito?

Sì lo sento spesso. È a casa in isolamento, ha avuto dei lievi sintomi ma stamattina mi ha detto di stare meglio. È molto contento del clamore che si è creato intorno a questa storia, perché grazie a questo ha potuto vedere il suo gregge in tv ed assicurarsi che tutto andava per il meglio. Mi ha anche detto che me la cavo molto bene, l’ho ringraziato ma l’ho rassicurato che in futuro tornerò a fare solo il sindaco.

Si è attivata una rete di volontari che con lei hanno badato al gregge?

Dopo che questa storia è esplosa abbiamo ricevuto molti messaggi, e alcuni si sono addirittura offerti di adottare gli agnellini. Molti hanno dato la loro disponibilità a dare una mano, ma va detto che quello del pastore è un mestiere che è difficile improvvisare, perché ad esempio i cani che badano al gregge possono essere molto aggressivi, e dunque bisogna saperci fare. Per fortuna tra le offerte di aiuto che sono arrivate, c’è stata quella di alcuni ragazzi immigrati molto bravi. Con loro in questi giorni stiamo facendo una staffetta per prenderci cura delle pecore.

Di questa storia ha parlato il presidente dell’Anci Decaro per rimarcare il ruolo, importantissimo, che hanno i sindaci soprattutto nelle piccole comunità. È così?

Sì. Io credo che la mia storia sia la storia di tantissimi altri colleghi, sindaci di centri piccoli che sono l’ultimo anello della catena delle istituzioni. Nelle nostre cittadine noi non siamo quelli che fanno le delibere, siamo la mano tesa di fronte ai loro problemi. Soprattutto in questo momento, nel quale ci troviamo a capo di comunità che si scoprono in tutta la loro fragilità. Oggi più che mai siamo chiamati a un ruolo di guida. E voglio riconoscere a Zingaretti, che a febbraio mi ha chiamato in direzione nazionale, la lungimiranza e il merito di averlo capito prima di tutti.

 

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