venerdì 22 Gennaio 2021

Perché del vaccino anti Covid ci si può fidare
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Il 27 dicembre è stata una giornata storica. Storica perché, fin dall’inizio della pandemia sapevamo che l’unica chance per tornare ad una vita normale era il vaccino. Eravamo nella mani della scienza, lo siamo sempre stati. Anche quando si istituivano le ‘zone a colori’, che facevano tanto sorridere alcuni, non ci trovavamo davanti a decisioni esclusivamente politiche, ma ad indicazioni fornite dalla scienza. Lockdown, uso delle mascherine, chiusure anticipate e aperitivi mancati: tutte scelte dettate dalla scienza.

Il 27 dicembre la scienza ci ha fornito un vaccino efficace e risolutivo. Tutti noi abbiamo le capacità di capire la portata storica di questo evento. Ma non tutti abbiamo la capacità di capire che cosa è un vaccino, come funziona e come nasce. Non è un male o una mancanza: semplicemente non tutti siamo virologi, scienziati o chimici. Ma non per questo possiamo permetterci che, la mancanza di conoscenza, ostacoli la campagna vaccinale più importante dei nostri tempi. Per questo è necessario affidarsi, ancora una volta, alla scienza e ai comunicatori scientifici (sperando di non assistere più alle diatribe dei talk show), per allontanare tutti quei dubbi che stanno spopolando in queste ore sul web e sui social.

Lo stanno facendo, proprio sui social, molti scienziati per tranquillizzare e informare allo stesso tempo. Perché in mancanza di conoscenza, i dubbi possono davvero creare mostri.

Chi da sempre è impegnata in prima linea per informare è la dottoressa Giulia Borile, ormai diventata una vera e propria influencer sanitaria. Oltre a commentare in maniera scientifica i dati della pandemia, sta aiutando anche ad orientarsi nel mondo dei vaccini. In un lungo post su Facebook ha infatti cercato di spiegare come è stato possibile avere un vaccino così in fretta e se questo voglia dire che è meno affidabile. “La tecnologia alla base di questi vaccini a mRNA” spiega la dottoressa della Città della Speranza di Padova, “era in fase di studio da tempo perché permette di “disegnare” le sequenze desiderate con estrema rapidità. Dunque è stato possibile iniziare la sperimentazione non appena resa disponibile la sequenza di SARS-CoV2. Le fasi pre-cliniche (in vitro e animali) sono andate avanti rapidamente (soldi, personale, aziende…) e la successiva fase III di sperimentazione su volontari è stata particolarmente veloce perché non hanno faticato a trovare volontari e questi volontari poi non hanno fatto particolare fatica ad ammalarsi visto quanto sta circolando questo virus. Ecco perché i numeri necessari sono stati raggiunti in fretta”.

La fase III ha visto circa 20 mila candidati ricevere 2 dosi di vaccino e 20 mila il placebo. E ad ora negli USA hanno ricevuto la prima dose quasi 2 milioni di persone

Questa velocità non vuol dire in nessun modo che i test sono stati abbreviati. ‘Semplicemente’ si è andati molto velocemente perché tutti avevano interesse a rendere il processo snello. Pensiamo che mediamente ci vogliono da 1 a 3 anni per trovare fondi necessari alla sperimentazione: stavolta le aziende coinvolte hanno trovato risorse in maniera molto rapida. Mediamente trascorrono dai 2 ai 5 anni per trovare un metodo adatto per creare un vaccino: stavolta, grazie alla MERS e alla SARS, i metodi erano già pronti. Solitamente ogni fase per i vaccini può durare 3-6 mesi, ma stavolta alcune aziende hanno condotto fase 1 (sicurezza) e fase 2 (dosaggio) in contemporanea: se fosse accaduto qualcosa in fase 1 si sarebbero interrotte immediatamente entrambe.

“Si tratta”, scrive ancora Borile, “e questo ci tengo a sottolinearlo, di una procedura di approvazione di emergenza. Che non vuol dire saltare le fasi, anzi, significa che i dati degli studi erano stati comunicati agli enti (es. FDA) man mano che venivano completati. Che significa? Normalmente il pacchetto di dati scientifici viene studiato quando è completo, in questo caso i dati sui modelli pre-clinici sono stati studiati durante la fase III e non alla fine di questa, in quella che si chiama “rolling review””. In pratica vuol dire che si sono risparmiati moltissimi mesi. Solitamente alla FDA o EMA, infatti, arrivano per essere valutati, un numero enorme di dati da esaminare, ma stavolta i vaccini anti Covid sono stati valutati immediatamente, probabilmente con un numero maggiore di revisori dedicati e con la massima urgenza.

Insomma creare un vaccino in soli 9 mesi è possibile se tutti remano dalla stessa parte: ma non è un miracolo, è la scienza.  

 

 

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