venerdì 27 Novembre 2020

Donne e uguaglianza: la lotta non può mai dirsi conclusa
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Oggi vorrei partire da un fatto, di quelli che quasi mai conquistano le prime pagine, ma che di questo nostro tempo dice tanto.

Ne parla Karima Moual in un articolo prezioso uscito stamane su La Stampa.

Nella riunione ultima degli ambasciatori del Consiglio dell’Unione Europea la discussione ha riguardato un piano di lavoro per la cultura 2019-2022 da conseguire anche attraverso una strategia sulla parità di genere.

Nella discussione sul documento finale i rappresentanti di Ungheria, Polonia e Bulgaria si sono detti in disaccordo con la formula “uguaglianza di genere”.

D’altronde alcuni tra loro stanno opponendosi a che i diritti umani concorrano alle regole per accedere alle risorse del Next generation EU.

Eppure coi loro governi sono a pieno titolo nell’Europa allargata.

Dinanzi a un’espressione che appartiene al sentire comune di una civiltà – il diritto all’uguaglianza – hanno rivendicato la propria estraneità a principi sui quali si è edificata la nostra idea di democrazia e libertà.

In una splendida lezione tenuta anni fa su questi temi in una giornata promossa a Milano dalla nostra piccola ma viva Associazione Democrazia Esigente, Stefano Rodotà ci spiegò perché la lotta per la dignità non può mai ritenersi conclusa, nel senso di risolta una volta e per sempre.

Quelle sue parole risuonano dentro di me, e lo fanno adesso, in questo tempo difficile e doloroso, quando più forte sentiamo il bisogno di ancorare il futuro di tutte noi, e delle più giovani in particolare, alla difesa e promozione delle libertà, dell’autonomia di ogni donna e così del rispetto delle identità di genere, dell’orientamento sessuale e contro ogni discriminazione.

Se ne avessi avuto bisogno, cosa sono anche le destre nostrane l’ho verificato in questa settimana ascoltando toni e argomenti usati nella Commissione Affari Costituzionali della Camera dove, per impedire il superamento degli odiosi decreti Salvini, hanno riproposto argomenti reazionari.

E allora lasciatemi dire che esistono i Trattati, le norme, le direttive e i protocolli. Ma alla fine l’Europa sarà ciò che noi la faremo essere con le nostre lotte e coerenze.

Ecco perché su questo episodio non è possibile né giusto tacere.

Perché i diritti nella loro unitarietà, politici civili sociali, non sono una pagina separata dal resto: sono il volto che diamo al nostro futuro, a Minsk come a Bruxelles, e le donne ancora una volta in questa battaglia di umanità e progresso faranno la differenza.

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