venerdì 27 Novembre 2020

Troppi errori e disastri, va considerato il commissariamento della sanità lombarda
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È incredibile, ma servirebbe un Commissario alle politiche sanitarie anche in Lombardia.

Giorno dopo giorno questa considerazione, che con altri avevo già fatto nel mese di aprile, trae conferma dalla serie incredibile di errori e inciampi della Regione che fino solo a un anno fa poteva vantare un sistema eccellente – anche se incapace di sostenere la medicina territoriale e, come si vede nitidamente oggi, di gestire in maniera non ambigua la relazione con il privato – .

È inutile andare troppo per il sottile: quando Fontana se ne sarà andato sarà comunque tardi.

Lo dico non per una questione di appartenenza ad una forza da tempo all’opposizione, ma proprio in ragione della progressiva e insistita incapacità di affrontare praticamente tutti i nodi presenti, nel tempo dell’emergenza sanitaria.

Basta scorrere i titoli di questo disastro per avere un quadro chiaro:

assenza di sostegno al territorio, medici di base lasciati soli, incapacità nell’organizzazione dei servizi di assistenza domiciliare, carenze nell’organizzazione di test e tamponi, pasticci (che abbiamo anche denunciato al Parlamento Europeo) sulle RSA, gare sbagliate (e quindi ritardi ulteriori accumulati) in relazione ai vaccini antinfluenzali.

Il tutto accompagnato da aspetti, su cui la magistratura farà chiarezza, connessi a vicende che chiamano in causa perfino gli interessi diretti della famiglia Fontana.

Per farla breve: all’emergenza globale che ha investito tutti, in Lombardia si è aggiunta una terrificante catena di incidenti.

La cosa, come dicono giustamente i consiglieri regionali del PD, è poi ancora più grave poiché si è delineato un sistema capace di premiare in maniera esplicita chi ha i soldi.

Perché, anche in questo caso radicalizzando una tendenza già presente in anni più ordinari, chi può pagare può cavarsela aggirando numerosi ostacoli e accorciando tempi e ritrovando tamponi e vaccini.

Una vergogna a cielo aperto da contrastare con forza e di fronte a cui va proposto – e sono certo che accadrà in tempi brevi – un modello radicalmente alternativo.

Perché se è vero che come cent’anni fa la Lombardia ha nel suo territorio medici e scienziati tra i più avanzati d’Europa, è pure corretto ribadire che di questo arcipelago confuso chiamato “sanità lombarda” non vanno difesi i responsabili e la loro gestione.

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