martedì 2 Marzo 2021

Livia Turco ricorda Nilde Iotti: “Oggi ci direbbe di continuare a lottare per i nostri ideali”
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Sempre in prima linea. Dalla resistenza e dall’attivismo per chi era in difficoltà, fino agli scranni del Parlamento. Madre costituente della Repubblica, parlamentare italiana ed europea, prima donna Presidente della Camera dei Deputati, una straordinaria donna italiana il cui ricordo deve essere coltivato sempre e non solo nel giorno della ricorrenza della sua morte, avvenuta ormai 21 anni fa.

Ancora oggi appare incredibile il suo percorso: un’evoluzione civile e democratica che rimane un modello imprescindibile per la storia del nostro Paese, per le lotte che la videro protagonista e la caratura etica e morale che l’ha contraddistinta”. Livia Turco, già parlamentare e ministra, oggi presidente della Fondazione Nilde Iotti celebra la donna e il simbolo che oggi più che mai può rappresentare un faro in un momento complesso come quello che stiamo vivendo”.

Quale sarebbe per lei il messaggio e l’invito che Nilde Iotti avrebbe rivolto oggi al suo Paese?

Nilde è stata una guerriera prima di tutto. Ha lottato nella sua vita per ciò in cui credeva e oggi senza giri di parole sono sicura che sarebbe arrabbiata. Ci direbbe chiaro e tondo che bisogna non solo avere degli ideali, ma che è necessario lavorare affinché siano calati nella realtà e soprattutto che non bisogna mollare”.

Arrabbiata?

“Certo. Non bisogna indorare la pillola, Nilde Iotti sarebbe assolutamente infuriata. Me la sento dire ‘Vergogna’. Vergogna perché sono passati 70 anni e tanti principi costituzionali rimangono solo sulla carta, come per esempio la parità salariale. Se lei fosse qui, sarebbe incredula nel vedere a che punto siamo, soprattutto per la questione femminile. E proprio per questo sarebbe di nuovo in prima linea per dimostrare che le leggi non bastano, ma vanno tradotte in scelte politiche. In cultura. In azione”.

Quindi la immagina sempre in prima linea?

“Voglio ricordare quello che Nilde fece col suo primo incarico ufficiale per l’Udi: l’accoglienza di 1500 bambini di Milano da sfamare e da vestire. Nilde ci spronerebbe a guardare le cose con occhio lungo, ma allo stesso tempo ad avere molta cura delle persone. Quindi, una politica al servizio e solleciterebbe un fare concreto. In contemporanea però sarebbe coi giovani per progettare il futuro e costruire l’orizzonte di un cambiamento”.

Nilde Iotti è stata però anche una donna e un simbolo delle istituzioni che forse oggi non sono più di moda…

“Di una cosa sarebbe molto felice: i passi avanti fatti dall’Europa. Da donna di pace, coglierebbe questa nuova fase per costruire il sentimento del popolo europeo. Vedrebbe questa come una grande occasione. Di fronte alla pandemia – che ha dimostrato come le nostre vite sono fragili e interconnesse – non esiterebbe di nuovo a lottare per rafforzare il messaggio di comunione, equità e sviluppo, per tutti. Nessuno escluso. Credo che sarebbe d’accordo col Papa: fratellanza universale”.

Come è giusto ricordarla?

“Vorrei lanciare un invito, un appello alle scuole affinché insegnino ai nostri giovani chi era, non solo Nilde Iotti, ma tutte le 21 Madri costituenti. Anche le storie meno note sono di una ricchezza unica e ci possono lasciare non solo un’incredibile eredità da preservare, ma una rotta da continuare a percorrere. Per esempio ogni anno di nascita potrebbe essere l’occasione per una lezione dedicata a queste 21 meravigliose figure”.

Rispetto invece al momento storico di passaggio che stiamo vivendo quale svolta va sottolineata in occasione di questo centenario?

“Dico subito che Nilde sarebbe inorridita dal gergo che riduce il Parlamento in una poltrona. Lei, donna che ha dedicato la sua vita alla dignità delle istituzioni, di fronte al dilagante populismo agiterebbe il suo vangelo: la Carte costituzionale. La sua lotta sarebbe ancora per le riforme: il superamento del bicameralismo perfetto, avere un Parlamento competente e autorevole e quindi efficace ed efficiente; e poi l’idea costante di una politica popolare che possa essere colta, aperta e in cui tutti possano poter partecipare. La crescita democratica parte da questo e in questo centenario abbiamo il dovere di celebrare la sua forza e attualità, manifestazione di un’eredità che è patrimonio dell’intero Paese”.

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